venerdì 9 maggio 2014

Rabbia, impazienza e motivazione al massimo!

Sono a casa, e a Torino c'è il sole. Io guardo il mio corpo e mi pongo obiettivi immensi e completamente opposti: dimagrire-cambiare mentalità, annullarmi-amarmi, distruggermi-ricompormi... e a volte vorrei riuscire a realizzarli tutti contemporaneamente, a volte vorrei svuotarmi semplicemente il cervello e riempirlo di gioia, allegria, consapevolezze, capacità, desideri. Vita.

Leggendo tutti i vostri commenti cresco ogni giorno, mi appunto i cambiamenti che dovrei apportare nel mio modo di avvicinarmi a me stessa e al mio mondo interiore, sebbene sia difficilissimo riuscire a comprendermi, rispettarmi, farmi rispettare, rispondere.

Il fatto è che tutte quelle offese da parte di mia nonna non le riesco a contestare. Semplicemente perché sono vere. Perché mi mostrerei debole. Le darei ragione (ha ragione, ma preferisco non confermarglielo). In fondo la guerra è dentro di me, e preferisco combatterla lealmente e con me stessa: vedo gli altri come una terribile minaccia. Forse questo è il punto cruciale della mia malattia: vedo la via di uscita solo in me stessa e contemporaneamente sono l'unica che si mette realmente i bastoni tra le ruote.
Alterno le mie giornate tra positività, motivazione e sconforto totale, ma non mi abbuffo. Non mi abbuffo! Questa è la cosa più importante, la più straordinaria e, per adesso, mi accontento.
Provo (e riesco) a non guardarmi allo specchio molto spesso, perché ho un obiettivo molto chiaro che mi sto imponendo, ed è quello di non abbuffarmi, e non più quello di svegliarmi magra come un chiodo (per, quindi, demoralizzarmi quando non accade e abbuffarmi).
Sul mio diario alimentare cartaceo ho stilato una lista di cause scatenanti le mie abbuffate: alcune sono stupide (il gelato dopo pranzo con il mio ragazzo: vi sembrerà assurdo ma è così, scatta un non so che e mi abbuffo tutto il pomeriggio e la sera!), altre davvero rivelatorie; questa lista può sembrare sciocca ma mi ha aiutato a scavare, scavare, scavare, e per quanto non possa esistere una precisa motivazione da eliminare (problema--> eliminazione problema--> soluzione miracolosa) ma un insieme complicato e vasto di vissuto, di pensieri, di colpe, di autocritiche eccessive, di insicurezze, so che questo è un punto di partenza, di incontro, un ottimo modo per venirmi incontro ed aiutarmi.

Cercherò di vivere. Di rendere la mia vita bella e soddisfacente, ricca; imparerò a vivere e vincere i fallimenti. Un obiettivo ambizioso e contemporaneamente splendido: rimuovere il cibo dal centro di rotazione dei miei pensieri. Voglio che diventi un accessorio, un mezzo necessario a reggermi in piedi, stare in compagnia, ma nulla di più. Gli do troppa importanza: io divoro lui e lui si sta divorando la mia vita!

Certo, non sto dicendo che non desidererò più dimagrire, e lo farò senza ossessioni: ovviamente disintegrare le ossessioni è il mio obiettivo, e dimagrire la conseguenza. E' un meccanismo difficile eliminare la magrezza come pensiero principale, non ci riuscirò domani, forse nemmeno tra vent'anni. Però posso vivere, per adesso, e imparare lentamente a fare quello che chi non è malato fa, e ama fare.

L'altro giorno ho preso il mio primo sei di italiano, il primo della mia vita. Considerato che è l'unica materia che amo, che leggo un sacco, che voglio intraprendere la facoltà più inutile e assurda che esista per pura passione, che è l'unica fonte di soddisfazione, amore, consolazione... beh, potete immaginare il mio entusiasmo.
Sono rimasta delusa.
Delusa da me stessa, dai miei propositi inevitabilmente finiti nel cesso, delusa da quella che credevo fosse una vocazione, delusa da quello che credevo essere un talento. Delusa. Per uno stupido sei. Avrei potuto e voluto piangere, urlare, lamentarmi, invece sapete che ho fatto?

Ho pensato "tanto ho ben altri progetti per me. Tanto il mio unico obiettivo è essere magra. Fanculo al voto. Fanculo, non mi lascerò sopraffare da quello che non riguarda me e il mio corpo."
Mi sono fermata e ho creduto di uscire per un secondo da me stessa: il raziocinio ha tolto proprio l'ancora. E' esattamente il contrario di ciò che voglio, che devo volere per me. Eppure mi ha confortata così tanto quel pensiero che mi sono rilassata, ho chiuso il mio libretto dei voti, la media del nove completamente rovinata, la delusione per quella che credevo essere una mia dote, la rabbia per essermi sopravvalutata, e ho pensato solo, unicamente al mio corpo grosso.
Ho pensato che c'era qualcosa di ben più grave di una media di italiano rovinata. Che c'era qualcosa di più importante del fatto che il professore avesse detto a mia mamma in un colloquio che ero così brava che mi avrebbe dato nove in pagella anche se la mia media era dell'otto e che quindi lo avevo deluso, che non poteva darmi nessun nove (come ha spiegato dispiaciuto nell'interrogazione).
Che c'era qualcosa di molto più triste.

IO SONO GRASSA.

Sono arrivata a pensare, in quei minuti di furia e cecità, che se fossi stata magra non avrei mai preso quel sei, che se fossi stata magra non sarei stata così stupida e superficiale; e ho riposto tutta la tristezza, la rabbia, il nervoso per quel voto stupido e brutto nel mio corpo.
Ed è spaventosamente servito.

SONO GRASSA.

Ho una compagna di classe che è sempre stata grassa, insomma, in carne: in due/tre mesi è diventata uno scheletro. Oggi si è sentita male, ha avuto giramenti di testa ed io ho subito pensato fosse perché mangia poco, e l'ho invidiata terribilmente: magari avessi io gli stessi giramenti, magari il mio ragazzo (come ha fatto il suo) mi accompagnasse in bagno per rinfrescarmi, magari gli insegnanti (come hanno detto a lei) mi dicessero che dovrei mangiare un po' di più, perché sono pelle ed ossa!
Un impeto di rabbia mi ha investita e completamente travolta: di nuovo ho pensato e messo al centro di tutto il cibo.

Sono stanca. Vorrei solo dimagrire. Vorrei essere sottile, leggera. Voglio tutto. Voglio tutto e non so cosa voglio, voglio stare bene. Voglio anche io stare bene. Vorrei essere magra. Essere più felice.


Vorrei ritrovarmi, vorrei stringermi io forte e consolarmi, vorrei prendermi a schiaffi e urlare che sono una scema, che sto buttando all'aria tutto solo perché a cena devo fare necessariamente il bis, perché basterebbe rinunciare a quella fetta di formaggio, ad una ventina di grammi di pasta, perché i miei obiettivi possono essere tranquillamente raggiunti come ha fatto la mia compagna (sono quasi sicura non sia anoressica, semplicemente è molto disinvolta, diciamo un po' distratta e non pensa più molto al cibo, almeno penso, ma solitamente noi con un DCA riconosciamo chi ce l'ha), con un po' di disinvoltura, eppure mi ostacolo da sola. La malattia mi ostacola.

Desidero tanto farcela. Desidero trovare il senso della vita oltre il cibo, oltre una pizza intera, oltre le calorie, oltre le abbuffate... oltre questo inferno. Lo desidero tanto. Eppure nei momenti come quelli del 6 di italiano sento che la malattia mi consola, mi aiuta, mi riempie, mi difende.

Staccarmi da lei è troppo, tanto difficile.

10 commenti:

  1. Oddio ma tu si` che hai una dote!!
    Non devi proprio demoralizzarti per quel 6 ! Ma si vede chiaramente che sei portata!! Da come scrivi ma anche dal fatto di essertela presa cosi` tanto per il voto..
    Io in italiano sono pessima XD e` la materia che odio di piu` !! O_O

    Ho letto i Demoni pero` ( non so come :p) e te li consiglio:) mi raccomando prendi l'edizione con l'appendice altrimenti ti perdi la parte migliore del libro:)

    Comunque questo spirito autocritico, questa ricerca delle cause che scatenano abbuffate ecc vedrai che ti saranno vantaggiose !!:)

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  2. Sybil è un nome che adoro. Sybil si suicida per l'amore di Dorian, per il troppo sentimento che la divora. Sybil non è riuscita a vivere.
    È emblematico che tu abbia scelto proprio questo nome.
    Tu ti senti come Sybil?
    Io invece nelle tue parole leggo tanta, troppa, voglia di vivere. Di uscire dal guscio che ti sei creata e mostrarti per ciò che sei. Credo che nella tua vita tu ti limiti troppo, ti limiti a sopportare, a subire, ad ascoltare, a esistere. "Non rispondo a nonna perché ha ragione", "la battaglia è contro e con me solamente" e nel frattempo lasci agli altri il potere di trattarti come vogliono. In fondo è questo che fai anche tu, ti tratti come vuoi, male.
    In fondo, comunque, lo facciamo tutte. Vuoi o non vuoi che sia la malattia, lo facciamo.
    Tu almeno stai provando a analizzare gli eventi, le cause, gli effetti. E quel che scrivi, la tua voglia di provare a vivere è già un bel passo avanti. Una Sybil nuova, che dell'amore di Dorian non se ne fa più niente, che lo supera. Una Sybil non più malata, vediamola così.
    Ma non puoi pretendere che i cambiamenti siano istantanei, non puoi aprire gli occhi e trovarti già perfetta, magra, e senza questi pensieri distruttivi.
    Quello che hai pensato quando hai ricevuto il voto di italiano, è quello che penso spesso anche io.
    Quando ho fatto l'esame pratico per la patente mi sono detta che se fossi stata più magra l'avrei passato di sicuro. L'esame poi l'ho passato ugualmente, e allora mi sono detta che se fossi stata più magra l'avrei passato con più facilità.
    Mi capita spesso, non so se sia una causa o una conseguenza di questa malattia. Non puoi fartene una colpa per questo.
    Stai già lavorando su di te, piano piano anche questi pensieri scompariranno. Immagina questa "sfida" come una piramide, i pensieri sono al vertice, tu sei alla base. La base della piramide è più difficile da rompere e buttare giù, ma quando ci riuscirai cadrà anche tutto il resto.
    Continua con questo spirito autocritico, andrà tutto bene.
    Sono giorni che me lo ripeto: andrà tutto bene.

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    1. Sybil non riusciva a vivere più, si è uccisa impulsivamente: il suo fascino sta proprio là, in quel gesto disperato con cui sperava di attirare un'attenzione che, però, si è rivelata indifferenza. Questo è quello che sento io, così è come vedo il tentativo disperato di distruggermi per attirare (o allontanare, non lo so) l'attenzione di qualcuno su di me.
      Sybil vuole vivere, ma non è capace, così si uccide. Sybil ama qualcosa che crede di avere perso ed è convinta di non riuscire a farne a meno, Sybil compie i gesti che sto compiendo io, e incontra la medesima indifferenza che incontro io, che incontriamo tutte noi.
      Cosa ci distruggiamo a fare? Molte di noi quando sono state anoressiche sull'orlo del precipizio sono state ancor più allontanate, ignorate, addirittura accusate! Incomprese, vittime dell'indifferenza di cui è stata vittima Sybil, morta di una morte inutile.
      Sybil non riesce a vivere, ma vuole, vuole vivere! Solo non senza Dorian. Io sto cercando di desiderare la vita che tutti amano e che io detesto, calpesto, maledico... sto cercando di vivere senza Dorian, sto cercando di imparare a vivere, sì, come hai detto tu, al contrario di Sybil. Per non ottenere il nulla che ha ottenuto lei.
      Ci ho pensato quando leggendo il libro mi sono accorta che non veniva quasi più menzionata, e che anzi Dorian era riuscito a rendere la sua morte uno spettacolo meraviglioso tutto per lui: io non voglio essere lo spettacolo di nessuno, ma mi sento come Sybil. Chi di noi non è tentata dalla scelta che ha fatto lei, e quante sanno che ci aspetterà la stessa sua sorte?

      Andrà tutto bene, prima o poi andrà tutto bene, me ne sto convincendo anche io.

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  3. è molto bello questo post.
    E vorrei dire in particolare una cosa:
    Tu sei la tua unica via d'uscita. E sei anche la stessa persona che si infila i bastoni tra le ruote. Tu sei sia le tue potenzialità che i tuoi limiti, per definizione stessa di essere umano. Sei la voce che ti spinge di andare un pelo più avanti anche quando sei stanca e quella che ti dice di mollare tutto prima ancora di averlo cominciato. E , rullo di tamburi, sei anche il tuo dca o come diavolo vuoi chiamarlo.
    La cosa che devi capire secpndo me è che non tutti i fallimenti sono solo ed esclusivamente colpa tua. Come dire: shit happens.A volte anche gli eventi non girano a favore. Questo te lo scrivo perchè sembra tu abbia enormi sensi di colpa.
    E finisco dicendo che a tutti piacerebbe svegliarsi un bel giorno, fare la scelta della vita ed essere persone nuove. Ma la verità è che non succede mai. I primi giorni se c'è tanto convinzione sono euforici, ma poi la menzogna risale presto e striscia viscida come la merda nei tubi. E quindi sostanzialmente si fa il doppio della fatica: illudersi e capire che era un'illusione. E magari rincominciare. Il triplo della fatica quindi.
    Io non credo che tutto andrà bene per forza, come leggo qua sopra.
    A me, come a tanta altra gente, non è andato tutto bene.
    Per dio, dipende poi che aspirazioni uno ha nella vita.
    E ora finisco davvero e mi dispiace di averti tediato: gli esami non li passi pesando meno. te lo garantisco dopo aver affrontato anatomia 1 , istologia e tutta la baracca di medicina.
    Non c'è nulla di più pesante di un corpo che non pesa.
    E, non te lo dico per gettarti sfiga, te lo dico perchè per molto tempo l'ho pensato anche io: non farai in alcun modo ecezione.

    Ti saluto,
    scusa il papiro

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    1. Invece è un papiro che mi fa riflettere, e mi rende immensamente triste. E sai perché? Perché io, tutto quello che hai detto, lo so. So che avere un corpo leggero non cambierà niente, so che sarà peggio, so che non avrò la vita, so che non spariranno le ossessioni, l'ho vissuto sulla mia pelle pesando quarantadue chili (che non sono nemmeno pochissimi per la mia altezza, ma che io sentivo disperatamente pochi). Ma non riesco a capirlo e a convincermene!
      Io sono il mio dca, e sono frammentata perché da una parte miro a eliminare le ossessioni, dall'altra vorrei farlo per dimagrire, e non per vivere. Voglio vivere, o voglio dimagrire? tutti e due. Ma forse sono inconciliabili, o forse lo sono troppo: dimagrire è la mia vita. Una vita di merda, ma è la mia vita, adesso.
      Vorrei che non lo fosse, ma vorrei essere magra. Vorrei rifugiarmi nel mio dca per sempre, prendermela con il mio corpo perché è comodissimo, ma allo stesso tempo essere libera. Ho paura, paura della vita. Voglio vivere, non voglio vivere, dimagrire, non dimagrire, pensarci, non pensarci... Ho la testa che scoppia.
      Vorrei essere felice.
      Senza di me. La verità è che vorrei diventare così magra da non esserci più e poter finalmente vivere libera da me stessa, ma è impossibile.

      Ti abbraccio

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  4. Piccola sai cosa mi piace del post? La "motivazione al massimo" che leggo nel titolo! Hai una sensibilità una cultura una dolcezza fuori dal comune... Solo che non hai ancora chiaro quanto sei forte :)
    Ti stringo forte

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  5. Questo post è bellissimo, e anche i commenti di i cant change e di justvicky e le tue risposte. Sei consapevole e questo è già un punto di partenza.
    L'obiettivo dev'essere quello di eliminare le abbuffate, eliminarle per vivere serenamente... e il dimagrimento dev'essere un effetto secondario, derivante da un diverso approccio al cibo. Un approccio più sereno, senza ossessioni. Dimagrirai in modo naturale quando il cibo non sarà più fulcro della tua vita, quando non ti sveglierai ogni mattina pensando che devi dimagrire, che devi essere magra come un chiodo. Su questo ti devi concentrare secondo me, perché tanto non sarai mai abbastanza magra, perché ovviamente c'è qualcosa di più profondo dietro. Fai bene a cercare di capire e analizzare i tuoi comportamenti, la base dei tuoi impulsi autodistruttivi.
    Scrivi "Io guardo il mio corpo e mi pongo obiettivi immensi e completamente opposti: dimagrire-cambiare mentalità, annullarmi-amarmi, distruggermi-ricompormi... e a volte vorrei riuscire a realizzarli tutti contemporaneamente, a volte vorrei svuotarmi semplicemente il cervello e riempirlo di gioia, allegria, consapevolezze, capacità, desideri. Vita." ed è comprensibile, purtroppo è quello che provo anche io e penso molte di noi. Dobbiamo lottare per far prevalere gli obiettivi positivi e non quelli distruttivi. Dobbiamo imparare ad amarci e smetterla di odiarci. Fare ciò che ci fa sentire bene, senza trovare il bene nel dolore e nella sofferenza. Dobbiamo rieducarci alla vita, per quanto sia difficile. Penso che sia l'unica via, vivere.
    Non assecondare la parte malata, insegui quelli che sono i tuoi sogni (la facoltà di lettere, la spensieratezza, la libertà, l'indipendenza) e non i desideri della te malata. E' vero che tu sei anche il tuo dca, ma non sei solo quello e devo dimostrarlo a te stessa. Sei tuo dca ma sei anche altro, ed è proprio su questo "altro" che devi puntare, perché rifugiarsi nel dca non ti porta da nessuna parte alla fine dei giochi.
    Ti stringo forte.

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    1. Grazie per il commento. "senza trovare il bene nel dolore e nella sofferenza." Questo è il punto. finchè non esisterà altro che la sofferenza, l'obiettivo sarà "Soffrire meno, soffrire diversamente", e non "Non soffrire". La mente umana è potentissima e indirizza i pensieri dalla parte giusta, le azioni da quella opposta: che è distruttiva, illusoria, frustrante, ma allettante. Sicura. Perché è più facile mirare al fallimento e realizzarsi sempre in esso, piuttosto che cambiare e trasformarsi radicalmente per vivere gioie e dolori senza costruirseli da soli.
      ti abbraccio!

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  6. Mi hai toccato il cuore, dico davvero. Ti auguro di trovare la tua strada.
    V.

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    1. Grazie, passerò dal tuo blog. Un abbraccio!

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