domenica 24 maggio 2015

Proposito

Scrivo post e li lascio marcire nel computer, aspettando di non pensare più quelle cagate che ho scritto. Ed è ciò che succede sempre: avrei voluto raccontare di come mia mamma ha trovato le schifezze nell’armadio di mia sorella e di come abbia iniziato a sfotterla portandola al supermercato e comprando davanti a lei porcate di ogni tipo chiedendole “Hai fame? Io sì, guarda quanta roba mi compro!”
Avrei voluto dirvi che ho pensato tante volte a come sarebbe stato giusto se fosse morta mia mamma e non quella di Irene, la mia amica.
Avrei voluto dirvi che sono giorni che studio sempre da lei, tutti i giorni, talvolta anche materie che non devo portare, perché lei ci tiene alla promozione, e da sola pensa troppo a sua mamma.
Avrei voluto dirvi che ho resistito 32 giorni.

Invece eccomi qui: mi sono abbuffata. E la cosa va avanti da giorni.

Ma mi sento perversamente bene: domani andrò in biblioteca dopo la scuola, mi porterò i fiocchi di latte per pranzo, non so se farò merenda e nemmeno cena. Voglio fare cyclette, andare a correre: non ne posso più di mangiare regolarmente.
Ho bisogno di sentirmi vuota.
Ho bisogno di fare questi propositi: mio Dio, santo Dio, come sto bene! Sono qui che mi ingozzo di biscotti, poi di crackers, poi di biscotti e crackers insieme (poi meglio che io non prosegua perché qualcuno potrebbe essere facilmente impressionabile) ed intanto immagino come sarà andare a correre e non mangiare niente, come questa estate. Provare quelle sensazioni bellissime che provavo: dimagrivo, e dimagrivo tanto! Sinceramente il mangia sano e regolare può funzionare per voi, che siete tutte magre o comunque con qualche chiletto da perdere… a me non interessa.
Ho bisogno di credere che domani non mangerò (quasi) niente, che non lo farò dopodomani, che studierò come una matta per soffocare la rabbia e l’inadeguatezza in qualche crampo allo stomaco; sono davvero stanca, stremata, incazzata per continuare a mangiare.
A vedere il mio corpo grosso riflesso allo specchio tentando in modo ridicolo di auto convincermi che veramente possa avere una qualche parvenza di corpo.

Venerdì pomeriggio ad un certo punto, tornata a casa da scuola (era mezzogiorno), prima di andare da Irene a studiare, sono stata MALE. Non mi era forse mai successo. Sono entrata in casa sapendo che mi sarei abbuffata perché tanto mi ero abbuffata anche il giorno precedente, ho posato le chiavi e mi sono fermata. Non capivo che sensazione provassi: prima di soffocarla nel cibo ho voluto vedere dove mi avrebbe portata. Sono andata in cucina, avevo un nodo in gola, così ho emesso un suono stranissimo, forte, non piangendo ma quasi, non so descriverlo, un grido di pianto strozzato ed ho urlato “Sono così infelice!!” ed ho iniziato a piangere, mi sono accasciata per terra accanto al lavandino della cucina, piangevo ed ho pianto finché boh, non ho più capito perché stessi piangendo. Ho sentito che piangere non aveva più senso, ed ho smesso. Tutto così semplice. Come una bestia.
Così mi sono alzata ed ho iniziato ad abbuffarmi, credo con più di seimila calorie, sicuramente un po’ di più, e dopo stavo così male che ho rimandato l’appuntamento con Irene di un’ora.
Ci siamo viste verso le due e mezza, e lei ha messo un pacco di biscotti sul tavolo per cui mi dispiaceva lasciarlo lì per … una stupida sensazione di “sazietà”: così li ho mangiati praticamente tutti, senza capire nulla di cosa stessi studiando, ma infine che importanza ha?

In fondo i propositi si rimandano a lunedì: in fondo sono sicura che tra due settimane vi scriverò che la scuola è finita ed io non sto mangiando niente e sono dimagrita, e voi mi direte qualcosa sul metabolismo, sul fatto che non risolverei niente perché mi abbufferei, ed io risponderò che questi trentadue giorni ho mangiato di tutto e di più senza abbuffarmi e alla fine mi sono abbuffata lo stesso e non ho perso mezzo grammo, e voi mi direte che è un processo lento che devo avere pazienza solo che mentirete perché di fronte all’inettitudine non c’è proprio un cazzo da dire.

Ci sentiamo quando peserò 45 kg. Abbiate ‘pazienza. Giuro che vi scriverò a quel peso.
Giuro che a quel peso sarò una persona assolutamente migliore.
Ora vi chiedo di scorrere in fondo il post sorridendo perché sapete già, e lo so anche io, che tra una settimana vi dirò “Mi sono abbuffata. Ma i propositi si rimandano al lunedì”.

Che tristezza. Mi fracasso i coglioni pure io ad ascoltarmi e a leggermi.
Chissà che questa volta io non riesca davvero a mantenere i miei propositi? Non merito un cazzo. Devo solo convincermi. E invece perché ho così tanto fottuto amor proprio da concedere al mio corpo la riserva del letargo eterno? MA PORCA TROIA!

“Io quando guardo una montagna aspetto sempre che si converta in vulcano.”

Indovinate chi l’ha scritta, questa? Il mio Italo Svevo. Vi ricorda qualcuno? Che coincidenze.. ma no, non sono un’inetta!

“Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.”

lunedì 18 maggio 2015

Fanculo.


La difficoltà più grande è riuscire a spiegarmi. Vorrei dire tante di quelle cose … non riesco a pronunciare un sillaba.

Sono 31 giorni che non mi abbuffo. 31 giorni che non restringo. 31 giorni che … non so.



Sabato sera. Pizza a casa di amici. Vuoi mica che io non mi conceda una pizza! Sono talmente idiota che senza la pizza mi abbuffo. Ebbene, mangiamo la pizza.

A metà serata devo andare in bagno, semplicemente a pisciare.

Non c’è una bilancia, accanto al lavandino?

No, Cecilia, lascia perdere. Hai appena mangiato cinque fette di pizza. Lascia perdere.

E invece ci voglio salire. Con il piscio in pancia, la pizza, le pesche a me non importa un cazzo: devo salire sulla bilancia.

Il bello di quando si raccontano le cose è che sembrano sempre così accattivanti!

Provate invece ad immaginare me, in un cesso, con la pancia gonfia di pizza e pesche, davanti ad una bilancia.

Figo, no?

Ho messo un piede e per un secondo, per la prima volta nella mia vita ho avuto paura di rompere la bilancia. Ho immaginato che non reggesse il mio peso: ho visto la bilancia fracassata e la vergogna nel chiamare il mio amico per dirgli che avevo mangiato troppa pizza e gli avevo rotto la bilancia.

Invece ho messo su anche l’altro piede.

65 kg.

Mai pesato così tanto.

Mai stata così male.

Mai stata così incazzata.

Fanculo.

Sono scesa. Ho provato a fare qualcosa tipo respirare. Ho provato a pensare a cosa avrebbe fatto Pessoa al mio posto, oppure Sartre, o Dante Alighieri, o Schopenhauer. Ma sapete cosa?

Tutto questo è stupido.



Ho respirato ancora, e devo dire che la situazione è migliorata quando sono riuscita a svuotare la vescica e trovare i coglioni per tornare a tavola.

I coglioni per uscire con loro, dopo cena, e bere una birra.

Fanculo.

Ho avuto voglia di vomitare nel bar, ma adesso ho una nuova fobia, ovvero che non si tiri lo sciacquone nei bagni pubblici e il mio vomito rimanga lì, galleggiante. Che scema.

Non ho vomitato.

Non ho pensato assolutamente a niente.



Tranne che non ho mai visto un numero simile.

Tranne che io non mi peso mai, ma le uniche volte che mi sono pesata la lancetta segnava i 47. 46. 45. 42.

Tranne che il numero più alto che avevo visto era 60, questa estate.

Tranne che faccio schifo.

Tranne che la mia vita non ha una scansione temporale.

Tranne che ricordo ogni singola giornata di quando ero magra, ogni gita, momento, sorriso, mentre di questi ultimi ormai quasi 3 anni di bulimia e binge non ricordo nemmeno un giorno che si possa distinguere da quello precedente. Sembrano un ammasso di anni in cui io non ho fatto un cazzo, eccetto ingrassare, ovvio.

Tranne che la mamma della mia amica è morta, e la sera prima lei era a casa mia a studiare. Cancro allo stomaco. Se n’è accorta il 1 maggio, ed il 12 è morta.

Tranne che non sto da nessuna parte.

Tranne che potrebbero passare altri dieci anni e io non me ne accorgerei.

Tranne che ho 19 anni e nessun giorno della mia vita è degno di essere vissuto.

Tranne che fiumi di vittimismo mi scorrono nelle vene ed io vorrei aprirmele per farlo uscire.



Non vi sembrano abbastanza pensieri?



Fanculo alla maturità. Fanculo a Sartre e alla sua Nausea di merda. Fanculo a filosofia. Fanculo a me stessa. Io non riesco a pronunciare nessuna parola.

A parte fanculo, si intende.