mercoledì 29 ottobre 2014

Cibi da abbuffata, per farvi ridere un po'!

Ciao ragazze, i vostri commenti mi hanno invitata a riflettere, vorrei provare a prendermi un po' cura di me, vorrei provare a riflettere in maniera un po' simpatica su me stessa. Ovviamente ancora dal discorso alimentare non riesco a staccarmi, ma leggendo poco fa il post di Euridice, che ringrazio :), ho avuto l'idea di elencarvi (spero brevemente!) i cibi delle mie abbuffate, per farvi fare due risate :)
È stranissimo di cosa mi abbuffo io, molte di voi davvero si metteranno a ridere, e penseranno "per quella volta che ti abbuffi, che diamine, abbuffati di cioccolata e bomboloni alla crema, wafer, biscotti!" e invece, sentite un po', ho raramente voglia di questi cibi proibiti.
Sapete di cosa principalmente mi abbuffo? Mi viene da ridere solo a scriverlo, mi sento ridicola perché molte mi diranno che sono vere e proprie abbuffate da carenza di cibo, da morta di fame!
Ebbene si. Perché i cibi di cui ho sempre avuto il terrore non sono cioccolata, caramelle, torroni (certo, se ho sottomano quelli e voglio abbuffarmi, facendo 2+2 mi strafogo) perché dovete sapere che anche nei miei periodi più sottopeso non me ne sono mai privata, a colazione ho sempre mangiato una piadina con la cioccolata bianca (signore e signori, non mi piace la nutella! La detesto! Ahah), perché non mi spaventava. Sapete cosa mi sono sempre tolta e di cosa mi abbuffo?? Ahah ancora un po' di suspense e mi uccidete, lo so.
Le mie abbuffate consistono in pane, olio, sale, tonno, acciughe, formaggi salatissimi, arachidi salate, crackers con granelli di sale e soprattutto, ripeto, litri e litri di olio!
Faccio ridere, lo so, ma sono per me i cibi categoricamente vietati, io non mangio MAI sale e condisco con un filino di olio, l'ho sempre fatto, ma, ahimè, sono i cibi che prediligo nelle mie abbuffate :(
Raramente mangio biscotti o roba dolce, e se succede, subito dopo taglio mezza Panella di pane e ci schiaffo un litro di olio con un barattolo di sale e lo mangio! È assurdo, lo so ragazze, ma è praticamente sempre di questo che mi abbuffo, anche perché non è che in casa mia ci sia tutta questa gamma di merendine o biscottini. Ma anche quando esco a comprare con l'intenzione di abbuffarmi, compro un sacchetto di panini, pancetta, crescenza, provolone, una volta ho comprato una provola piccante e l'ho finita :( starete ridendo o pensando che sono matta, e non vi do torto... Ma vi giuro che quando voglio abbuffarmi mi basta una Panella, tonno in olio di oliva, acciughe, formaggio, salumi e sbam, mi ingozzo e immergo tutto in olio e sale, è il paradiso per me XD ma durante i miei giorni tranquilli questi cibi sono praticamente banditi, soprattutto il sale, che io non utilizzo assolutamente.
Bene, era un post frivolo per farvi sorridere, spero commentiate con riflessioni e pareri, sarebbe interessante!
Se riuscite a capire qualcosa in più di me, non esitate a scrivere! :) Accetto anche insulti del tipo "Sei stupida, niente cioccolata?".
PS l'unico dolce che mi attira è la torta al limone dell'Auchan, piena di crema di limone, ma subito dopo mi ci mangio una focaccia con il salame piena di olio, più olio e sale possibile XD
PPS: potete consolarvi, che io le 3000 calorie le supero alla grande solo per l'olio che divoro :):) un abbraccio ragazze!

lunedì 27 ottobre 2014

Muss es sein? Es muss sein. Es muss sein, es muss sein, ja, ja, ja.

Cara Sybil, come stai?
Sono nel baratro. Attualmente sono in un baratro da cui non riesco ad uscire. L'altro ieri mi sono abbuffata per l'ennesima volta ed ho vomitato, per l'ennesima volta, con la solita voglia di arrendermi e con la solita abitudine a soddisfarla.
Volevo coltivare la bellezza, ragazze, in ogni suo aspetto. Ho provato anche a leggere di più, ho fatto un tema bellissimo, ho sorpreso me stessa, il mio professore mi ha proposto di partecipare alle olimpiadi di Italiano, ho anche vissuto un momento di estrema fiducia in me stessa: ho pensato seriamente di fare filosofia e intraprendere la carriera di giornalista, ho anche deciso che avrei scritto un libro, ho deciso che sarei andata all'estero per imparare le lingue, avrei fatto un viaggio per scrivere e avrei fatto della scrittura la mia vita perché è l'unica cosa che riesco a vedere per me: cambiare e stravolgere la vita delle persone con le parole, dimostrare la loro potenza e penetrare nel cuore, un obiettivo ambizioso ma in cui ho creduto. Ho davvero pensato di valorizzare me stessa nella scrittura, ho fatto piangere il mio ragazzo facendogli leggere i miei temi, che ho steso in un'oretta scarsa, di getto, strappandomi il dolore di dosso e disponendolo accuratamente sulla pagina pulita; ho riordinato le mie contraddizioni ed ho proprio creduto che solo una pazza come me che mangia e vomita può riuscire ad essere così precisa e profonda in cinquanta righe, solo una persona che si crede unica perché si sfonda di cibo e poi si infila le dita in gola può riuscire a razionalizzare e rendere il proprio strazio interiore insospettabile con tanta pacatezza.
Eppure, ragazze, come sapete, i miei stati d'animo sono solo macchie sporche nel mio corpo enorme, ed io ormai ho smesso di contarle, perché si creano e si dissolvono con una facilità che non riesco a spiegare.
Ecco che il mondo mi crolla in pezzi addosso, con la pesantezza di tutto ciò da cui non si può scappare e sopra cui non si può costruire ed immaginare: un messaggio "Cecilia, gira voce che tu sia incinta. Ti senti bene? Non esitare a chiedere se hai bisogno".
Pensavate non ci fosse niente da immaginare oltre a delle parole così chiare, no?! E invece Sybil è riuscita a fare un dettagliato elenco di motivi per i quali dovrebbe girare una voce tanto assurda, e le sue motivazioni, rileggendole con attenzione, le sono parse anche fondate e assolutamente probabili, all'inizio, fino a subire una rivalutazione determinante, sempre da parte della nostra Sybil che non può sbagliare quando si tratta di sparare su se stessa, che le ha trasformate in verità assolute ed incontestabili (come del resto come tutte le sentenze che sputa Sybil) !
Ebbene, ecco cosa Sybil ha elaborato con la sua geniale mente malata.
Dovete sapere che Sybil va a scuola con lo stesso maglione enorme di suo padre e i pantaloni della tuta tutti i giorni da due settimane, e li toglie per lavarli solo nel weekend; ha smesso di fare cyclette, di lottare, si lega i capelli che ha tagliato cortissimi (Anais a cui avevo inviato delle foto sa di che capelli parla Sybil), ne viene fuori giusto un codino microscopico, è ingrassata in modo spaventoso, non le entrano nemmeno più i calzini.
Ergo, Sybil è incinta.
E va beh, a nessuno è saltato in mente, per fortuna, che Sybil possa aver ricominciato a vomitare e ad abbuffarsi (ma che idiota, nessuno sa nulla, perché dico RI-cominciato?!) e per mettere la ciliegina sulla torta a tutti questi strati farciti di merda, occhi rossi e vestiti deformi, il suo ragazzo (di Sybil, si intende), le ripete che è bellissima.
In precedenza, ad affermazioni di questo tipo, Sybil reagiva con pianti isterici e insulti, ma adesso la nostra geniale suicida, nota per imparare dai propri errori come voi che la leggete potete constatare, ha adottato una nuova tecnica che ha definito "Asseconda il tuo ragazzo che andargli contro non serve", e che consiste, come spiega chiaramente il nome, nel continuare ad ingrassare a dismisura "tanto-al-mio-ragazzo-piaccio-lo-stesso-e-non-vuole-sentire-le-mie-paranoiche-manifestazioni-di-disgusto-nei-miei-stessi-confronti", a vestirsi senza la minima cura, a lavarsi per inerzia e a evitare ogni genere di occasione sociale che non sia il compleanno della mamma.
Ragazze, ho trovato la pace dei sensi! Grazie a questa idea geniale
1) mangio quanto e quando voglio e ingrasso come un bidone
2) posso dare la colpa di ciò al mio povero ragazzo
3) non spendo soldi in inutili abiti quali pantaloni e magliette
4) tutti pensano che io sia incinta e non che mi sfondo di cibo fino a rotolare e contorcermi dal dolore (soffro anche di reflusso gastroesofageo, sfioro l'inferno ogni volta che mangio) e poi vomito tutto perché il mio corpo si rifiuta di ricevere un trattamento tanto eccessivamente strabordante di attenzioni che già pensava di non meritare e che ora gli sembrano a sproposito.
Bene, ragazze, ecco da una semplice domanda, dubbio, preoccupazione o quel che preferite, cosa Sybil è riuscita a tirare fuori, a leggere tra le righe. Questa è la meravigliosa situazione in cui Sybil si adagia, e di cui pensava sarebbe stato interessante mettervi al corrente dato che si sente compresa solo da chi fortunatamente non la vede e non deve avere a che fare con la sua brutta personalità.
Ragazze, Sybil ha un disturbo alimentare e a volte cerca di combattere, prova a reagire. Lei lo sa quanto sia facile affondare e lasciarsi trascinare a fondo. Sa anche quanto sia bello venire a scrivere qui e avere qualcosa di cui lamentarsi. È per questo che per tanto tempo non lo ha fatto.
Sto scrivendo adesso perché ho bisogno di sentire che c'è ancora qualcosa perché sono sicura che c'è sempre qualcosa.
Sto scrivendo adesso per ricevere le vostre attenzioni, anche se preferisco leggervi. Quello che voi raccontate mi sembra sempre così coinvolgente, in ognuna di voi leggo una vita, tra le righe.
Sto scrivendo perché ho bisogno che qualcuna di voi mi dica dove la legge la mia vita tra queste righe che forse si differenziano formalmente da tutte quelle degli altri post, ma che sostanzialmente sono le stesse.
Perché io non vedo più niente.
Vedo solo una povera persona frammentata e delusa, disillusa, presuntuosa.
Vedo un ammasso di chilogrammi e qualche briciola di sogno, ma niente di più, perché il resto non è altro che un disperato desiderio di piacere istantaneo. Di gloria, di soddisfazione, di cibo.
Scrivo qui perché scrivere è l'unica cosa che adesso può coccolarmi, tra le tante richieste d'aiuto che lancio contro i mulini a vento alti, imponenti, tanto inutili... Scrivo perché qualcuna di voi mi dica che lei, dietro tutto questo, vede una persona che vuole vivere ed ha una vita.
Mi alzo la mattina e vorrei iniziare a gridare, mi specchio e quello specchio vorrei distruggerlo, mi lego più stretti i capelli sottili e rovinati, mi butto quella sottospecie di tuta che ho addosso, metto le stesse scarpe rovinate e vado a scuola. Il freddo mi punge il naso e l'aria che inspiro sa di sporco ma non mi interessa, non vorrei essermi svegliata (come ogni mattina) e so che quella non è la mattina giusta.
Penso a quando ero magra, ovvero SEMPRE nella mia vita, coprendo gli ultimi due anni con un pesante velo pietoso, e penso a come mi svegliavo insoddisfatta, ma almeno ero insoddisfatta in un paio di jeans taglia 38. Penso a quando pesavo quaranta chili e penso che erano venti chili fa, adesso molti di piu, e penso che mi ci sto allontanando ed ora nel mio corpo non si vedono più, i chili segnano i miei miseri anni di disperazione.
Sono delusa e arrabbiata, non ho voglia di affrontare niente, né di scoprire che non passerei nemmeno una selezione in quelle stupide olimpiadi di italiano, né tanto meno di cambiarmi i vestiti.
Io voglio riprendermi in mano me stessa. Ma questa non sono io.
Il mio ragazzo mi ripete di andare da una nutrizionista, ma io sono stanca di spiegargli che non potrei permettermela e che mia mamma me lo impedirebbe. Non ci crede, dice che non ho bisogno del consenso di mammina ma la situazione è incomprensibile per lui, lui non conosce mia mamma.
Mia mamma non ci crede a questa cose, mia mamma non crede a me, mia mamma dice NO perché mia mamma NON PUÒ AVERE UNA FIGLIA MALATA, non se la può permettere, non esiste, mia mamma parlava con i medici tappandomi la bocca e diceva che io con il cibo non avevo alcun problema, lei cucinava ed io mangiavo e a casa nostra si mangiava bene, e basta, la storia finiva lì, abbiamo smesso di vedere dottori quando sono finalmente ingrassata e la faccenda, per mia mamma, si è risolta.
I miei tentativi di parlarle venivano stroncati dai suoi "Non ti permettere" e il silenzio ha sempre dominato come un dittatore autoritario.
Lui non capisce, ed io sono stanca di spiegare.
Per questo la storia finisce qui, con io che non voglio farmi curare, io che sono testarda, io che mi arrangio.
Ragazze, la mia battaglia contro il dca finisce qui, diventa una piacevole convivenza. Io ho un dca e non voglio guarire: al diavolo le giustificazioni, al diavolo le scuse, mia madre, la vergogna, avete ragione voi, ha ragione il mio ragazzo, e sapete che vi dico?
Che se volete non sono causa del mio mal, ma ho tutto il meritato dovere di piangere me stessa in silenzio, senza fracassare i coglioni agli altri. Per questo scusate, il mio ragazzo mi perdonerà, tutte le ragazze che invece stanno lottando coraggiosamente mi perdoneranno e hanno tutta la mia ammirazione, il mio incoraggiamento, la mia stima.
Ma io non sono fatta per stare bene, io penso che probabilmente troverò un modo per uccidermi passando il meno possibile attraverso il dolore fisico.
Sono stanca di vivere. Sono stanca di non essere capita.
Sono stanca di essere sola. Stanca di essere sputtanata. Stanca di ricevere rimproveri, stanca di persone che mi dicono che non voglio guarire.
Mi sento offesa, mi sento mortificata, io che lotto da anni, io che ho anche provato a seguire lo schema alimentare di una dietista, io che ho provato a far capire a mia mamma ma lei è sorda, io che non ho la fortuna di avere una famiglia come la vostra, che nonostante tutto il dolore che vi infligge non vi nega un supporto psicologico o nutrizionale. Vi prende comunque sul serio.
Ed io vi ammiro perché anziché autocommiserarvi vi date da fare, lottate, vi alzate le maniche e in qualche modo vi fate del bene. Ci provate. Provate a volerlo.
Vi ammiro perché ognuna di voi ha un talento, una passione che nella sua università vuole far brillare nonostante tutti i momenti in cui non vi sentite all'altezza, non vi sentite brave, vi sentite perse.
Io ho riflettuto a lungo e credo che mi iscriverò a filosofia e, se sarò capace di vivere, la mia vita sarà accompagnata dal sottofondo che risuona nella testa di ognuna di voi mentre legge questo post ansiosa di finirlo, adesso, e che fa piu o meno così "Può permetterselo. Farà la mantenuta, mentre noi ci spacchiamo il culo nelle aule di medicina, ingegneria, giurisprudenza, taglio e cucito lei sarà lì a filosofare, pensare, fare cose inutili alla società, fini a se stesse, per il suo piacere personale, per soddisfare un suo capriccio, e poi pretenderà anche uno stipendio che forse noi nemmeno avremo pretendendo di occupare un posto nel mondo che noi abbiamo a malapena ricevuto con sangue, sudore e rinunce. E si lamenterà della morte del pensiero e della cultura, mentre noi cureremo persone, salveremo vite, aiuteremo chi ha bisogno; e ora, giustifica il suo fallimento e il suo disimpegno con una vocazione che non ha in nessun altro ambito."
Forse è quello che sto pensando io ma ho bisogno che lo pensiate anche voi, giusto per essere sicura di avere qualcos altro su cui piagnucolare.
So che questo post è una mancanza di rispetto per chi tra voi sta combattendo, sta provando a cercare la luce, per il mio compagno che in ospedale fa le chemio, per chi soffre davvero. Mi dispiace tanto. Mi dispiace di non essere all'altezza nemmeno del dolore, che dovrebbe accomunare tutti gli esseri umani.
Mi dispiace di non essere amata. Mi dispiace tanto. Tanto. Mi dispiace.
Muss es sein?
Es muss sein.
Es muss sein, es muss sein, ja, ja, ja.

sabato 18 ottobre 2014

Riflessione estiva, a breve Sybil vi spiegherà la sua disastrosa situazione (yuppi)

Pensavo adesso al momento più bello della mia vita. Non so perché, ma ci stavo pensando.
E l'unica cosa che mi viene in mente è legata tristemente al peso. Tristemente perché c'è ben poco della mia vita che non sia legato al peso.
Ricordo che il momento più bello della mia vita è stato due anni fa, a fine giugno, il giorno dopo che morì mia nonna. Mia nonna è morta di demenza senile, e sinceramente non mi è dispiaciuto per niente. Quella che mi ha distrutto è stata la malattia che l'ha ridotta in uno stato pietoso, in condizioni in cui nessuno dovrebbe trovarsi, e che ti fanno sperare silenziosamente, nel tuo letto "muori, nonna, muori. Ti prego" Ma queste cose annoiano anche me, mi hanno distrutta ed ora mi annoiano, mi hanno distrutta perché ho visto un essere umano spogliato della ragione ed è una cosa agghiacciante. Non ne parlerò, non l'ho mai fatto e non lo farò mai.
Ma ricordo quel giorno perché ero al supermercato con mia mamma in quanto era il compleanno di papà e dovevamo pranzare a casa, e facevamo la spesa. Avevo dei jeans piccolissimi perché in quel periodo stavo dimagrendo molto, di nuovo, e una maglia nera aderente. Non avevo tutto questo seno, quindi le maglie strette non erano un mio problema. Credo che in quel periodo portassi una seconda, perché come dicevo stavo dimagrendo. Mi sentivo sempre grassa, in realtà, nella mia vita mi sono sentita sempre grassa, sempre, anche a quaranta chili. Preciso, ed è importante, che mia sorella è sempre stata sottopeso: è alta piu di 1.70 e ha sempre pesato 41 chili, fino ai quindici anni suonati. Ha poi iniziato ad ingrassare ed ora soffre di binge, credo, non ne parliamo ma soffre di dca anche lei ed io mi sento colpevole; ora è sempre magra ma molto meno di prima. Quel  giorno abbiamo incontrato i miei vicini, ci siamo salutati, condoglianze e puttanate varie, e poi quel commento, che mi ha infilzata e ferita piacevolmente: non me lo aspettavo, per niente, mi ha fatta sentire la persona piu felice del mondo. Il mio vicino mi ha guardata, ha spalancato gli occhi e ha detto quasi urlando "Cecilia, ma quanto sei dimagrita??" poi si è rivolto a mia mamma e ha esclamato "mica vorrà fare la modella! A dicembre l'ho vista, ma non era cosi! Una figlia ti sta ingrassando (riferito a mia sorella) ed una ti dimagrisce!" poi si è di nuovo rivolto a me "Non esagerare! Con questo corpo puoi fare la modella, ma non esagerare, è spaventoso!". Mi hanno attraversata una serie di brividi dolci e piacevoli, ed ora quella sensazione mi manca da impazzire, e darei qualsiasi cosa per riprovarla sulla mia pelle, cruda così come è. Era la prima volta in cui qualcuno mi paragonava a mia sorella senza darmi della palla. Del "maialino" (si, una volta, nel mio periodo "grasso" - 50 kg, mi hanno chiamata maialino). Della "paffutella". La prima volta, ed è stato indescrivibile. Quel commento infelice su mia sorella mi ha riempito spaventosamente di orgoglio, cazzo, era la mia rivincita su di lei, finalmente qualcuno mi vedeva, ero trasparente, come mi chiamavano le amiche (fantasmino è sempre stato il mio soprannome), ma mi vedevano. Mi guardavano. "sciupata", "ciao magrissima", mi hanno sempre tutti salutata così. Non sono mai stata veramente magrissima, ma il mio seno ha sempre pesato un bel po', quindi il resto del peso è sempre stato ben distribuito, e sono sempre sembrata piu magra. Sono sempre dimagrita da magra, mai ho superato in vita mia i 50 kg, mai, sono stata sempre quella magra, è per questo che non mi riconosco ora che ne peso 60. Sono sempre voluta essere ancora più magra, è paradossale, perché ora che sono veramente in sovrappeso io voglio guarire.
Sono sempre stata così sottile, così bella, così perfetta. Stai scomparendo, mi hanno detto una volta, ma a me non bastava. Non mi è mai bastato niente, era tutto sempre non abbastanza.
Mettere tutto sopra una pagina mi aiuta a razionalizzare un po', non dovete leggermi per forza, non voglio essere giudicata poco profonda, o superficiale. Davvero, ho bisogno di scrivere questo adesso. Il terrore di non essere all'altezza sarebbe placato da venti chili in meno, ma ho detto che voglio guarire, anche se lo dimentico sempre. Lo dimentico quando mi compaiono all'improvviso immagini nella mente e non mi fanno dormire, immagini in cui si riflette il mio corpo in uno specchio ed io sono davvero magra, ma non me ne accorgo. E adesso io vorrei tanto avere quel corpo per imparare ad amarlo, ma è troppo tardi. È tardi per piangere, è tardi per recuperarmi. Dimagrire è gratificante il doppio che mangiare, ma ci vuole tempo, mentre ingozzarsi è istantaneo e lenisce il dolore acuto di un secondo sbagliato. E di secondi sbagliati riempio le mie giornate, a volte sbaglio i secondi solo per soffrire.
Ieri sera ho vomitato di nuovo perché ero nervosa, un paio di questioni irrisolte, parole lanciate senza pensare, sospese nell'aria, pungenti, in mezzo alla tavola apparecchiata, parole immobili e fredde appiccicate ai muri, parole cattive, sorrisi finti e battute, ed io che mi alzo dalla sedia furiosa per scappare da tutte quelle parole, mi chiudo in bagno e vomito, solo un po', non per essere magra e bella, ma per liberare un po' di endorfine e stare meglio; e poi il rumore dell'acqua fredda e dello spazzolino, lavo i denti con rabbia, ma sono abbastanza in estasi, posso tornare in quell'aria rarefatta della cucina tra gli sguardi assenti fissi sulla televisione dei miei amici, che non so se sono amici, ma dopo aver vomitato non importa più, e nella testa giuro che è l'ultima, l'ultima volta. Non lo faccio più, ma non ho sensi di colpa, non come quando mi abbuffo, la gola brucia più del solito perché soffro di reflusso gastroesofageo da quando ho 10 anni, ma niente che mi distrugga psicologicamente. Non è istantaneo come un'abbuffata, che quando hai finito ti vorresti uccidere, torturare, annullare; è a scoppio ritardato, ma gradevole se escludiamo il gusto acido in bocca e la sensazione di avere sbagliato, in fondo. Di non doverlo fare più, in fondo.
In un angolo di cuore coperto dall'autoconvinzione che non lascia intravedere ragione. Il cuore non le ha, come dicono molti. Il mio, anche le avesse, non potrebbe fare altro che divorarsele. Come un bambino che non vuole finire quello che ha nel piatto, abbassa la testa e mangia con gli occhi lucidi, così fa il mio cuore, deve divorarsi consapevolezze e verità di errori che solo lui conosce, e che deve nascondere.
Comando io, nel mio corpo? Quando mangio mi pare di servirlo, ma quando non lo faccio servo una parte di me che mi possiede, a cui non riesco a ribellarmi.
Ma sento che sarebbe giusto, in fondo.
Quando ero piccola ho chiesto a mia mamma "Mamma, che parte sei tu del tuo corpo?" e mia mamma mi ha risposto "Gli occhi. E tu?". Io ci ho pensato un attimo e ho risposto che io ero la bocca, perché poteva parlare, esprimermi. Avevo sette anni e lo ricordo bene, mia mamma lo racconta sempre come fosse un prodigio, forse perché i grandi si aspettano che i piccoli non abbiano cervello, ed è una convinzione che poi si tramanda e si eredita, e poi si dimentica di rifiutare. Come ci si dimentica di cambiare idea, di essere malleabili. Ma sono concetti che non mi appartengono. Forse davvero la vita consiste nell'imparare a deframmentare il dolore, masticarlo, modellarlo, come mi ha detto una mia amica. Forse davvero la felicità è condivisa, il dolore isola perché nessuno può e vuole entrarvi in empatia. Forse davvero bisogna fare a cazzotti con se stessi per trovare un equilibrio, e forse davvero, come penso io, alcune persone sono portate per il disequilibrio. Forse bisogna pensare meno.
E forse davvero è stata l'ultima volta che ho buttato fuori del cibo dal mio corpo.
Arriva un momento in cui le parole stancano ma i pensieri continuano ad affollarsi ed io non voglio lasciarli nella mente, a nuotare nel vuoto, io li scrivo. Riempio quaderni, fogli libri e sono sicura che prima o poi imparerò a scrivere, davvero. In fondo ho imparato a vomitare a furia di farlo, ho imparato ad abbuffarmi allo stesso modo e a dimagrire pure. Perché non adottare le stesse strategie per scrivere, per cantare, per studiare? La mia vita è un cerchio noiosissimo in cui tutto si ripete. Spezza il cerchio, Cecilia, spezza il cerchio. Chi può spezzarlo? Io. Io che ci ballo e ci sguazzo, nel cerchio. Io che l'ho costruito con tanta fatica... Mah, sento solo musica troppo alta. Parole che hanno senso e per questo non piacciono: alle persone piace l'ignoto. Io non credo che l'uomo cerchi la verità, la certezza. L'uomo è ricerca per antonomasia, l'uomo è fatto per cercare e non trovare. Non vuole risposte, vuole nuove domande da porsi. Vuole parole a cazzo e vuole fingere di capirle. Vuole pagine di poesie da interpretare e vuole riempirsi il cervello e il cuore di balle.
Balle che si racconta, che racconta agli altri, che impone, che condivide. A me diverte tutto questo, sono una ragazza molto allegra. Mi piace raccontarmelo. Perché il mio Dio mi ha resa tanto suggestionevole e suggestionata? Il sangue mi terrorizza, io vorrei tanto farmi del male fisico, ma credo sverrei, sono una vera fifona. Ho pensato tante volte a quel ricordo felice, a quelle parole, a quegli occhi aperti, spalancati per cercare di trovarmi, mentre io cercavo di scappare.
Ricordo che quel giorno, dopo quel commento, a casa, a pranzo, mi sono abbuffata. Allora non sapevo fossero abbuffate, e forse per questo non sono mai ingrassata: le vivevo come "sgarri", quindi non pensavo "tanto ormai" e non continuavo. Restringevo e dimagrivo. Mi sono abbuffata non di quantità, ma nel modo. Prendevo formaggio e salame come in trans, non riuscivo a fermarmi. Eppure mi avevano appena detto che ero magra... Ma che ne so. In fondo non volevo davvero essere magra. Volevo ammazzarmi, volevo distruggermi, il mio desiderio è sempre stato quello.
Penso che Sybil dovrà morire, perché è cosi che va a finire, è questo che Wilde vuole. Penso che devo staccarmi da lei, perché altrimenti morirò anche io. È troppo innamorata, è troppo affamata di me. Ed anche io ho fame, ho una fame immensa, una fame indescrivibile. Non la banale fame d'amore (niente è banale, ma mi piace crederlo), una fame diversa. Una fame di ascolto, una fame di perdono. Una fame di affetto, amicizia. Una fame di solidarietà. Una fame di sole, di aria, una fame di vita.
Ricordo quel bellissimo giorno in cui non è successo niente tranne aver poi visto il corpo di mia nonna freddo e rigido, e aver annusato la candela accesa accanto alla bara. Ma lo ricordo perché è stato il piu bel giorno della mia vita. E non mi ha dato niente. Non mi ha lasciato esperienze, riflessioni, ricordi profondi. È il giorno più bello della mia vita perché non ha significato niente. Io, il funerale di mia nonna, un supermercato, il mio vicino che commenta il mio corpo magro, la mia abbuffata, la bara di mia nonna con il suo corpo morto e la candela. Mi accontento di poco, ma l'effetto che ti fa dimagrire è questo, è stupido.
È vuoto.
È stato più bello del giorno in cui ho dato il mio primo bacio, o di quando ho fatto l'amore per la prima volta. È stato più bello di quando ho incontrato il mio ragazzo, più bello di quando lui mi abbraccia, è stato il più bello.
Non starò mai più cosi bene, ma ora devo crescere, devo uscire. Liberarmi. Perché il resto è merda, Cecilia, e tu sei stanca della merda.
Perché sei una merda di autocommiserazione che non ha la forza di uscire, o non vuole cercarla, o non vuole trovarla, e gli altri ti biasimano. Ma sai una cosa? Non è il mondo che è cattivo. È che tu non sei in grado di viverci. E chi non è in grado di stare al mondo allora non deve autocommiserarsi. Si deve levare dai piedi. O si sveglia.

giovedì 2 ottobre 2014

Parole al vento perché non riesco a darmi da fare per salvarmi...

Sono sulla cyclette. Vi scrivo da qui perché ho voglia di scrivere e perché devo fare cyclette.
Devo farla perché dovrei studiare per il compito di domani di letteratura e non ci riesco, non combino nulla. Sono più propensa a sfruttare il mio tempo al meglio, investirlo nel sudore.
Vedo il mio grosso corpo consumarsi lentamente e provo una perversa felicità, una gioia pura, una soddisfazione indescrivibile.
Litigo spesso con il mio ragazzo perché lui è distante da me, mi sembra stanco delle mie ossessioni ed io sono davvero disperata, anche se confessarlo non è facile: vorrei potervi dire che che con un'ora di cyclette soffoco tutto il dolore dei suoi sguardi assenti ma purtroppo non posso, perché non è cosi.
Mi sento cosi sola... Ragazze, mi sento sola. Mi sento triste. La cyclette è inutile ed io non ne faccio abbastanza; il controllo è così instabile, la mia vita è appesa a un filo e sotto di me c'è un vuoto immenso: ragazze, ho paura.
Vorrei che qualcuno mi salvasse perché il mio corpo non basta piu, per quanto io mi impegni per distruggerlo, è un suicidio troppo lento. Posso anche mangiare bene un giorno ma le ore in una giornata sono troppe per impedire che la grinta diventi sconforto, e il contegno abbuffata.
Ragazze io sono dimagrita, ma non mi basta. Mi sento sempre più grossa e sempre più in colpa, vorrei tanto trascinarmi in salvo ma non ho le forze, c'è una voce che in testa mi obbliga a finire la mia giornata sulla cyclette. A sacrificare lo studio per la cyclette e il poco cibo che mi rende stanca.
Ragazze vorrei gridare aiuto ma nessuno mi sente, solo io e sento che resterò sola. Il mio ragazzo non mi ama, lo sento, lo percepisco, io sono sempre più sola con la mia cyclette.
Ho traslocato, ragazze, ho lasciato la mia infanzia in quella casa e mi fa poco effetto perché l'unica cosa che mi importa adesso è continuare a dimagrire. L'odio che provo si ingrandisce, è incontrollabile ed io a stento riesco a rendermi sorda mentre pedalo e conto calorie. Pedalo e perdo il tempo, il mio ragazzo, la mia famiglia, la scuola. Non ho prospettive per quanto riguarda il futuro, sono sempre più convinta che farò filosofia perché sono innamorata della filosofia. Sono innamorata della letteratura e vorrei tanto invece essere utile.
Mi sento a terra, mi sento stanca, mi sento tanto sola. Sto buttando la mia gioventù, la mia storia d'amore, sto buttando tutto.
Qualcuno mi aiuti, qualcuno aiuti Sybil perché lei non ce la fa ad aiutarsi. Può solo chiedere aiuto, AIUTATEMI. Ascoltatemi...