giovedì 22 gennaio 2015

La contagiosa bruttura.

Ho pensato queste tre parole per descrivere una situazione dolorosa: sono una simbolista! (?!). Sono le sole parole che possano riassumere tutto. Ieri sera è uscito (di nuovo) fuori il discorso università.
Maledetta me, maledetta la mia incapacità di comunicare, maledetti i miei voti sproporzionati (9 a 7 per le materie umanistiche, netto sorpasso), maledetto il liceo scientifico che faccio: maledizione.
"Questi sette nelle materie scientifiche..."
"Già, io odio le materie scientifiche, con tutto il cuore."
"Eppure quanti lavori si trovano con una laurea in una materia scientifica! Guarda P., una laurea in matematica e due proposte di lavoro a 1500€ al mese! Guarda Tizio, laureato in ingegneria! E il nostro zio Caio, con una laurea in patate e cipolle fritte che è presidente degli Stati Uniti d'America!"
Ed io muta. Muta come sempre, io non so rispondere. Avrei forse potuto rispondere scrivendo.
Io e la mia maledetta filosofia, io e il mio abbaglio, io e il mio anticonformismo (?!) del cazzo.
Io e il mio credermi diversa, io e il mio voler essere diversa.
Io e i miei digiuni che non mi portano da nessuna parte (semi-digiuni. Una spremuta e uno yogurt alla soia). Io e le mie maledette fisse nel mio mondo MALEDETTO, i miei giorni maledetti, i miei libri maledetti, il mio sapere "di più", il mio maledetto voler andare OLTRE. Ci sono altri modi per andare oltre.
E allora perché non mi metto SERIAMENTE a cercare una facoltà SERIA e decidere per una laurea SERIA che mi apra possibilità SERIE, non dico certezze, ma possibilità?
Io e la mia maledetta idea di futuro.
Quello che faccio delle mie giornate è avere tremila cose da studiare ma comprare nuovi libri di filosofia: filosofia orientale, filosofia greca, Schopenhauer e Leopardi a confronto, Kundera, filosofia di qua, saggi di là, De Rerum Natura, Elogio della follia, io li LEGGO.
Mi chiudo in camera, lascio i libri di matematica e fisica abbandonati, le verifiche fatte a cazzo, i 4, i 5, i salti mortali per recuperare e non arrivare all'esame con nove in latino filosofia e lettere e cinque in matematica, fisica, scienze; me ne sbatto il cazzo (ops, scusate) di tutto e leggo. Scrivo, interpreto, cerco. Studio studio studio e voglio capire, voglio confrontare, voglio sapere.
E poi non so niente di politica, non capisco di geografia, non so affrontare le più semplici situazioni. Digiuno, mi abbuffo e studio, scrivo, divento pazza.
Arriva un nostro zio a cena, uno zio grasso come un maiale da macello e critica il fatto che mia mamma ha cucinato l'orata perché il mare è inquinato e che lui mangia solo alici fritte, come pesce, le alici del suo mare.
E poi ha le dita quanto una mia coscia.
E lo guardo con disgusto ingiustificato accanto a mio padre mentre guardano la partita e se la ridono perché io voglio fare filosofia. Cambierà idea, e nel frattempo io penso
"la contagiosa bruttura. Contagiosa e infetta come la peste, marcia e schifosa, putrida con il suo tanfo di merda."E poi mi verrebbe da picchiarmi: ma cosa penso? Di essere l'unica al mondo ad avere un mondo interiore? Di essere profonda solo io perché leggo libri che nemmeno capisco? Ma cosa penso? Che farò davvero filosofia? Addirittura penso "perché voglio fare filosofia?" "perché ho una sola vita per fallire clamorosamente, essere una fallita e sentirmi chiamare fallita. E non voglio certo perdere l'occasione!"
Poi piango. Devo trovare in fretta una facoltà, i test sono ad ottobre ma devo iniziare a studiare se voglio entrare in una qualsiasi università scientifica. Mi ripeto "Se amo una cosa non posso forzarmi a farne un'altra" ma poi concludo "Perché no? Lo faccio tutti i giorni!"
E poi mi sento una sposa a pochi passi dall'altare. "forse non amo così tanto la filosofia. Forse ho preso un grandissimo, fottutissimo abbaglio"
E mi suonano in testa le parole dei miei, i soldi che arrotolano e buttano nel cesso per mantenermi e farmi diventare una persona per lo meno con un futuro.
Ma, come dice Kundera, io non voglio un futuro. Perché il futuro include la fine.
Io voglio l'infinito. Non lo voglio il futuro.

19 commenti:

  1. Ciao!! Passavo di qui e mi sono "sbattuta" nel tuo ultimo post...
    Fai immensamente bene a desiderare l' infinito, anzichè il futuro. Pochi lo vorrebbero, pochi sanno " che cos' è, l' infinito va ben oltre tutto... Ed è da persone rare volerlo.
    Sappi che mi prende un pò il magone a leggere le tue parole, non posso veder scritto "amo follemente filosofia, ma è necessario che frequenti una facoltà scientifica per il mio futuro, nonostante per me sia una forzatura" (ho riassunto notevolmente!) ... Non posso accettare che tu ti arrenda così, che spenga i tuoi desideri, il tuo amore, la tua curiosità per qualcosa di cui non ne vale la pena. Non posso accettare il tuo discorso:" se amo una cosa non posso farne un' altra" ...." E perché no? Lo faccio tutti i giorni!"
    Non è assolutamente una giustificazione tutto ciò, essere costrette a fare qualcosa che non vogliamo, a scapito di un' altra molto migliore per noi, bè è tipico della vita. Essa ci mette di fronte a finte scelte, costringendoci a fare la peggiore, ad accontentarsi. Ma questo non succede sempre. Certe volte dobbiamo accettare il compromesso, altre no. Tu sei il "no", è giunto il momento che tu decida il meglio per te, perchè meriti il meglio.
    Vuoi fare filosofia? FALLA!!!! Falla perchè sarai soddisfatta di te stessa durante questo percorso, ed il tuo futuro potrá essere infinito!
    Non scegliere ciò che piace agli altri, quello che ti consiglliqno per le necessità del tempo. Sarà deleterio per te stessa studiare qualcosa che non ti piace, a cui non sei portata, che non ti incuriosisce, nonostante possa darti più occasioni lavorative. Otterrai un lavoro più facilmente. Ok. Ma che te ne fai di un (bel) lavoro fatto con rimpianti, noia, pesantezza rispetto ad una laurea in filosofia tanto sognata, tanto apprezzata e meritata? Pensaci, ti prego.
    Andare controcorrente, contro i tuoi genitori, contro chi ride al tuo desiderio, non è sbagliato. Non sono sicurissima sia la cosa più giusta al mondo, non so cosa potrà portarti, ma, se vuoi questo adesso, non puoi fare altro che sceglierlo. La scelta è tua, mica degli altri. Scegli per te stessa, per arrivare a quel benedetto infinito.

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    1. Grazie per il tuo commento... Alla fine, comunque, cerco di annientare i miei desideri e spesso ci riesco. Io credo di essere letteralmente disperata perché filosofia è l'unica cosa che io voglia fare ed è l'unica che non POSSO fare.

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  2. naaaaaa syb, ti dico una cosa che forse ti spaventerà: è TROPPO PRESTO. non puoi pensare ora a che facoltà sceglierai. è inutile. lascia perdere le centomila persone super intelligenti che hanno la verità in tasca e sanno cosa è meglio per te.
    vai avanti piccola, continua che hai ancora tanta strada, quando sarà il momento di scegliere lo saprai fare.
    (io fino a metà del V anno di liceo ero SICURA di fare una facoltà, poi negli ultimi mesi ho cambiato ottocento idee, d'estate ero indecisa, ho fatto un test di ingresso, l'ho passato ... e ho fatto altro!! ;-) pazza me. ma alla fine non ho fatto poi così male!)
    bacio

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    1. Io sarei d'accordo con te, se i test non fossero a settembre. Se dovessi ripiegare non ripiegherei certo su una facoltà umanistica (a numero aperto): tanto vale fare filosofia! Ripiegherei ovviamente su una scientifica. E, non essendo né portata né tanto meno entusiasta, dovrei iniziare a studiare per i test adesso...

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  3. Sybil... il tuo mondo interiore lo senti reale?

    Non vedere questo travaglio che ti annienta come una battaglia fra realtà e chimera, fra terra e cielo... ma come due possibilità concrete in egual misura.

    Una si chiama rinuncia, l'altra desiderio.

    Ci sono casi in cui il massimo ardimento è la massima saggezza. (Carl von Clausewitz)

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    1. Il mio mondo interiore semplicemente è inesprimibile. Non può concretizzarsi, ha troppo a che fare con la realtà ma contemporaneamente le è completamente estraneo. Come se potessi scindermi... Come se nessuno dovesse pagare per le mie decisioni sbagliate. Il mio mondo interiore è desiderio, sì; ma quello esteriore non è necessariamente rinuncia, nemmeno saggezza, semplicemente diverso. Non POSSO essere quello che voglio per due semplici motivi: primo, perché non so cosa voglio; secondo, perché non so se lo voglio.
      E se dovessi scoprire che è tutto sbagliato? Non posso rischiare di confondere la mia interiorità con la realtà che non solo non è fatta per una come me, ma mi rema violentemente contro? Sono nata con una falsa vocazione e la più inutile al mondo che esista. O meglio, che il mondo rifiuta. Come posso fingere di non essere NEL mondo? Non posso fare di me stessa qualcosa che la realtà respinge.

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  4. Oh Sybil, se scegli di studiare qualcosa che ti fa schifo, i due epiloghi più probabili sono:
    1) A un certo punto mollerai
    2) Andrai avanti, e con quella laurea in mano andrai a fare un lavoro che ti fa altrettanto schifo
    Io per prima studio qualcosa di stupendo, ma che se non sarò abbastanza brava e fortunata mi porterà alla disoccupazione, o a un lavoro generico. Però secondo me vale assolutamente la pena darsi un chance, che per te potrebbe essere la filosofia, o forse no... lo scoprirai. Ma non ha senso imboccare una strada che sei sicura essere sbagliata.

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    1. E se per me fosse sbagliato fare filosofia? Troncare il mio futuro su due piedi scegliendo un corso di studi quasi tragicamente inutile (non si può negare)? Se la cosa giusta fosse buttarmi, ma non seguendo il mio cuore (che a volte trovo patetico) bensì pensando al futuro che tanto idealizzo e tanto cerco di annullare? Se io mi ritrovassi un domani con un lavoro che mi fa schifo ma che mi permette di vivere sulle mie spalle e non su quelle degli altri; se mi concedessi la soddisfazione di recarmi in un posto di lavoro che, anche se non dovesse piacermi, è quello per cui ho studiato? E se questo dovesse essere uno stupido modo per dimostrarmi che posso realizzare un sogno insolito, di cui mi pentirò amaramente?

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    2. Queste sono le domande che si fa ciascuno: "è questa la mi strada o sto sbagliando?" Ti ripeto che lo scoprirai solo provandoci, se anche dovessi accorgerti che filosofia non fa per te, uno, due, tre anni di università non condizioneranno irrimediabilmente la tua vita. Sarai ben in tempo a indirizzarla in qualsiasi altra direzione.
      Ti dico questo: io ai tempi feci un ragionamento simile al tuo. Mi chiedevo cosa fosse meglio per me: seguire quello che mi piaceva o trovare qualcosa di stabile che magari avrei sempre trovato noioso, ma almeno avrebbe placato le mie ansie per il futuro (sono molto ansiosa). Ma non devi per forza prendere una laurea per trovare un lavoro che ti "permette di vivere sulle mie spalle e non su quelle degli altri". E viceversa, anche se ti laurei, non elimini automaticamente il rischio di avere problemi nel trovare lavoro. Non devi dimostrare niente a te stessa, solo correre il rischio di essere felice.

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  5. forse i tuoi genitori non vogliono che tu faccia filosofia perchè in fondo ti stimano e vedono per te poche possibilità di lavoro con quella facoltà...e credo che i tuoi genitori comunque ti stimino....
    io ti dico di assecondare il tuo sogno...
    pensa non al futuro,ma al PRESENTE...il presente è circadiano
    non infinito...

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    1. È inevitabile per me non pensare al futuro. Ho l'occasione di costruire una persona realizzata imboccando una strada che si, andrà pure contro i miei ridicoli sogni di onnipotenza, ma mi condurrà davanti a qualche possibilità, e voglio buttarla via per...cosa? Una incertezza? Un dubbio? Una curiosità? I miei genitori mi stimeranno pure, ma mi mantengono. Mi pagheranno comunque parte dell'università, i libri, spenderanno le loro risorse dietro a me. Che forma di rispetto sarebbe la mia buttandomi nell'inseguimento dei miei... Sogni? A me sembrerebbe piu una forma di disprezzo. Per assecondare un mio capriccio tutto il mondo si deve fermare: non mi sembra giusto che funzioni così.

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    2. allora per te il piacere è una forma di disprezzo?

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    3. Il mio si, perché mi sembra talmente immeritato da risultare estremamente egoistico....

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  6. Risposta che devi dare a chi ti fa notare che con le lauree scientifiche si trova facilmente lavoro: "Guardate Veggie, laureata in Medicina, che finora ha avuto solo contrattini del cazzo sottopagati e a tempo determinato, e ora sta annaspando perchè non le hanno rinnovato nulla, e se non lavorasse come allenatrice/arbitro di karate (impiego per il quale non occorre peraltro alcuna laurea) adesso sarebbe a fare la fame perchè con la laurea in Medicina in questo momento non avrebbe un bel nulla di lavorativo tra le mani".

    A parte questo... Per esperienza personale ti dico che in un sistema di studio come quello strutturato dell'università, se scegli una facoltà che non ti piace o comunque che non ti convince veramente, insomma, se fai una scelta controstomaco, non arrivi in fondo. O, se arrivi in fondo, ci arrivi distrutta quantomeno psicologicamente... e hai in mano una laurea che ti permetterà di fare un lavoro che non ti piace. Che culo, eh?!... Non ne vale la pena.
    Ad oggi, trovare lavoro è difficile. Con ogni qualsiasi laurea. La frase con cui ho iniziato il mio commento, per quanto scritta in maniera ironica, è vera. Quindi, se intraprendi un corso universitario, quale che sia, con la certezza che dopo troverai lavoro, ti tiri dentro una speranza ed un'impresa fallimentare.
    Ergo, studia quel che vuoi: studi per te stessa, non per la tua famiglia... alla fine nella tua vita ci sei tu, e se quello che fai contrasta con i tuoi desideri, poi sarai solo e soltanto tu a subirne le conseguenze, non la tua famiglia. Per cui, fai quello che davvero ti piace. Seguire le proprie aspirazioni credo sia uno dei pochi modi che abbiamo a disposizione per trovare un po' di serenità...

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    1. Io non studierei per i miei genitori. È per me stessa che lo farei. Ma per due genitori che si spaccano la schiena tutti i giorni lavorando, che mettono soldi da parte da una vita per me e mia sorella, sentire che una figlia vuole fare filosofia è una spina nel cuore. Almeno, per i miei è cosi. Non lo dicono ma si legge sul viso, negli sguardi che si scambiano ogni volta che il discorso prende la piega che loro non vorrebbero. Sempre questa figlia che da due anni insiste con questa storia, senza rendersi conto che viviamo in un mondo palesemente superficiale (non voglio generalizzare, parlo di ciò che vivo io) per cui
      1) dire ai colleghi di papà o agli zii e i cugini che la figlia vuole fare filosofia è praticamente un suicidio (non ti dico i commenti ricevuti finora, alcuni ridicoli. Uno zio addirittura ha detto che allora devo laurearmi in massimo massimo cinque anni perché le uniche facoltà a cui LUI- Dio? Dante? Gesù? Chi è, tra l'altro, lui?- concede piu degli anni di studio previsti sono ingegneria e medicina.
      ora, io commenti del genere se potessi li userei per pulirmici il culo; ma due genitori che si sentono dire cose del genere continuamente devono sentirsi molto ma molto tristi.
      una figlia che disprezza i loro sacrifici e sceglie il niente; i luoghi comuni sulla facilità di trovare lavoro con lauree scientifiche non mancano, ma a casa mia ci sono parecchi esempi contrari, quindi capirai, e comunque tra filosofia e medicina c'è un abisso-se non trovi lavoro tu, figurati un filosofo)
      2) la mia scelta sarebbe egoistica. Le poche certezze lavorative che esistono io le escludo categoricamente tutte.
      3) I miei non sanno nemmeno cosa sia la filosofia, figuriamoci se gli interessa mantenermi durante gli studi di una cosa che nemmeno sapevano esistesse prima che io decidessi di farne la mia vita.
      io la vivo come una mancanza di rispetto. Io vorrei che i miei genitori con i loro mille sacrifici potessero dire "non trova lavoro, ma ha una laurea in medicina, è in gamba!", piuttosto che "non trova lavoro, ma se l'è cercata. Noi glielo avevamo detto".
      so che sono troppo influenzata da cosa la gente dice, ma loro si sacrificano per me. Rinunciano a tutto per me. Ed io voglio fare loro questo, facendoli soffrire. E per chi, poi?
      Per me.
      Mi fa ridere.

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    2. Sì, pulirti il culo è senz'altro l'occupazione più adatta per cotanti commenti...
      Scherzi a parte, rispondendoti in maniera più seria... Sfido ogni qualsiasi figlio/a a dire che i suoi genitori sono soddisfatti di lui e delle sue scelte di studio/di lavoro/di famiglia/di vita al 100%... credo sia francamente impossibile. Siamo tutte persone diverse, per cui che un singolo riesca a soddisfare in toto le aspettative di una qualsiasi altra persona (genitore che sia) mi sembra cosa quantomeno assurda...
      Detto questo, provo anch'io a risponderti punto per punto... (anche se non sarò ordinata come te, non me ne volere...)
      1 - La tua scelta universitaria (di Filosofia) sarebbe egoistica. La scoperta dell'acqua calda, insomma: siamo esseri umani, è ovvio che alla base di tutte le nostre scelte ci sia l'egoismo. Questo sta meramente alla base dell'istinto di sopravvivenza: se non fossimo animali basilarmente egoisti, soccomberemmo. Che poi, è ovvio che ogni scelta che facciamo per noi stesse sia egoistica per antonomasia... Il punto, secondo me, non è valutare il tasso di egoismo di una scelta... Bensì valutare gli outcomes: se fai una scelta egoistica ma che ti fa stare bene, ti fa essere più serena, ti dà la possibilità di studiare cose che ti piacciono, a questa è comunque preferibile una scelta di un qualcosa che non ti piace e non ti interessa, solo in nome di un eventuale astratto altruismo? (Dico "astratto" perchè, ammettiamo per esempio che i tuoi genitori vorrebbero tu facessi Ingegneria, e alla fine te ti iscrivi a Ingegneria: questa ti sembra una scelta altruistica?... A me sembra ancora più egoistica che scegliere Filosofia, perchè in questo modo sceglieresti Ingegneria non perché ti piace o ti interessa, e nemmeno per “far felici i tuoi genitori”, ma solo per non sentire determinati discorsi, per non avere addosso "certe" occhiate da parte dei tuoi genitori, per non farti rompere le palle con i loro commenti sulla tua probabile futura disoccupazione, per essere considerata una “intelligente che ha scelto una facoltà tosta”... a me questo sembra molto più egoistico rispetto a scegliere Filosofia!...)
      2 – In una certa misura, è inevitabile essere influenzati da ciò che dice la gente, perché non viviamo sotto una campana di vetro… E a volte ha pure la sua rilevanza ascoltare il parere altrui, perché magari ci fa notare ciò di cui noi, da sole, non ci saremmo mai accorte… Quello cui devi porre attenzione, semmai, è che l’impatto dell’opinione altrui su di te non sia tale da condizionarti negativamente in scelte/comportamenti/sentimenti, perché in questo modo diventa invalidante…
      3 – (Mia personale opinione) Non credo che l’entità dell’ “essere in gamba” di una persona possa essere valutata sulla base della laurea che ha. Mi sembra, anzi, questa una cosa assurda. Banalmente perché conosco persone laureate in gamba, e persone laureate che sono dei coglioni… allo stesso modo in cui conosco persone che non hanno preso neanche il diploma alla scuole superiori ma sono comunque gente in gambissima, ed altri che invece sono dei cretini. Morale della favola: io ne evinco che l’essere in gamba o meno dipende dalla persona in sé, non dal suo titolo di studio. (Se io fossi laureata in Ingegneria, o in Geologia, o in Lettere Antiche piuttosto che in Medicina, sarei meno in gamba? – ammesso e non concesso che io lo sia, ovviamente…)
      4 – Dai per scontato che i tuoi genitori ti debbano mantenere durante gli studi universitari. Perché?... Io ho iniziato a lavorare dopo l’esame di maturità, sono andata a vivere per conto mio, e mi sono pagata l’Università da sola. E ti assicuro che io sono la quintessenza della mediocrità, per cui se ce l’ho fatta io, vai tranquilla che non c’è ragione per cui non ce la debba fare anche tu. Pensi che se lavorassi e potessi mantenerti da sola agli studi avresti meno remore nello scegliere Filosofia?... Nel qual caso, preserva la tua scelta e inizia a guardarti intorno nel mondo del lavoro…!
      (continua...)

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    3. (...continua)
      5 – Mettere al mondo dei figli è una scelta profondamente egoistica. Pretendere che i figli siano dei sacchi da riempire con i propri desideri e le proprie aspettative è semplicemente assurdo. Nel momento in cui un genitore dà vita a un figlio, a mio avviso, deve essere consapevole che quello si svilupperà come persone autonoma, col proprio carattere, personalità, e farà le proprie scelte… Perché i figli non sono un’estensione dei genitori, sono persone a sé stanti… e questo bisogna che un genitore lo capisca e lo accetti, bisogno che un genitore dia al figlio la libertà di essere se stesso e di fare le proprie scelte in autonomia, perché sennò genera un cordone ombelicale d’acciaio che non è capace a recidere e che, a lungo termine, soffocherà il figlio e farà parimenti male al genitore.
      6 – Dici che ti sembra di non portare rispetto ai tuoi genitori scegliendo Filosofia. Premesso che, secondo me, il rispetto non ha niente a che vedere con questa tipologia di scelte… perché, il rispetto per i tuoi genitori viene prima del rispetto per te stessa?... Perché se scegli una facoltà che non ti piace, manchi profondamente di rispetto a te stessa… Il rispetto per te stessa vale forse di meno nei confronti del rispetto per i tuoi genitori?... I tuoi genitori sono una Ferrari e tu un’utilitaria?...
      7 – (Questa è l’ultima, promesso, poi non ti rompo più…) Ti rivelo un segreto: i genitori prima o poi muoiono. E se tutto va secondo natura, muoiono molto prima di te. Mio padre si è ritrovato “orfano” a 32 anni, per esempio. (Non ti voglio portare rogna, eh, altro ci mancherebbe!...) Ora, se hai fatto una serie di scelte di vita basate sulle idee dei tuoi genitori piuttosto che sulle tue, quando i tuoi genitori vengono meno, tu che fai? Hai una vita costruita su basi che non ti appartengono, hai studiato cose che non t’interessavano, e hai magari trovato anche un lavoro che naturalmente sarà frustrante perché avrà castrato i tuoi veri interessi… insomma, ti ammazzi. Perché, quando gli altri vengono meno, poi, di tuo cosa ti resta? Neanche la vita, se l’hai costruita ad immagine e somiglianza dei desideri altrui…
      (Te l’avevo detto che sarei stata molto più random di te… ^^”)

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    4. Il tuo commento mi è piaciuto molto. Visto che sono intrinsecamente egoista come tutti i miei simili (XD) mi scalda il cuore l'interessamento altrui, ed il tuo è anche costruttivo.
      Mi hai fatta riflettere anche se sono testona e, pur avendo compreso quello che dici e che non metto in dubbio, continuo a pensare che sia comunque più complesso di così... Ho anche la terribile paura di cambiare idea e questo è ancora più importante, forse...per quanto riguarda il mantenersi io non ho nessunissimo soldo mio e non saprei chi potrebbe mantenermi andando a vivere da sola, almeno finché non trovo un lavoro... Che poi sono scuse su scuse, lo so. Forse la verità è che io VOGLIO CHE SIA IMPOSSIBILE e FACCIO DI TUTTO PER RENDERLO TALE...

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  7. "Non vogliamo più la verità, dateci il sogno!
    Riposo non avremo, se non nelle ombre dell'ignoto."

    [G. d'Annunzio]

    Fai bene a volere l'infinito. Del resto il futuro è incerto e lontano, perché costringerti a fare qualcosa che non ti piace, che non ti riesce bene, per assecondare una fissa dei tuoi basata su una leggenda metropolitana?
    Oggi come oggi non ci sono lauree che assicurano il lavoro. Il mondo del lavoro è una palude imprevedibile e finisce che se fai ingegneria ti assumono in una ditta a Caronno Pertusella a mille euro al mese senza buoni pasto e se prendi solo la triennale in filosofia ti chiama un'agenzia di assicurazione e ti propone un contratto di un anno a 1600 euro, più rimborso spese (storie di miei amici, non sto inventando nulla).
    Non è più come dieci anni fa, e quindi tanto vale che tu faccia quello che ti piace. Non è retorica da accademica del cazzo quale sono, non è il pippone che ripeto ai ragazzini delle ripetizioni e del tutorato in università, è la verità: se studi quello che ti piace ti laurei in tempo e con bei risultati. Meglio arrivare sul mercato del lavoro a ventiquattro anni con un centodieci e lode in filosofia che a trenta con un novantatrè in ingegneria energetica.
    E poi mettiamo pure che tu t'iscriva a qualche facoltà scientifica a caso - ché anche se sono palesemente di parte io apprezzo e ammiro chi si iscrive a matematica o fisica o medicina o ingegneria se è quello che vuole fare - e riesca pure a laurearti dignitosamente perché sei una persona intelligente e studiosa, ma poi? Se non vuoi studiare ingegneria gestionale adesso perché dovresti voler lavorare come contabile tra dieci anni?
    Non voglio metterti pressione, ma la scelta che ti appresti a fare influenzerà pesantemente la tua vita. Perciò riflettici bene e fai un calcolo che comprenda quello che ti piace e quello per cui sei portata, non quello che dicono i tuoi genitori o i tuoi zii o i tuoi vicini di casa che con la terza media hanno trovato lavoro all'agenzia delle entrate nel '75 e ora pensano che i ragazzi che non trovano lavoro sono pigri e svogliati.
    Davvero, ti parlo come una sorella maggiore, è la tua vita ed è la TUA scelta, hai tempo per decidere e hai tempo per avere mille dubbi, anche dopo che ti sarai iscritta ed avrai cominciato l'università.
    Poi se hai già un'idea così precisa potresti andare a spiare qualche lezione di filosofia nell'ateneo che ti piace (tanto le lezioni universitarie sono pubbliche, puoi entrare senza problemi a meno che non siano in cinque col professore) e vedere se è davvero nelle tue corde o no.
    Un abbraccio! Tienici aggiornate!

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