sabato 10 gennaio 2015

FEROCEMENTE

Ferocemente disgustata. Questa sera vorrei aggiungere un dettaglio di me che forse chi mi ha aggiunta su fb ha notato, ma che a me non piace molto confessare: ho  i denti storti. Da bambina ho portato l’apparecchio mobile per cinque anni, sopra e sotto, solo che poi è cresciuto un dente in più e si è storta tutta la bocca.
Un paio di anni fa ho rimesso un apparecchio mobile (proprio nel periodo in cui ho iniziato ad ammalarmi di binge) che però, dopo un anno, ho iniziato a non portare più.
Non vi racconto tutta la pappardella ma, arrivando al sodo, proprio due settimane fa il dentista ha ufficialmente detto che il mio caso non è curabile. Sono dovuta andare da un professore spendendo una schioppettata di soldi perché nessun altro dentista riusciva a fare nulla, così, dopo il tentativo dell’apparecchio, due settimane fa il responso: “Dovresti togliere quattro denti, portare un apparecchio fisso e fare un’operazione chirurgica per spostare di tot gradi la tua mandibola, e anche facendo ciò non saremmo sicuri dei risultati. Cosa vuoi fare?”.
Ho salutato il dentista e ho scritto una nota sul cellulare

“Parlare non mi è mai sembrato inutile come adesso che il dolore strappa dall’anima ogni tentativo di comunicazione con il freddo mondo circostante
Sola.”

Io sono dovuta ingrassare per questo. Non ve l’ho mai raccontato ma quando ero anoressica (avevo l’anoressia…) le mie ossa erano decalcificate: nulla di preoccupante come molte di voi, purtroppo non sono mai stata degna di aiuto, però questo problemino non mi permetteva di mettere l’apparecchio. Per questo l’ho potuto mettere solo l’anno scorso.
Quello mobile, che mi faceva parlare come una stupida, senza il diritto di lamentarmi perché era per il mio bene, perché tutti i bambini lo portano (sottolineo che avevo 17 anni e nessuno ha l’apparecchio mobile a diciassette anni, anche se sinceramente non me ne freghi molto, visto che dire ad un malato di tumore “molta gente ha un tumore” non lo solleva certo di morale), perché io devo stare zitta.
Così ho iniziato ad abbuffarmi. È uno dei millemila motivi, ma è uno.
E quando ho saputo che resterò così per sempre io ho pensato soltanto “Anche Leopardi era deforme”.
Che egoista, che pensiero di merda, che stupida.
Non ve l’ho mai scritto perché non volevo che mi rispondeste “Anche io avevo l’apparecchio a sei anni!” “Io l’ho portato cinque!” “Ti capisco, anche una mia amica ce l’ha!”.
Ma fate pure, tanto è così. E va bene. Del resto certe sofferenze sono inspiegabili, del resto ho incassato, del resto ormai ho imparato che non sono questi i problemi.
Questo discorso mi sembra stupido, non so perché sto scrivendo, e sto anche piangendo come una sciocca bambina capricciosa.
Vi prego, non commentate la parte dell’apparecchio. Lasciate perdere questo post, non voglio autocommiserarmi né sentirmi dire poverina né ti capisco né che anche voi lo avete portato né che non sono deforme.
Lo so lo so lo so.
Vorrei solo smettere di piangere, adesso, ma non vedo il motivo per farlo.
Voglio solo soffocare tutto questo nella torta al limone che ho visto prima al supermercato, e nella nutella bianca, ma non so proprio quando uscire a comprarle. Devo studiare e non ho tempo e domani ci sono i miei a casa. Non desidero una parola, desidero abbuffarmi. Scusate se i miei post non parlano mai di me, ma solo delle brutte sensazioni che mi attraversano la spina dorsale e mi paralizzano su una sedia senza riuscire nemmeno a descrivermi attraverso uno schermo.
Un giorno sarò capace di cullarmi nelle emozioni senza zittirle con le abbuffate.
Cosa mi manca?
Cosa mi rende così infelice? Perché non riesco a smettere di pensare alla nutella bianca? Alla torta ripiena di limone cremoso, alla pizza avanzata che sta in cucina?
Potrei partorire pensieri geniali, in questo momento; potrei, invece di lamentarmi, alzare il mio culone e scrivere la mia vita iniziando ad andare a dare una mano a mia mamma, apparecchiare, studiare.
Eppure sono qui a cercare le parole con le quali esprimervi la metà delle cose che vorrei… ma non esce nulla, non questa volta, solo frasi pietose e sconclusionate.
C’è qualcosa che mi blocca, c’è qualcosa che mi impedisce di stare bene. Sono tormentata.

Questo l’ho scritto l’altra notte:

Mi muovo nella mia vita, impacciata. Corro in cerca della salvezza, di quella Santa Pace con la mia anima, di quell’armistizio che come una stella o una galassia fluttua inconsistente a migliaia di anni luce da me.
Ogni parola rimbomba a vuoto e mi sembra di sprecare fiato, idee, forza. Sono il burattino della mia materialità, la bambola della mia consistenza, legata con stretti nodi alla mia inettitudine.
Ogni giorno si stringe e muore nell’altro come nel grembo raggrinzito e secco di una madre sterile: i propositi marciscono logorati dall’agitazione e dalla fretta e dal bisogno di realizzarli. I pensieri si consumano limati dalla loro ripetitività instancabile.
Il cielo illumina Torino in una notte profonda, silenziosa, fredda. Non ho sonno, cerco una ragione per cui dovrei svegliarmi domattina ma non la trovo se non nelle cose materiali che mi appartengono ed in quelle che vorrei. Lascio che le aspettative rimbalzino sul mio cervello occupato, aspetto che le passioni si rivelino capricci e che le decisioni perdano sicurezza perché so di non poter essere sicura.
Ho scelto la vita sbagliata e me ne pento, e sento le mie vocazioni premermi sulle tempie togliendomi il fiato e i battiti.
Non capisco perché esprimermi mi è così difficile, così impossibile e così inutile. Le parole si riassorbono come ferite; i sordi muri dell’indifferenza mi tengono prigioniera di pensieri inconcludenti. Poco di utile in mezzo a tanta apparente utilità; quasi nulla di profondo in cuore duro come pietra.
Il crudo cinismo taglia di menzogna ogni sillaba pesante e affilata; la mia maschera mi punge e mi ferisce, ma nasconde il sangue secco e quello fresco su una faccia rotonda e poco espressiva.
Vorrei sollevarmi insieme ai miei pensieri lontana dal mondo, lontana dall’infelicità e l’incomprensione che trattiene e violenta i miei simili.

 E questa qualche giorno fa:

Mutismo mostruoso.
La rovina della mia vita è la mia vita e chi mi ha dato la vita. Il silenzio mi piomba addosso come un sasso, non so fare silenzio e non posso deglutire il tempo ormai saturo di tutte le parole che non vorrei aver scritto. Non vorrei essere stata quella persona ch’ero, non vorrei esser cresciuta a poco a poco e non vorrei dover deturpare questa pagina bianca adesso per sporcarla di cose che domani non penserò più.
L’errore più profondo è il passato in tutte le sue forme, ed è per questo che i ricordi spazzano via come una scopa tutto l’orrore che lo percorre, lasciando nel cuore una deliziosa sensazione chiamata nostalgia. Se non siamo più ciò che eravamo non è forse perché, almeno in parte, lo ripugnavamo? Il cambiamento risiede in piccole dosi nei bocconi amari del dispiacere di cui ci nutriamo quotidianamente. Non ci accorgiamo forse di prendere drastiche decisioni? Scrissi un giorno: motivazioni banali dietro scelte profonde e radicali.
Potrà mai qualcuno comprendermi? Certamente, non appena imparerò ad esprimermi. Perché non ne sono in grado, come i grandi scrittori, poeti, Maestri?
Ricevo commenti pesanti, dolorosi e cerco di ignorarli: lascio che il tempo scorra sotto i miei piedi ed io provo a cambiare, certa che ce la farò.
Questa volta è la volta, ed io saprò essere vincitrice. Sono il Dio di me stessa.

Ne ho scritti molti altri ma è inutile che io li posti qui. So che è abbastanza sciocco quello che scrivo, più che altro sono tante parole che sembrano chissà che, ma io non riesco ad esprimermi in altro modo. Non sono capace a raccontarvi della mia vita e mi dispiace. A me piace leggervi, mi fa crescere… quello che purtroppo produco io è solo uno sfoggio di niente.
Un bacio a chi mi leggerà… spero che un giorno potrò scrivere anche io qualcosa di positivo che possa incoraggiarvi, invece di questa merda. Spero che troverete, un giorno, un motivo per starmi ancora dietro… perché è la cosa che mi consola e mi fa sentire amata di più!

4 commenti:

  1. Innanzitutto, sono pienamente convinta che i sentimenti e i pensieri non cerchino alcuna autorizzazione per emergere, anche perché non ne hanno bisogno.
    Nel chiuso della mente è tutto lecito, ho dovuto impararlo a mie spese per non impazzire... possiamo piantare il cavolo o la rosa, la patata o il gelsomino - ricordi d'infanzia, del Giardino Segreto che divoravo a mezzo libro e cartone animato a otto anni.

    Chi si trincera dietro pensieri quali "che brutto pensiero! non dovrei sentirmi così! mi devo vergognare di me stesso!" secondo me non ha semplicemente il coraggio di abbracciare la vita per tutto quello che è, il glorioso e il meschino, e la gloria maggiore che a volte è accettare quanto di disturbante e spiacevole si annida nel nostro cuore.

    E tu questo coraggio lo dimostri scrivendo in queste pagine virtuali, Cecilia, non pratichi una totale eutanasia su quello che senti... d'accordo, forse non riesci ad esprimerti totalmente nella vita reale - come credo quasi tutti noi che vagabondiamo per la blogosfera, altrimenti ci lanceremmo nelle nostre vite con furore dionisiaco...
    ... ma accetti che può esserci il lamento, la lacrima, l'abbattimento per una faccenda all'apparenza banale, ma che è espressione di un mal di vivere più integrale e pervasivo.

    Tu quantomeno il dèmone ti sforzi di guardarlo negli occhi.
    E' più di quanto molta gente cosiddetta "sana" fa.

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  2. io già ho trovato un motivo per starti dietro...sei tu.tu e l'espressione di te attraverso la scrittura...
    dici che leggere ti fa crescere...
    e se parlare di te come ne parli facesse altrettanto?
    noi siamo paladine delle nostre emozioni...il bagaglio che ci portiamo pesa tanto più ci eleviamo....più ci distacchiamo più esso ritorna sotto forma di membrana nostalgica e non ci munisce di scudi atti a digerirlo...
    cogito ergo sum dice il filosofo...
    tu sei l'espressione di te stessa e vali lacrime rabbia devastazione...l'impotenza la agisci sotto forma di scrittura...e la vinci.


    un grande abbraccio

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  3. Cecilia, ti chiami così giusto? :) voglio chiamarti per nome perché così forse mi sentirai più vicina, ti chiedo subito scusa se faccio accenno all'apparecchio, sò che ti dà fastidio e lo capisco benissimo perciò ti dico solo brevemente che posso capire la tua sofferenza per questa cosa e ti sei riuscita a spiegare benissimo, non dev'essere stato e non lo è tutt'ora facile per te e capisco anche che tu non voglia essere compatita perché solo tu sai quanto soffri e gli altri pur sforzandosi non potranno mai cancellare questo disagio quindi la chiudo quì con l'argomento perché non vorrei mai infastidirti anzi io voglio aiutarti e starvi accanto <3 perché ci sono tantissimo motivi per cui vale la pena farlo e il primo tra tutti è perché tu sei tu una persona piena di passioni e che ha tanta voglia di essere qualcuno e che ci riuscirà ne sono certa! sei convinta di non saperi esprimere ma chi legge percepisce tutte le tue emozioni te lo assicuro! Spero che poi oggi sia stata una giornata più tranquilla e sappi che puoi contare sul mio appoggio e sul mio sostegno <3 spero che il mio commento non ti abbia infastidita o averti fatto ricordare una cosa così dolorosa per te! Puoi commentare ogni volta che voi da me per chiedermi aiuto, sostegno, qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno. Un forte abbraccio e un bacione grande, noi non ti abbandoniamo <3

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  4. Io sinceramente guardandoti nelle foto su fb non ho proprio notato i denti. Sarà che ero distratta dai capelli, che trovo stupendi ed invidiabilissimi, ma non ho proprio notato questa deformità. Tuttavia credo che l'apparecchio sia una crudeltà cui non ci si dovrebbe più sottoporre dopo una certa età e personalmente nutro molti dubbi sulla sua effettiva utilità. Io ne ho portati fissi e mobili per tutta l'infanzia ma i miei denti di sopra sono dritti come erano dritti quindici anni fa e quelli di sotto fanno schifo come allora, e chissà per quante migliaia di euro. Alla fine mi sono stufata e ho detto a mia madre che mi sarei tenuta i miei denti storti e pace, non si combatte la natura, è hybris. Ma al di là di questi deliri, ci sono mille concause che ci portano ad ammalarci ed è terribile ripercorrerle dopo anni, quando magari ci ️sembrano stupide e incomprensibili e hanno perso la profondità di un tempo (io tra le cause dell'anoressia posso annoverare un paio di occhiali da sole giganti di cui mi ero invaghita ma che sarebbero stati bene solo su un viso magro) ma non è troppo tardi. Anche se "abbiamo sbagliato vita" possiamo ancora riprendercela!
    E, per inciso, io amo quel che scrivi e credo di essere cresciuta molto anche io leggendo i tuoi post e ritrovandomi nero su bianco (anzi, bianco su nero in questo caso specifico) molte cose che ho provato sulla mia pelle ma alle quali non sono mai riuscita a dare forma. Credo che scrivere sia un modo per vomitare fuori il veleno, ripongo molta fiducia nel suo lato terapeutico!
    Un abbraccio!

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