sabato 28 giugno 2014

Cara nonna,

sono due anni che tu non ci sei più.
Ho trovato il tempo, il bisogno e la voglia di scriverti, anche se le parole si attorcigliano attorno alle dita e quasi non riesco a muoverle.
Ti scrivo a fatica, ho il respiro incostante, spezzato dalla tristezza che lascia poco spazio a tutte le cose che vorrei riuscire a dirti ma che ho paura di ridurre a brandelli; i pensieri sembrano talmente grandi e importanti che non vorremmo mai esprimerli per non accorgerci di quanto, in verità, siano semplici e piccoli.

Nonna, oggi è uno di quei giorni in cui non vorrei ci fosse il sole perché non mi sento addosso e dentro nemmeno un raggio di luce. Sento un pesante macigno riempirmi il cuore e spingerlo in basso, sotto i piedi, dove è buio. Ho cercato di perdonarmi per ogni volta che ho desiderato che tu fossi morta, che io fossi morta, ma non ci sono riuscita, mai: la tua discesa è tutta dentro la mia testa, la custodisco gelosamente per me, non lascio a nessuno la possibilità di attraversare i miei ricordi e rubare il tuo.
Il dolore è chiuso in un piccolo angolo di quella parte di me che non desidero più esplorare.

A volte vorrei non aver vissuto niente; altre sento ancora l'odore dell'ospedale e vedo il tuo corpicino in quei tubi, tutti i lividi che ti facevi cadendo perché non capivi niente, non vedevi niente, non sentivi niente; eri in un mondo in cui io ho sempre desiderato entrare: sbagliavi in continuazione e gli altri si arrabbiavano, e mi arrabbiavo anche io; ma tu non percepivi che tante voci sottili che appena ti sfioravano, e non avevi bisogno di fare come fa il resto del mondo, che può solo ignorare o lasciarsi ferire in silenzio, finché i giudizi non lo logorano al punto di farlo impazzire.
Tu non sentivi davvero.
E forse mi arrabbiavo e ti volevo morta perché in fondo ti invidiavo; e forse mi odio perché non avrei dovuto farlo.

Sono due anni che tu non ci sei più, ed io chissà cosa avrei desiderato, per questi due anni... ho visto tanti sogni rompersi, ho visto il mio corpo massacrato da chi mi voleva normale e mi ha trasformata in qualcosa che io, adesso, non conosco più.
Ho smesso di nascondermi eccessivamente ed ho imparato perfettamente ad essere tutto ciò che gli altri si aspettano che io sia, a dire tutto ciò che gli altri desiderano che io dica e a fare tutto ciò che bisogna fare per piacere alle persone.
Sono falsa da fare schifo, ma è la cosa che meno mi fa schifo di me: in tutto quello che dico raramente c'è un fondo di verità; racconto tante cose intelligenti perché le persone amano le cose intelligenti, amano le parole, amano le frasi profonde; ma alla metà di ciò che dico non credo nemmeno io.

Mi sono chiesta chi sono, nonna, ed ho scoperto che non mi interessa: non mi interessa andare bene, non mi interessa essere sincera, non mi interessa essere profonda. A me interessa trovare il modo più efficace per essere magra, per distruggermi.
Sono così misera...

Sai qual è la cosa più bella? Osservare le persone mentre pensano, mentre si costruiscono di me l'immagine che io ho scelto di presentare loro; è magnifico quanto mi credano bella e sofferente, bella e malinconica, profonda e con chissà quali grandi drammi alle spalle.
E' solo pensiero, nonna, sono solo manovre stupide per apparire diversa in più modi possibili, possibilmente tanti.
E' solo un modo per trascorrere il tempo.
Perché quando infine sono sola con me, nella mia testa, immersa tra immagini che vorrei cancellare ed emozioni che vorrei frantumare per viverle con meno intensità io mi accorgo che sono solo un mucchio di parole confuse, opinioni contrastanti, insicurezze mascherate dalla consapevolezza del niente; è solo vuoto, nonna. Solo vuoto.
E' tutto un inganno.

La cosa più vera che vorrei fare sarebbe questa: urlare che è tutto un inganno. TUTTO.

Nonna, sono cinica e cattiva; cerco di non comportarmi da tale, apparendo gentile e disponibile.
Ma sai, è un trucchetto molto diffuso: fare bene per convincersi di essere migliori di ciò che si è.
Sono cattiva perché detesto le parole banali degli altri, odio chi riesce a sorprendersi, odio tutti i riti stupidi e le convenzioni che si rispettano per inerzia. Ho cercato di ribellarmi a tutto questo abbuffandomi e vomitando, ma sai, nonna, ho imparato in questi due anni che contro il tempo e contro se stessi è una lotta senza senso. Così ho smesso.
Non trovo soluzioni così ho deciso che dimagrire risolverà tutto: non so tutto cosa, ma so che finirà.
Provo un'immensità di dolore per tante cose che non vorrei dover affrontare, ma provare dolore è una perdita di tempo e di amici, perché nessuno sopporta il dolore.
Ho sentito tante opinioni e me le sono messe in tasca, ma le parole degli altri mi toccano poco perché sono una bravissima egoista.

Mi è capitato, in questi due anni, di salire sull'altalena da cui non riesco più a scendere: qui si vive di giorni in cui tutto sembra bello e altri in cui tutto crolla addosso, ferisce, logora, consuma. Un'altalena di sentimenti contrastanti di cui ormai mi nutro, e penso di essere diventata io. Ho una testa che è un delirio: non si respira tra le cazzate che credo e la merda che ingoio, il mio corpo è un puttanaio.

Ho sentito parlare di Dio e non ho avuto spazio di pensare: mi è capitato di sentirmi consigliare un abbandono totale all'amore dell'Onnipotente ed io non credo di volerlo rifiutare: ma tutto questo ha un prezzo. Mi hanno detto che Gesù è nato nella merda e che dove c'è merda, dove c'è marcio, nella parte più marcia di ognuno di noi, lì c'è Gesù.
Io non credo che Gesù desiderasse essere magro, io non penso che digiunasse, vomitasse, si abbuffasse.
Non sono disposta a divinizzarmi perché sono nella merda e non c'è nessun Gesù in tutto quello che faccio.
Non vedo speranza, oggi; tu lo sai se quel Dio c'è, e allora puoi spiegarmi anche perché non è semplice?
Discorsi infiniti su Dio, ma Dio cosa ha detto? Cosa pensa Dio? Sono uomini, nonna, sono tanti uomini... Perché questo Dio non parla a me? Ho provato a supplicarlo di lasciare che Riccardo vivesse con quel suo tumore nelle ossa ed io non so se lui abbia deciso di ascoltarmi: non sono una di quei bambini che non credono in Dio perché c'è il male, ma non intendo nemmeno cercare di capire per quale motivo Riccardo deve vivere questo.
Solo ho supplicato e mi è successo tante volte, tante di sentire voci in disaccordo con questo Dio urlarmi di lasciare perdere il sovrannaturale. Persone che non credono e insegnano a non credere. Così come accade il contrario.

Hanno tutti la verità in mano, nonna, ma nessuno sa come usarla se non per pulire la pozza di merda intorno a sé e iniziare a credere che tutto sia pulito. Piccoli passi, piccoli sforzi, ho sentito anche questo: tutti dimenticano la vita, anche io.
Non ho capito quali e quanti sono i modi di vivere, e non mi spiego perché il cervello sia così pieno di roba, di autoconvinzioni, di Santi, di morti, di schifo, di bellezza... Ma non sono certo intenzionata a scoprire chissà quale verità.
E' solo un passatempo, nonna.
Niente da biasimare, nulla da credere, nulla su cui riflettere.

Io non so se tu hai il tempo di leggere, ma nel mio cassetto, quando vuoi, c'è una cartellina piena zeppa di lettere per te in cui non c'è scritto niente se non sillabe accostate e brandelli di vita.
Non so niente ma parlo perché ho visto che fanno tutti così. Penso troppo perché non so cos'altro fare: non so come si vive, non so come non ci si annoia, non so come si ama. Dimagrire risolverà tutto.
E' solo grasso. Sono solo chilogrammi... E' solo aria.
Sono insoddisfatta come chi ha tutto e vorrei non avere niente: odio che si interessa, ed ho imparato a non sentirmi in colpa quando tratto male le persone che mi amano perché il senso di colpa è una grandissima tentazione a cui io non voglio più cedere.

Anche le lacrime sono una perdita di tempo. Ma quanto sono belle, tu non credi? Buon viaggio

lunedì 23 giugno 2014

Ferite improbabili.

Ogni parola è una spina, per me. Quando qualcuno mi parla potrebbe sollevarmi, o uccidermi.
E il mio ragazzo ieri lo ha fatto.

Io non so cosa ci sia nella mia testa, non so cosa voglio, cosa penso, cosa mi fa stare male. Sono andata a quella festa, e tutte le ragazze erano meravigliose dentro i loro vestiti, con le loro gambe sottili: anche il mio digiuno è stato meraviglioso.
Tornando a casa ho fatto lo stupidissimo errore di chiedere al mio ragazzo quale fosse la più carina lì dentro, a parte me (avrebbe risposto "sei tu la più bella" e bla bla bla...), e sapete cosa ha risposto lui?
Ha fatto il nome di una ragazza che lì dentro era la più formosa, quella che io avrei giudicato la più brutta, con delle cosce enormi e un vestito attillato che le disegnava un culo che in confronto agli altri minuscoli che io invidiavo da morire appariva un gigantesco pallone sodo...
L'ho guardato e ho pensato che scherzasse, invece continuava a confermarmi che per lui fosse la più carina; io gli ho detto che guarda, era più carina A., e lui ha risposto che sì, di viso era carina, ma per il resto...
Per il resto? A. secondo me era perfetta, un corpo magrissimo ma comunque sano, era quella che io lì dentro ammiravo di più!

Sono stata male tutta la sera; ho cercato di non arrabbiarmi con lui, pronunciando solamente un "ecco perché stai con me."

Non doveva dirlo. Lui sta con me proprio perché sono formosa, perché il mio culo è come quello di quella ragazza, perché mi vorrebbe con un vestito attillato di pessimo gusto a sventolare le mie chiappe grosse e mosce, ecco cosa vorrebbe.
Sono infuriata. Lui mi vede così, mi vede formosa, grossa, bella. Una di quelle donnone che si piantavano nel terreno per renderlo fertile.
Io mi faccio schifo, così.
Non se ne parla, lui non avrà quella ragazza formosa e burrosa che vuole, che ha. Lui avrà tante ossa da contare, così vedremo se ama davvero me o le mie tette schifose.
Odio tutto questo. Sono ancora più motivata a continuare con il mio digiuno, la mia bicicletta, il mio specchio, il mio culo sempre più piccolo.
Non ci penso nemmeno a tornare indietro. A sentirmi dire "Ti trovo bene." "Sei ingrassata." "Ti sono esplose le tette."
Non se ne parla. Non posso essere quella ragazza, non posso esserlo.
Non sono lei, non sono me. Non sono quello che il mio ragazzo vuole, che gli altri si aspettano.
Non sono io, non sono io.

Non sono una grassa da ammirare, non voglio essere burrosa, morbida e bella. Bella? Odio questo aggettivo. Per gli altri sarei bella così, per il mio ragazzo sono bella, ma a me non interessa più. Oramai conto solo io, per me. Sono la più severa, e la più sincera.
Più mi dicono che sono bella, più penso "perfetto. Non faccio ancora abbastanza schifo." E mi distruggo. E non mangio, e pedalo, pedalo, pedalo...

Oggi ho litigato davvero ferocemente con il mio ragazzo.
Così, dal nulla, ho iniziato a dirgli che non mi vuole mai guardare in faccia. Che quando facciamo l'amore e gli chiedo di guardarmi perché amo i suoi occhi lui mi guarda due secondi e poi si gira dall'altra parte. "Perché ti faccio schifo", gli ho buttato lì.
Ed è appena cominciata. Ho iniziato a parlare tranquillamente dicendogli che gli piacciono solo le mie tette, ma credo che il discorso mi sia sfuggito di mano perché ad un certo punto ho cominciato a non riconoscere più la mia voce mentre lo accusavo di non guardarmi in faccia ma concentrarsi solamente sulle mie tette, che se fossi piatta mi avrebbe già lasciata, oppure non "funzionerebbe" più lui (gli ho detto proprio così, FUNZIONEREBBE), non si ecciterebbe minimamente, e lui mi guardava allibito chiedendomi quale mostro potesse mai pensare certe cose, ed il bello è che io le penso!
Pensavo e parlavo, e più parlavo più le parole uscivano da sole dalla bocca, parole cattive, parole che quasi lo hanno fatto piangere finché non mi ha urlato di smettere di proiettare i miei pensieri su di lui, di attribuire a lui quello che penso io.

Pensare??? Tutti i suoi atteggiamenti lasciano trasparire un disgusto per il mio corpo che non siano le tette, l'unica cosa che considera!
Sono SICURA che se fossi piatta lui rimarrebbe eccitato forse per cinque secondi e poi sarebbe una delusione, sono sicura, perché tutto il resto del mio corpo fa schifo a lui quanto lo fa a me, se non di più!
Gli ho detto che lo capisco e non gliene faccio una colpa, ma lui era arrabbiatissimo... In fondo io so che lui è attratto principalmente dalle mie tette schifose, visto che (giuro) guarda solo quelle, davvero dopo un po' mi sento una stupida, penso che potrebbe prendersele e portarsele via e lasciarmi lì, tanto per le attenzioni che mi da...

Mi sento a disagio e ora non ne posso più, non ho più voglia che mi tocchi né mi guardi, nessuno può immaginare quanto sia umiliante per una ragazza... Va bene un po', io capisco che è un ragazzo, ma davvero, è un'ossessione per lui! Un'ossessione! Mi sento trascurata e odio il mio corpo ancora di più.

E piango sotto la doccia sperando che nessuno mi senta, piango forte mentre mi guardo allo specchio e vorrei tanto sprofondare da qualche parte, ora lui non mi scrive né mi parla più, ed io mi sento un mostro.
Cosa ho fatto per meritare questo inferno? Perché io non posso lasciarmi amare normalmente, perché devo avere delle tette enormi che non mi fanno capire per quale motivo il mio ragazzo impazzisce per me? Io davvero, lo sento ossessionato dalle mie tette.
Chi non lo sarebbe? Anche io lo sono. Senza di quelle sarebbe tutto una delusione: vedrei il mio ragazzo apatico davanti al mio corpo orribile; ogni volta mentre facciamo l'amore io ci penso, ci penso in continuazione e la consapevolezza che farei schifo mi fa disperare. Odio il mio corpo. Lo odio.
Non è una terza. Non è una quarta. Non una quinta, non una sesta. Una settima. Anche un finocchio impazzirebbe.
Ed io non ne posso più. Non ce la faccio a vivere in un corpo che non è mio, nella pelle di un'estranea che mi pesa: ogni grammo ne pesa mille. Tutto pesa. Peso, peso, peso.

Il mio ragazzo sta male, adesso. Non scrive, non parla. Ed io non lo voglio più. Voglio distruggere e allontanare tutti. Voglio distruggere ogni cosa bella della mia vita.
Finché non resterà che polvere.

venerdì 20 giugno 2014

Assente.

Incostante. Non mi spiego come io possa stare in piedi, se il cuore non c'è, se non ho voglia, non ho tempo, non posso stare bene.

Vorrei stare bene. E me lo ripeto ancora, ancora; lo so a memoria. Ed è diventata una di quelle cose in cui dopo un po' non credi più, un po' come Dio: te lo cercano di presentare in così tanti modi così tante volte che alla fine diventa un prodotto pubblicizzato da acquistare.
Il mio stare bene è diventato così. In fondo non ci credo più.

Trecento calorie. Trecento calorie sono quelle che ho ingurgitato in tutta la giornata, oggi; circa il doppio di quelle che ho consumato. Tra bicicletta, camminate, corse dietro ai bambini dell'estate ragazzi. Non mi fermo un secondo. Digiuno, mangio solo la colazione e un po' di cena, e lo sento troppo.
Vorrei essere più vuota, vorrei muovermi di più, dovrei correre ancora. Non vedo il mio ragazzo.
Quasi mai.

Mi riempiono di responsabilità, mi presentano le mie mancanze, ma io non sento. Non sento niente, io ho solo un obiettivo. Ho solo dimagrire, continuare a dimagrire che mi fa stare bene, mi fa sentire tranquilla, giusta, al mio posto.
Pedalo un'ora al giorno, tutti i giorni: nemmeno esageratamente. Non mangio, ed è sbagliato; ma ho provato mille volte a mangiare regolarmente i miei cinque pasti: quello che ho ottenuto è solo un'insoddisfazione e una marea di errori che non hanno più posto dentro di me, e nella mia vita.
Io non posso sbagliare più. Due mesi che non mi abbuffo, quasi due mesi. Non ne sento la mancanza perché compenso non mangiando.
Perché niente, nemmeno l'amore del mio ragazzo mi fa sentire bene come quando ho la tentazione fortissima di mangiare un piatto di pasta al sugo come tutti gli altri, e resisto, e rinuncio.
Perché la volta successiva, a quel piatto di pasta, nemmeno ci penso: ricordo la sensazione bellissima del giorno precedente in cui l'ho rifiutato, e non esiste nessuna tentazione.

Guardo il mio corpo allo specchio e non è molto diverso: ma non me ne frega niente. Non so nemmeno più se voglio dimagrire. Voglio stare bene, e digiunare, pedalare, camminare, correre, sudare, digiunare mi fa sentire così.
Trattarmi male. Ripetermi in mezzo alla mensa piena di piattoni di pasta "Tu non te lo meriti. Non meriti questo, e tra poco non meriterai nemmeno più l'aria."
Questo mi fa stare bene. Basta autocommiserarmi, basta piagnucolare. Basta abbuffate e lamenti, basta. Voglio essere forte e distruggermi fino in fondo.

La cosa che più mi diverte è come la gente non se ne accorga. Ogni giorno pranzo in mezzo a trecento persone e nessuno si accorge che davanti a me, da due settimane, non c'è nessun piatto, nessuna pasta; che non mangio dalle otto di mattina alle otto di sera, in cui me la cavo con una decina di pomodorini perché "ho mangiato già la pasta e fatto la merenda, sono appesantita, e poi fa caldo."
Si bevono di tutto. Probabilmente è perché sono grassa. Se pesassi trenta chili e non mangiassi, credo che mi imboccherebbero a forza, starebbero a controllarmi ogni secondo, mi conterebbero i grammi di cibo e i minuti di corsa. Sto iniziando a desiderare di non dimagrire. Voglio poter continuare a negarmi tutto, dalla cosa più naturale che l'essere umano fa, ovvero nutrirsi, ai divertimenti più sfrenati, all'amore del mio ragazzo. Non gli dedico che pochi istanti. Perché ho altro per la testa... Bicicletta, digiuno, sudore, musica, parole, bugie... Sono così risucchiata e mi piace, perché amo trattarmi male.
Questa sera andrò ad una festa in cui era obbligatorio indossare un abito da sera: ovviamente io non lo indosserò, date le dimensioni del mio culo e del mio seno (nessun vestito mi entrerebbe senza farmi sembrare una troia un po' coperta). Andrò ad una festa ad esibire il mio corpo molliccio, le mie tette enormi e penzolanti, la mia faccia da culo. Perché lo faccio?
Per digiunare. Anche questa sera ho inventato del cibo alla festa, così non dovrò cenare con i miei. Sono isterica e pazza, poi mi rattristo, poi sono carica, non mollo, non lo farei per niente al mondo.
Eppure il culo che entra con un briciolo di facilità in più nei pantaloni non mi sembra il mio, questo è il bello: non sono io.
Io sono quella grassa che si abbuffa e piange. Ed è meraviglioso non essere me.

Sto uscendo da quell'inferno.
Sono sola, ma ho altro a cui pensare.

venerdì 13 giugno 2014

"Posso farti una domanda inopportuna?"

No. Perché devi? Non farmela.
Mi ferirai, e sapremo già come andrà a finire.

"Sono tre ore che cammina incessantemente per la piscina. Cosa le prende? Tre ore consecutive. Che più le due di stamattina sono cinque. Cinque ore che cammina e guarda i bambini." Mi si avvicinano e "Sybil, fermati. Fermati e calmati, smettila di camminare. I bambini non puoi guardarli solo tu. Rilassati. Sei troppo nervosa, fermati."

Non rispondo, anche se vorrei tanto dire E come faccio a fermarmi? Mi hanno appena fatto una domanda inopportuna.
Ecco perché non mi fermo. Perché mi hanno appena chiesto come mai mi sono esplose le tette.

E' stato bello quando me lo hanno chiesto perché 'esplose' ancora non lo avevo sentito.
Perché ti sono esplose le tette?
Voi cosa rispondereste ad una domanda così? Voi lascereste correre. Dovrei farlo anche io. In fondo è solo un corpo. E' solo una settima.
Ho camminato cinque ore intorno alla piscina perché ho stupidamente pensato che dovessi farlo. Dimagrire? Nah, per una camminatina non si perde nemmeno mezzo grammo, in un giorno.
Dovevo camminare. In quella piscina oggi, o meglio parco acquatico in cui portiamo i bambini del centro estivo il venerdì, ero l'unica vestita. Non mi sono nemmeno portata un reggiseno, tanto non me ne entrava nessuno e poi sarebbe stato davvero umiliante: come dico sempre, una persona non sottile che mette la minigonna con i leggins colorati.
Ecco.
"Non fai il bagno?" No. "Non hai caldo?" No. Ci sono quaranta gradi ma io sto benissimo, ho un pantalone e una maglietta e giro tra ragazze magre in bikini immerse nell'acqua gelida ma ho freddo, ho tanto freddo.

E ho avuto stupidamente freddo dopo quella domanda inopportuna (ma pensa!!!), avevo freddo e mi veniva da piangere. Tra una ragazza che mi palpa il seno e un'altra che mi chiede perché sia ESPLOSO, io non capisco cosa altro potrei fare.
Alla fine faccio sempre finta di niente, alla fine mi giro dall'altra parte, ma fa male. Come posso negarlo a me stessa?

Fa male, io lo odio il mio seno. Piango perché io lo odio, il mio corpo. Piango quando torno a casa perché non voglio più starci nel mio corpo. Cammino ed evito le persone che so potrebbero farmi notare (come non lo sapessi! Come sono perspicaci le persone!) quanto il mio corpo sia sgradevole.

"Come sei ingrassata" Ma dai?? Tu dici? Sarà forse per questo che alle undici da una settimana io vado a pedalare per un'ora, dopo aver cenato con qualche melanzana grigliata e un pomodoro? Sarà forse per questo che in piscina vengo vestita, che ho lasciato nuoto dopo quattro anni nonostante lo amassi, che mi vesto con dei sacchi dell'immondizia, che ogni giorno cerco di riempirmi la testa di motivi per i quali dovrei essere forte e non ne trovo, e allora mi impongo di sorridere, di farmi meno male, di non pensare che sia tutto inutile?
Sarà forse per il fatto che ingrasso-ingrasso-dimagrisco, peso quaranta chili, poi cinquantasette, poi cinquantadue, poi sessanta, poi quarantasette, che porto una terza di seno, poi una prima, poi una seconda, poi una settima? Sarà per questo che questa estate mia mamma ha bruciato nel camino tutti i miei vecchi costumi, che ho buttato tutti i pantaloni dalla quarantadue in giù che avevo nell'armadio da quattro anni, che da cinque anni piango e non faccio che pensare a cosa quando e quanto mangio e contare calorie?
Sarà per questo?

Non so cosa dire, in questi casi. E' stata epica, davvero, avreste dovuto vedere la scena.
"Posso farti una domanda inopportuna? Perché ti sono esplose le tette?"

Io sto lottando contro me stessa da anni, e l'unico risultato che sono riuscita ad ottenere è stata una settima di seno e un cervello intasato dalla merda, e tu vieni a chiedermi il motivo per il quale mi sono esplose le tette?
Davvero, io sono senza parole. Vorrei essere una di quelle a cui questi commenti non li fanno, vorrei tanto che nessuno si permettesse: invece mi palpano, commentano, scrutano le mie tette come fossero un pezzo da museo mentre io sono una bambina che odia quelle tette.
Perché io non voglio tutto questo, perché io non voglio essere come quelle signorone della spiaggia con settanta figli e le tette fino ai piedi. Invece dovrei proprio comprare i costumi che indossano loro. Preferisco andare al mare con il piumino piuttosto che essere così.
Non voglio. Non voglio che tutti le guardino, le toccano, io mi sento piccola per questo! Mi sento una ragazzina di diciotto anni, con una vita, gioie, dolori, risate, pazzie davanti a sé, intrappolata nel corpo, nel seno di una donnona con settanta figli sposata da sessant'anni e con le tette che le arrivano ai piedi.

Davvero, io non scherzo, ho un seno spaventoso! Non sarei qui a lamentarmene se non fosse davvero stratosferico. Immaginate un seno grande: ecco, il mio lo è il triplo. Giuro.
Non posso mettere un top (non mi entrano, tra l'altro) perché sembro una troia. D'estate io devo indossare maglie accollate. Larghe. Grandi.
Ma la cosa terribile è che io non sono grossissima... Cioè, sono normale, ed il mio seno è completamente sproporzionato! Sarà stata la cura di dufaston, di estrogeni e pastiglie prese durante l'amenorrea, ma io non so cosa fare!
Mi sento a disagio, mi odio e in più ovunque io vada c'è qualcuno che fissa le mie tette, si avvicina e mi chiede se sono vere, me le tocca! E io vorrei morire, perché è ingiusto, ingiusto, ingiusto.
Che schifo, che schifo. Io vorrei soltanto che una persona qualsiasi potesse provare come ci si sente a stare così. Un secondo.

C'è di peggio. E' questo il peggio!
Ovvero: la cosa peggiore è che non posso nemmeno lamentarmi perché chiunque penserebbe che sia una cazzata: mentre c'è gente che soffre davvero, io sto qui a piangere tutto il giorno perché una mi ha palpato il seno o mi ha alzato la maglietta per vedere se fosse finto. Questo mi fa stare ancora più male.

Io vorrei soltanto che qualcuna si prendesse il mio corpo. Un secondo.

mercoledì 11 giugno 2014

Amore mio,

Io non voglio essere bella. Voglio scomparire. Voglio distruggermi. Io voglio farmi male, voglio tornare come ero e poi andare oltre quello che ero. Io non voglio l’aiuto di nessuno, non voglio guarire, non voglio andare da nessuna parte.
 
Puoi dirmi “Non sei grassa, stai bene.!” IO NON VOGLIO STARE BENE. Io voglio essere magra malata, magra più di quei quaranta chili. La cosa peggiore che tu possa fare è dirmi “stai bene.” amore, io odio stare bene. Io voglio essere magra.
 
Non voglio essere bella. Non voglio essere Megan Fox. Non voglio essere snella. Quando tu mi dici che qualcuna è magra lo sai io cosa penso? Che mi fa schifo. Che io non voglio essere così. Che lei è grassa. Io voglio essere più magra di lei, ancora più magra di tutte quelle che tu pensi siano magre. Io ci vedo solo un ammasso di ciccia. Vedo nella ragazza di tuo fratello, che tutti ammirano per la magrezza, un ammasso di ciccia. Non invidio nessuna, sono tutte troppo grasse per me. Io invidio solo me stessa, quella che pesava quaranta chili. Non so quanti anni ci vorranno, ma non mi interessa. Non voglio uno psicologo, amore mio, non voglio che tu mi spinga a parlarti. Io voglio dimagrire. Punto. E’ un concetto complicato? A me sembra semplicissimo. Voglio solo essere magra. Sto male perché questo non è il mio corpo. Non è il mio corpo. Sono nel corpo di un’estranea che non mi lascia andare via.
Io non voglio che tu mi abbracci, mi consoli. E quando mi chiedi cosa puoi fare per me sai cosa vorrei dirti? OBBLIGAMI A DIMAGRIRE. Sarebbe la cosa più bella che tu potresti fare per me.
Impormi di dimagrire. Comprare una bilancia e pesarmi giornalmente, farmi correre per un’ora, pedalare per un’altra, camminare e farmi mangiare solo un’insalatina. Questo vorrei che facessi.
Per questo dico sempre che nessuno può aiutarmi.
 
Perché il vostro concetto di salute non corrisponde al mio. Perché voi siete VIVI.
Amore mio, l'ultima cosa che voglio fare è essere viva.
Oppure sì, oppure voglio esserlo così tanto da scomparire: non so cosa farmene di me. Continuare a strisciare nella merda e crogiolarmi nel dolore, è l'unica via di uscita che vedo.
 
Perché sono circondata da ragazze che lottano contro il desiderio impellente di dimagrire, contro i pensieri ossessivi, contro i numeri, contro la gabbia. Io invece non voglio farlo. Io voglio solo essere magra, io tutta questa filosofia non ce la vedo. Non vedo niente.
 
Obbligami a dimagrire. Ti prego. Prendimi un braccio e picchiami fino a massacrarmi e poi minacciami, fa' quel che devi ma FAMMI DIVENTARE Più MAGRA.
Distruggimi, lasciami i lividi, ma imponimi di dimagrire. Legami da qualche parte e slegami solo per correre, per sudare, per fare così tanto sport da non sentire più nemmeno un arto.
Vuoi abbracciarmi? Consolarmi? Chiacchierare? Bene, fai il cazzo che vuoi.
 
Ma costringimi a dimagrire. Puoi anche parlarmi, se vuoi. Se vuoi piangerò per te e soddisferò i tuoi capricci quando vuoi sapere come mi sento: non vuoi saperlo davvero. Nessuno vuole saperlo. Tu vuoi che io stia bene. Tutto qui. Tu speri che sfogandomi io stia bene. Non vuoi ascoltarmi. Perché se lo facessi sentiresti che non è essere salvata o compatita ciò che voglio. Io voglio essere magra.
 
Vuoi aiutarmi per sentirti migliore di quello che sei. Tipico degli esseri umani.
 
Sei così preso da questo salvataggio da non riuscire a vedere che io non voglio aiuto. Non voglio piagnucolarti addosso. Non voglio leggerti il diario segreto come le bambine difficili. Se vuoi possiamo anche fare dei disegnini dai quali tu interpreti profondi disagi e grandi cicatrici e ferite insanabili, lo facciamo, ma cazzo, apri gli occhi.
 
Non me ne frega un cazzo del "quando vuoi parliamo." O dei tuoi occhietti tristi quando vedi che qualcuno mi palpa il seno e sai che dopo andrò a sfondarmi di bicicletta. Di esercizi. Digiunerò.
Non me ne faccio nulla di tutto questo! Non mi importa di quando ti accorgi che mi sto guardando le cosce disgustata e mi abbracci per farmi sentire che ci sei e tutte quelle merde smielate che vedi in televisione.
 
Vuoi la verità? Vuoi sapere ciò che puoi fare per me?
Aiutami. Aiutami a pesare quaranta chili, aiutami a perdere il ciclo di nuovo, aiutami a diventare scheletrica, aiutami a mangiare sempre meno, aiutami a correre di più, aiutami quando comprerò una cyclette, aiutami quando compro solo roba con meno di cinquanta calorie, aiutami quando mangio un maccherone in più. Sgridami. Lasciami. Minacciami di lasciarmi.
 
Vuoi fare qualcosa per me? Desiderami magra anche tu. E' tutto quello che voglio.

sabato 7 giugno 2014

Sono senza parole per questa merda,

non ne posso più.
Oggi ho visto per l'ultima volta la mia compagna di classe. Dio mio, come è magra... Era così grossa, così formosa due anni fa... ed ora io la invidio, provo una invidia pazzesca; perché io non posso farcela? Perché io sono diversa?
Io mi immagino di essere come lei.

Immagino di diventare sottile, di sparire lentamente: perché continuo a mangiare? Perché non riesco a smettere di pensarci, a dare un senso alla mia vita? Oggi la guardavo. E' impressionante, non riesco a non pensarci: era grossa, grossa, i suoi fianchi erano pieni di grasso ed io sono cattiva con le persone in carne, sebbene lo sia. io stessa. Anzi, proprio per questo.
Davvero mi sento cattiva, ma io non sopporto il grasso: per questo non la ho mai considerata un granchè. Anzi, la prendevo in giro perché era stupida!
Poi ha iniziato a dimagrire. Tanto, tanto, ed ora è tutto quello che vorrei essere io. Adesso io non so cosa fare: spesso penso che in fondo se lei ci è riuscita perché io non dovrei, e allora mi dico che posso farcela; poi mi demoralizzo perché vedo questo grasso appiccicato al mio culo, ad ogni parte di me, e lo odio, così cosa ho fatto? Ho preso quattro fette di pane, le ho riempite di burro di arachidi e mi sono praticamente ingozzata per riempire questo vuoto schifoso, questo buco nero.

E poi ho vomitato. Tutto, fino a sentire la gola bruciare. Era quasi un anno che non lo facevo, così giustamente ho pensato che era arrivato il momento di sbattermene di tutto: perché sono tutte puttanate. Non abbuffarsi, mangiare sano, puttanate. Inutili balle che ci raccontiamo, stupide cazzate perché io sono grossa uguale. UGUALE.
So che non dovrei dire queste cose ma io mi sento da Dio, e ora capisco perché vomitavo l'estate scorsa, ora capisco... è una sensazione finta quanto volete, ma meravigliosa. Sento lo stomaco quasi vuoto, sento la gola bruciarmi ed è quello che merito, ma sto bene.
Finalmente, sto bene. Avrò liberato otto miliardi di endorfine e sto abbastanza male da stare bene. Avevo dimenticato quanto facesse schifo, quanto più vomitavo e più avevo voglia di vomitare; scusate se sono così schietta e cruda, ma dopo aver vomitato con tutta la mia forza e rabbia mi sento come non mi sentivo da tempo... Mi sono guardata allo specchio e ve lo giuro, giuro che mi sono detta "come sono bella oggi, faccio schifo ma me lo merito, merito questi occhi lucidi e questa bocca impastata con la gola irritata, me lo merito: mi voglio bene per essermi fatta questo.". E' stato liberatorio: sbagliato, ma ne avevo bisogno. Avevo bisogno di farmi questo.

Avevo paura che arrivassero i miei, ma vi giuro che mi sarei ingozzata di nuovo solo per vomitare: è schifoso, è umiliante, e fa venire da piangere, ma dopo è tutto finito. Vomitare mi ha sempre fatto schifo: il momento in cui sentivo quello schifo, quella vergogna, quel dolore...ma la forza l'ho sempre trovata. Perché dopo, perché il momento in cui alzi la testa dal cesso e senti che non c'è più niente di cui liberarti arriva la parte migliore: euforia, soddisfazione, direi quasi gioia!, che improvvisamente ne è valsa la pena! E' il modo più facile e diretto per odiarmi, per farmi del male. Era una vita che non stavo così bene per essermi fatta così male.

E' spaventoso come io stia bene: domani vorrei ricominciare ma niente diete equilibrate di merda, io voglio dimagrire fino a stare male; ma ammetto di essere tentata di rifarlo. Di abbuffarmi di qualsiasi cosa, anche di una foglia insalata, solo per vomitarla: solo per sentirmi così. Minaccio sempre di farmi del male, mi guardo allo specchio e mi odio, ma tutto quello che faccio è ingrossare questo corpo enorme e cercare di prendermene cura. Adesso basta. MI sono sentita così bene dopo essermi fatta male... perché è così bello? Perché sono sola, perché il mio ragazzo tutto quello che fa è chiedermi come sto e basta, anche se non so cosa vorrei che facesse: forse vorrei mi aiutasse a dimagrire, me lo imponesse, mi urlasse di dimagrire... Invece lui mi abbraccia e basta ed io continuo a dire che sto bene, ma ora basta con le patetiche richieste di aiuto. Sto così bene: solo facendomi del male provo queste sensazioni. Giuro che mai, mai riesco a sentirmi bene così.

Solo trattandomi come un animale riesco ad essere euforica, serena, a posto. Quando cerco di volermi bene è un disastro. Questo è quello che merito: nessuno che mi ascolti, e una serie di maltrattamenti minuziosamente studiati solo per me. La formula magica per vivere con me stessa.
Mi chiedo perché io abbia smesso di vomitare. Chissà. Adesso voglio davvero distruggermi: è bellissimo.

venerdì 6 giugno 2014

Riflessioni di un mese senza abbuffarmi.

Provo tanta rabbia, e non vorrei. Vorrei poter credere in me stessa, vorrei poter credere che ce la farò. Ma lo specchio mi restituisce ogni giorno l'immagine di qualcuna che si è impossessata del mio corpo. Come è possibile che sia sempre più grosso? Io non mi sto più abbuffando. Sto mangiando regolarmente, non mi tolgo nulla. Non faccio sport, lo studio non me lo consente, ma cammino. Perché sono identica a quando mi riempio di cibo?

Ho solo voglia di farmi una di quelle grandi abbuffate e buttare tutto all'aria, perché non ne vale la pena.
Chi voglio prendere in giro? Io sono arrabbiata. Non so cosa dire, sono arrabbiata.

Sono arrabbiata perché il mio compagno di classe oggi doveva venire a salutarci tutti ed invece domani ha un ricovero per iniziare l'ottavo ciclo di chemioterapie, ed ha i valori bassi.
Sono arrabbiata perché il suo posto è vuoto e tutti in classe piangono, l'atmosfera è quella di quando si ha il terrore di dire qualcosa di sbagliato.
Si respira tensione, si respira speranza. Io odio la speranza. Perché mi siedo da sola nel mio banco e cerco di convincermi che lui ce la farà: e io lo so, ce la farà. Deve finire i diciotto cicli di chemio e poi lo operano. Ottobre, Dicembre, Febbraio... chi lo sa. La sua estate sarà una stanza bianca e calda, io la immagino così. O magari farà finta di stare bene, riderà un pochino e poi tornerà nella sua realtà fatta di una testa pelata e degli aghi, e pomeriggi nel cesso a vomitare.

Ma noi amiamo prenderci in giro dicendoci che va tutto bene. Perché la verità è che qui tutti hanno IL TERRORE di soffrire.
Hanno tutti il terrore di ammettere che si sta soffrendo. Perché dobbiamo fare L'UTILE. Perché piangersi addosso non va bene. Perché c'è la vita giusta, e quella sbagliata. Perché non possiamo mica soffrire in un angolo, piangere, sbattere la testa, urlare, STARE MALE, sfogarci, scrivere poemi pieni di parole e parole di disperazione: non si può. Bisogna rimboccarsi le maniche.
 
NON CI SI Può LAMENTARE SOLTANTO, SENZA FARE NIENTE. Questo è semplicemente perché la gente non vuole ascoltare. Alla gente non gliene frega un cazzo di chi sta male e chi no! Tutti vogliono persone che gettano due lacrimucce e poi si alzano in piedi come guerrieri e sorridono e dicono "grazie, mi sei stato di aiuto con le tue parole! Ora sono forte!"

Paura. Tutti hanno paura del dolore. Io so che passando l'esistenza a vivere il mio dolore senza fare finta di essere un'eroina forte e coraggiosa troverò indifferenza e abbandono, ma pazienza.
Perché io mi alzo, e cado. Mi alzo. Cado di nuovo. Mi alzo. Cado. Alzarmi non serve più. Sono a terra. Ho un corpo enorme, ho una tristezza nel cuore e non posso fare niente. Vorrei tanto potermi fermare un secondo. Vorrei tanto che fosse domani.
Davvero, nessuno sa cosa si provi. Alla fine tutti si piaciucchiano. Alla fine tutti si alzano e cercano la vita perché accettano di viverla nel loro corpo. Lo sopportano. Devono farlo. Mettetela come volete. Ma porca miseria, il mio... il mio corpo è insostenibile. E' troppo per me, io non ci riesco.
Ogni volta lo guardo e penso che fa schifo. Che io un corpo così in giro non lo porto. Mi pesa, ogni chilo sono cento, sono cento... Ed io continuo a piangere, non piango tutti i giorni ma avrei voglia di farlo.

Perché devo fare finta di voler vivere? Di essere pronta a guarire? Di voler cercare "altro"? Io non sono pronta. Inutile che mi prendo in giro. Non sono ancora pronta. Non sono pronta ad amare, non sono pronta a vivere, a divertirmi, a sognare. Non sono pronta perché io vorrei tanto essere magrissima, e non so perché.
Forse sto dimagrendo. Ma sento i pantaloni stretti che mi tirano il culo stretto e grosso, io lo odio. Io non sopporto più tutto questo... Mi sento una stupida bambina, io non mi voglio rialzare. Vorrei tanto potermi piangere addosso per sempre, ma non posso. Non posso perché contemporaneamente voglio ascolto, ed una che si piange addosso non la ascolta nessuno. Così fingo di essere una bella guerriera che cade e si rialza vittoriosa, e dice "mi do un'altra possibilità".
Ma io non voglio nessuna cazzo di possibilità. Io voglio essere magra. E' la mia ragione di vita. Potrebbero chiedermi di dar via la mia famiglia ed io lo farei, in cambio di un corpo magro. E me ne vergogno! Ci soffro, penso cose orribili che non si dovrebbero pensare!

Ma io sono stanca di non poter vivere come voglio.

Perché pesare quaranta chili ed essere infelice dovrebbe essere una malattia? Perché dimagrire non potrebbe essere lo scopo della mia esistenza? Perché io devo stare bene, perché lo voglio? Forse lo voglio solo perché lo vogliono gli altri. Forse voglio stare bene perché so che deve essere così.

Ma come faccio, con questo corpo? Un mese senza abbuffarmi e peso più di prima. Sono più grassa, più sciocca, più delusa arrabbiata incazzata...:(
Sono stanca di contraddirmi... Vorrei essere magra...

Scusate tutto questo sfogo... Davvero, sono delusa... In un mese mi aspettavo chissà che cosa, invece mi ritrovo lo stesso enorme corpo :(