lunedì 2 febbraio 2015

Motivi in ricerca

L’esistenza vuota. Ed io impregnata di esistenza.
Tento invano di fuggire alle mie abitudini, abitudini perché abitano. Non le riesco a sfrattare e a volte sono delle buone compagne di vita: nei momenti in cui la vita, io, non la sento più.

Mi sveglio, dopo dodici giorni che non mi abbuffavo è proprio vero, è la realtà, ieri mi sono abbuffata. Pochi drammi: salgo sulla cyclette, pedalo un’ora, mi lavo, faccio il silk epil, la routine mi mangia come un cioccolatino da scartare, spalmo l’olio idratante, penso di poter essere una nuova persona: in mente le sue gambe, il suo culo; le mie gambe, il mio culo …
Non importa, per questa mattina non è importante che io non sia come lei, questa mattina importa che io non mi schifi di essere me.

Ecco perché Zeno mi piace tanto, e mi piacciono parimenti le emozioni di pietà e compassione che leggerlo mi provoca. Ecco perché il suo muro dei propositi io vorrei portarlo a casa con me, ecco perché continuo a leggerlo, rileggerlo, leggerlo ancora: mi sono abbuffata.

Di nuovo? Ma non avevi ricominciato con la cyclette, ti eri lavata, depilata, asciugata i capelli, non avevi messo l’olio idratante?

Già, il che rende tutto più drammaticamente STUPIDO.
Ma come si dice in questi casi, “la torta era avanzata ed era veramente tanta e veramente buona, al limone, poi c’erano le acciughe in frigo, il pane con l’olio” e scusate se non proseguo ma in questo preciso istante sto lottando per non vomitare.
Sto lottando per non vomitare.
Sto lottando per svegliarmi domani e convincermi che non è vero, che non posso averlo fatto per una ragione così stupida come una stupida torta IO, proprio IO che avevo deciso di ricominciare, proprio io che adesso mi prometto di non farlo più, proprio io che stavo cercando un equilibrio, un compromesso: “le verdure e il pesce a pranzo con una mela, e un muffin al farro al pomeriggio per premiarmi”.
Sto lottando per non piangere.
Sto lottando per razionalizzare.
Sto lottando per collocare l’accaduto in una dimensione che giustifichi almeno in parte il mio delitto imperdonabile: la noia, lo stress, la rabbia, la solitudine …
Stronzate.
Sto lottando per comprendere meglio cosa ha scatenato il tutto: insomma dai, leggo, rifletto, penso, scrivo, coniugo; non posso veramente essermi abbuffata perché era avanzata la torta al limone ed era buonissima!
Deve esserci stato qualche motivo profondo, qualche dramma, uno di quei drammi che solo io con il mio cervello contorto e sempre in funzione posso comprendere …
Puttanate.
E più me ne rendo conto, più abbasso la testa. Chiudo i miei occhietti brillanti e mi spengo, come una stella che implode.
Mi sento sconsolata, arrabbiata, delusa, triste. Spremo le meningi, cerco e non mi rassegno e continuo a cercare quel grande motivo che possa farmi dire “è comprensibile che tu ti sia abbuffata! Dai, eri nervosa, arrabbiata, triste, annoiata!” e cerco sfogliando il diario verifiche, interrogazioni lontane il cui pensiero potrebbe avermi fatta sentire …
Cazzate.

E adesso vorrei chiudere gli occhi e proiettarmi nel niente; adesso vorrei scavarmi una profonda fossa e rimanere lì per anni, rimanere lì dentro per anni, portare con me quintali di tristezza e nutrirmi per anni solo di quella, nutrirmi solo di quella tristezza! Nutrirmene per anni! E per anni non esserci per nessuno, per anni non esserci, per anni! Non esserci per anni!

Ecco perché mi piace tanto Zeno. Perché prima di leggere quel libro io avevo preso l’abitudine di attaccare al muro un post-it ogni volta che mi abbuffavo. Lo chiamavo “il muro dei fallimenti”.
Un giorno mia mamma pulendo ha buttato tutto via.
Non capiva quei post-it.
Nessuno poteva capirli!
E quando ho letto Zeno ho capito che invece qualcuno aveva avuto la mia stessa idea.
Cosa c’è di piacevole o triste, in tutto questo?
C’è che io leggo quelle pagine ogni giorno, per ricordarmi ogni giorno che non sono sola e per assicurarmi che ogni giorno ci sia qualcuno che costruisce un muro di fallimenti grande come il mio!
Un muro di fallimenti grande come il mio!
Un muro di fallimenti!

Ecco perché detesto tanto me stessa. Perché mia mamma ha buttato giù il mio muro dei fallimenti. E se non è più lì, dov’è il muro di fallimenti? Dove sono i fallimenti?
Voi dove andreste a piangere un morto, se non avesse una tomba? Io non voglio piangere un morto nel mio cuore!
Non sono pronta a metabolizzare (metabolismo? Cos’è il metabolismo?) i fallimenti senza prima vederli attaccati al muro. Eppure non voglio fallire più.
Ho lo stomaco che tira, la gola irritata, la bocca impastata, mi propongo con veemenza di non abbuffarmi più e intanto già penso al muro dei fallimenti che dovrei ricominciare a costruire?
Per farlo diventare grande come il mio? Grande come il mio! Un muro di fallimenti!
È incredibile. È troppo stupido per una come me, o semplicemente no.
O semplicemente è una malattia, alla pari dell’anoressia, della bulimia (io sono bulimica? Da quante settimane non vomito? Come posso essere bulimica?), della schizofrenia.
Ho scartato già questa opzione, nella mia testa vuota.
Ho scartato tante cose. Motivi, scuse, ragioni.

Io non trovo più niente.
Ma domani … domani sarà diverso.

3 commenti:

  1. Io non voglio piangere un morto nel mio cuore!

    E allora vivi, Cecilia.

    Vivi.

    E' tutto quello che riesco a trovare per te scavando nel cuore.

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  2. 'domani sarà diverso'.
    ecco.stavolta a questa frase non hai fatto seguire 'cazzate'...
    vuol dire che tu ci credi ancora nel domani....!
    e pensare al futuro fare progetti in merito anche se di un muro...
    è il primo passo per la consapevolezza e resistenza al destino.
    forza Sybil c'è un muro di VITTORIE che ti aspetta!!!


    ti abbraccio forte

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  3. E chi te lo dice che tu debba per forza costruire un nuovo muro di fallimenti? Il fatto che tu abbia fallito oggi non significa che tu fallirai anche domani. Non significa che tu costruirai lo stesso muro di ieri.
    Forse aver fatto cadere questo muro può essere per te un nuovo punto di partenza.
    Quando qualcuno muore si piange. Si piange disperatamente sia di fronte alla sua tomba, sia qualora essa non ci sia. Poi ad un certo punto si smette di cercale quella tomba, si smette anche di piangere perchè ci accorgiamo che nessuno ce lo riporterà comunque indietro.
    Il muro è caduto, è giunta l'ora di smettere di pensare ai tuoi fallimenti... smetti di cercare anche un "colpevole" ai tuoi fallimenti. Non serve a NIENTE.
    Inizia a scrivere le tue vittorie, le tue soddisfazioni, ti aiuterà vedere che non hai sempre fallito ma che, anzi, ti meriti di sorridere, non di piangere.

    Un abbraccio, coraggio!!!!!!!!!!!

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