mercoledì 16 marzo 2016

E non è buio ancora.

Oggi nevica, è il tempo perfetto per scrivere un po'.
Ieri è stata una giornata devastante, la mia depressione ha raggiunto picchi molto elevati; ho mangiato e vomitato più volte, e poi ho cercato di far finta di niente ed ho mangiato le fragole.

Ieri mi sono sentita morire, e sicuramente non era così, non sono morta per niente, non muoio mai, e muoio ogni volta un po' di più.
Una mia ex compagna di scuola ha messo su una associazione, In Punta di Cuore, per aiutare le ragazze affette da disturbi alimentari.
Ieri l'hanno intervistata in tv, poi ha tenuto più conferenze a Torino per sensibilizzare la gente. Ogni tanto mi scrive perché sa di me, ma il suo disinteresse è delicato ed evidente.
La tipica persona che a furia di guardare lontano non vede cosa sta davanti alla punta del suo naso.
Le avevo consigliato di leggere alcuni blog che le avevo allegato, per aiutarla in questo progetto, e lei li ha aperti dopo quattro mesi che glieli avevo inviati.
Mi fa così ridere tutto ciò, è il riassunto del mondo che calpesto: tutti vogliono salvarlo, e poi non raccolgono la cartaccia che gli giace accanto ai piedi, sulla strada.

Odio questa associazione e lei, ma so che non è solo per questo motivo.
Non è solo per il suo guardare così lontano, alla televisione, alle conferenze, alle chiacchiere, al rumore, senza essere capace di leggere il cuore di una persona che le sta vicino; ma soprattutto per il suo "essere guarita dall'anoressia".

Ieri ho pensato tutto il giorno alla guarigione: sarà per le frasi ipocrite di speranza postate da gente ignorante in materia, sarà per i mille post di questa mia compagna su questa dannatissima associazione, sarà per la gioia condivisa da ragazze "fuori dal tunnel"; ma mi sembrava di essere l'unica al mondo a pensare che guarire fosse impossibile.

L'ho pensato soprattutto, naturalmente, mentre mangiavo e vomitavo; piangevo e vivevo intensamente quello strazio, quella vergogna, quel dolore nei versi che facevo e nel petto che scoppiava; e se da una parte sentivo di essere l'unica ad aver scoperto che la guarigione non esiste, dall'altra - ed è la seconda ragione per cui detesto l'associazione e quella povera ragazza che l'ha fondata - mi sentivo come un bambino che gioca con i suoi amici alla caccia al tesoro: tutti gli altri lo hanno trovato, questo tesoro, mentre lui ha attraversato cortili, si è sbucciato le ginocchia, ha scavato sotto la terra, e non ha trovato ancora niente.
E mi sento come se tutti, attorno a quella me bambino, guardandomi mentre cerco, mi dicessero "è facilissimo: ma come fai a non trovarlo?" senza che nessuno mi desse una mano a cercare.
E soprattutto sento nelle mie lacrime le lacrime di quel bambino frustrato: che gli altri abbiano trovato un tesoro che non è lo stesso che cerco io?
Che io l'abbia già trovato, quel tesoro, ma che l'abbia scartato subito perché non pensavo fosse un tesoro, così povero, così arrangiato, così poco convincente?

Che la guarigione fossero quei 5 chili presi 4 anni fa, che non ho saputo accettare, che ho scartato, che mi hanno portata a vomitare?

Non ho saputo vederla, la guarigione che tutti decantano?
Forse l'ho attraversata, come quando cerchi un luogo che ti indicano, lo sorpassi e continui a camminare per anni e anni convinta che questo luogo non esista, che ti abbiano presa in giro.

Mentre vomitavo, ieri, pensavo che fosse assurdo pensare ad una vita senza questo dolore lacerante così radicato, così comodamente accasato, così perfettamente inserito.
Mentre vomitavo pensavo che fosse una presa in giro quell'associazione per me che dopo 7 anni ancora mi ritrovavo a mangiare latte e biscotti in quindici secondi e vomitarli in mezz'ora, una presa in giro. Come si può veramente credere che dopo tutti questi anni io potrò davvero non abbuffarmi e vomitare più?
Non c'è più nulla di nuovo, e forse cinque anni fa avrei potuto pensare "Sta mattina sto meglio, wow, figo! Potrei guarire davvero!"; perché ormai l'ho pensato così tante volte e così tante volte il giorno dopo mi sono ritrovata al supermercato a riempirmi di roba, sola con me stessa, che non ci credo più che ci possa essere una svolta epocale.
Forse per chi è malato da uno, due, tre anni, come questa mia compagna, può valere questo giochetto; ma dopo 7 anni è davvero ridicolo anche solo immaginarlo.

Ho confuso le cose, lo so; prima dico che la guarigione non esiste, poi dico che esiste dopo pochi anni di malattia, poi dico che la malattia non esiste.
Infatti tutto ciò non ha senso.

Solo mi sento tanto quel bambino, ogni volta che una ragazza scrive "Sono guarita" e manifesta il suo entusiasmo; mi sento quella persona che ha passato il luogo in cui doveva andare e non lo troverà mai; così inizio a giustificare il bambino frustrato che è in me dando la colpa della mia vana ricerca agli anni che sono passati.
Forse non importa quanti anni vai avanti, se hai già superato la destinazione.

Ieri sera, tanto per rivestire il ruolo di functional bulimic, sono andata al bellissimo concerto di De Gregori.
Vi lascio con la sua traduzione di una canzone di Bob Dylan, sperando che per voi vada meglio.

Scende la sera,
è tutto il giorno che sto qua.
Troppo caldo per muovermi
e il tempo se ne va.
Sento che la mia anima ...

non mi abita più
e so che sta per piovere,
il cielo sta venendo giù.
Certe ferite non guariscono,
però col tempo le dimenticherò.


E non è buio ancora,
ma lo sarà fra un po'.


Ho buttato nel secchio
la mia parte migliore.
In ogni bella frase
c'è un senso del dolore.
Lei mi ha scritto una lettera
così dolce, compita.
Raccontava in poche righe
ogni attimo della sua vita.
Cosa dovrebbe fregarmene?
Francamente non so.


E non è buio ancora,
ma lo sarà fra un po'.


Ho girato in lungo e largo,
visto niente di speciale.
Sono sceso lungo il fiume,
sono arrivato al mare
in un mondo di chiacchere
e una montagna di fumo,
senza mai cercare niente
negli occhi di nessuno.
E il peso che mi porto appresso
è l'unica ricchezza che ho.


E non è buio ancora,
ma lo sarà fra un po'.


Sono nato senza chiederlo,
senza volerlo morirò.
Sembra che mi stia spostando,
ma sono immobile da un po'.
Ogni pezzo del mio essere
è muto e svuotato,
chissà da che scappavo
e dove stavo andando
quando sono arrivato.
E credo di sentire una preghiera.
E mi potrei sbagliare.
E oppure non lo so.


E non è buio ancora,
ma lo sarà fra un po'.




martedì 8 marzo 2016

Centro.

Oggi è martedì.
Venerdì sono partita per Milano per andare a trovare mia cugina che vive lì per studiare.
Inutile dire che ho provato ad essere spensierata con il cibo, inutile dire che nonostante gli sforzi non ci sono riuscita; inutile dire che qualche caffè con la panna e qualche pancake di troppo hanno fatto scattare quella vecchia vocina che da tre anni ormai urla dentro di me quelle fottutissime parole insopportabili:

tanto ormai.

Sabato sera sono ripartita per Torino, e contro ogni manifestazione di intelligenza ho divorato un pacco di biscotti che mia cugina mi aveva dato "se avessi dovuto avere fame" e che invano avevo tentato di rifiutare.
Poi sono scesa alla stazione dove avrei dovuto prendere un altro treno e, nell'attesa, ho prelevato alle macchinette due tramezzini di quelli schifosi e grassi, una merendina di quelle che mai avrei mangiato se fossi stata in me, ed ho divorato tutto (contemporaneamente, ragazze: un morso di tramezzino, un morso di merendina - per compensare dolce e salato e non stufarmi né dell'uno, né dell'altro).
Sono salita sul treno e mia sorella mi chiama dicendomi che aveva ordinato le pizze, i miei non c'erano, ed io sono stata presa dal panico immediatamente: come avrei fatto a mangiare la pizza?
Avevo mangiato un muffin con del caffe alla panna un'ora prima di partire, un pacco di biscotti, due tramezzini enormi farciti, una merendina nel giro di due minuti, senza vomitare; come avrei spiegato che non avevo fame per una pizza?
Io desideravo la pizza (naturalmente)!
DOVEVO VOMITARE.
Così sono scesa dal treno disperata; nel buio mi sono incamminata verso il bagno che è dentro la stazione ma era chiuso, così ho cercato un cestino in cui poter vomitare; ho seriamente pensato di vomitare per terra, come gli animali, tanto non c'era nessuno; qualsiasi cosa per potermi liberare di tutto quello schifo che mi separava dalla pizza.

Ero come morta dentro, non ero in me: avrei dato tutto pur di vomitare almeno un po'.

Mentre pensavo e cercavo, ho visto la macchina del mio ragazzo in lontananza; ho realizzato, sono tornata in me, ho pensato che fosse finita, che non avrei potuto vomitare, ma poi ho pensato che avrei potuto vomitare a casa, anche se c'erano mia sorella e lui.

Per fortuna non ce l'ho fatta, ero certa mi avrebbero sentita, e non voglio deludere il mio ragazzo dopo un'estate che aveva trascorso a sentirmi vomitare in bagno dopo che mi ubriacavo, o dopo cena a casa sua, o a casa degli amici.
Non voglio tornare indietro, non voglio tornare a vomitare così, due tre volte al giorno, bere e vomitare vino da cucina con le dita in gola, o pane e olio in vacanza in Liguria nel mezzo della notte.
Non voglio tornare a quello, non voglio trovarmi a casa da sola la sera dopo venti giorni in cui non mi abbuffo, mangiare un pacco di biscotti spalmati con il miele, legarmi i capelli, solito rituale della carta igienica nel gabinetto per non far schizzare (eh sì, ho dovuto perfezionare questa tecnica...) e trascorrere la serata sul cesso.
Non voglio più.
Questo ultimo anno sono ingrassata smisuratamente, è vero; però ho nettamente ridotto gli episodi di vomito autoindotto; talvolta quando mi abbuffo è automatico vomitare per me, ma lo faccio con meno frequenza e soprattutto meno che posso.

Non ho vomitato.

Però ho mangiato tutta la pizza (sapete che il binge dilata lo stomaco, abbiate pietà di me..), e poi sono andata a casa di amici a guardare un film con il mio ragazzo.

Però mi sono rotta le palle, e ieri ho richiamato il centro.
Ero certa che di nuovo non avrebbero risposto; invece mi ha risposto una signora scortese, purtroppo; ha esordito con un "Mi dica".
Mi tremava la voce e le parole uscivano in automatico.
"Volevo sapere per prenotare una visita al centro come devo fare..."
"Che tipo di problema ha?"
Come una stupida bambina ho risposto "Un disturbo alimentare", come dire "Ciao come ti chiami?" "Sì, ho un nome!"
...
Lei allora mi ha apostrofata: "Sì, ma che tipo di disturbo alimentare", scocciata.
"Bulimia", le ho risposto.

Non sapevo cosa dire, in realtà. Se dovessi descrivere cosa ho io risponderei sempre

"Anoressica. Sono anoressica. Nella mia testa peso 40 chili e voi mi dovete aiutare. Non voglio mangiare, rifiuto il cibo, nella mia testa digiuno ed ho le ossa che escono. Aiutatemi a capire perché vorrei ridurmi così. Non considerate il fatto che peso 70 chili. Per favore, considerate che nel mio cuore e nella mia testa io desidero ridurmi uno scheletro pelle e ossa e lasciarmi putrefare in solitudine."

Ma non funziona così.
Funziona che "In cosa consiste la bulimia?".
In un'interrogazione, consiste, troia.
Secondo te chiamo un centro per disturbi alimentari, ti dico che ho la bulimia dopo sei anni che soffro come un cane e finalmente mi decido navigando nella vergogna e nella resistenza a chiedere aiuto, e mento???
Mi invento che ho la bulimia?
Così, data la domanda di interrogazione, le ho risposto proprio come c'è scritto sul Wikipedia: "Per bulimia intendo abbuffate per almeno tre volte a settimana per sei mesi consecutivi con condotte di eliminazione quali vomito autoindotto, digiuno o sport eccessivo".
"Ok, bene. Ora mi dia pure i suoi dati. Nome. Cognome. Indirizzo. Data di nascita. E ora scelga in che condizione si trova: sottopeso, normopeso, sovrappeso."

Sapevo cosa voleva significare, ma ho deciso di non mentire.
"Leggero sovrappeso."

E poi, la risposta che aspettavo: "Le tempistiche sono parecchio lunghe, parliamo di mesi, perché siete tante. La richiameremo."

Questi maledetti 65 chili mi faranno morire. So cosa significa la lista di attesa, lo so bene; equivale ad un "non ti richiameremo mai".

Non è colpa loro, è vero, siamo tante, non possono farci nulla; poi a Torino, alle Molinette, uno dei centri più richiesti; ma stabilire chi passa prima in base al peso è una profondissima ingiustizia.
Non so se si aspettano che tutte ci riduciamo a scheletri ad un passo dalla morte, e solo allora saremmo ascoltate...

Ho chiuso il telefono e mi sono messa a piangere.

Lo sapevo e peggio ancora sapevo che fosse giusto così.
Io lo SO che è giusto che venga messa in cima alla lista una poveretta di 40 chili che non si regge in piedi; quello che non accetto è che è bastato che dicessi "sovrappeso" (ma anche se qualsiasi bulimica avesse detto "normopeso" sarebbe stato uguale) e sbam: il termine bulimia è sparito, il contesto "Disturbo alimentare" è sparito pure lui, insomma, solo peso peso peso.

Probabilmente quella poverina era solo un'infermiera che a malapena ha sentito parlare di DCA, figuriamoci se per lei è importante che vomiti o non vomiti, ti abbuffi o non ti abbuffi, ti sfondi di cyclette o meno, restringi per settimane per perdere i 300 chili accumulati con quella roba schifosa di cui ti sei imbottita; probabilmente ero una delle migliaia di ragazze che oggi avrà chiamato quel centro, e lei era stanca, voleva solo andare a casa.

Comunque sono contenta di aver chiamato. Dopo l'ultima esperienza con il vomito e i pensieri di sabato sera e le abbuffate spaventose di questi giorni, io voglio solo provare a darci un taglio.
Pensavo di farcela da sola, un po' lo penso anche adesso, ma oggi ho realizzato che io il mese prossimo compio 20 anni, ed il mio disturbo alimentare
ne compie 7.

Euridice scrisse un post meraviglioso per i 7 anni del suo dca, quindi eviterò di ripetermi, andate a leggere il suo che è chiarissimo, vero e toccante;
solo voglio sottolineare che è praticamente come se io stessi crescendo un figlio.
Un bambino di 7 anni che quest'anno andrà alle scuole elementari: come potrò permettere che me lo strappino via dal cuore?
Penso in continuazione al mio dca come ad un figlio.
Però poi penso a Riccardo, a cui mando messaggi ogni giorno, per cui non riesco mai ad addormentarmi prima delle due di notte, quando mi arrivò quel maledetto messaggio: penso che se lui avesse avuto la fortuna di mettersi al mio posto, avrebbe lottato con le unghie e con i denti come ha fatto contro il suo cancro.
Lui mi disse "non smettere di scrivermi" ed io non lo farò mai.
E prenderò in mano la mia vita, forse.
Tra cinque o sei mesi, quando mi richiameranno dal centro, insomma; dopo 7 anni di questa romantica storia d'amore tra me e mio figlio, il mio dolcissimo e capriccioso bambino, io ho deciso di farmelo portare via.

A volte mi chiedo se sia davvero la strada giusta.
Non voglio perdere la mia intelligenza, perdendo la bulimia. Non voglio perdere la mia ironia, non voglio perdere la mia disperazione. Non voglio perdere il mio disturbo alimentare.
Voglio dimagrire (forse anche guarire.....), ma non so se riuscirei a vivere senza abbuffarmi, senza restringere dopo, senza vomitare. Non lo so.
Ma devo provarci, per Riccardo.

Devo provare ad affrontare le situazioni, anche quelle inesistenti, senza l'abbuffata e il vomito, la cyclette, o qualsiasi altra cosa..

Ci tenevo a raccontarvi questa novità.

Un bacio!


mercoledì 2 marzo 2016

Schizofrenia, bulimia e incontri positivi!

Alle scuole medie avevo un amico a cui volevo molto bene; era un po' strano, lui diceva di essere strano perché era polacco.
Ho fatto conoscere questo ragazzo ad una mia amica, A., e si sono messi insieme standoci per due anni interi, che alle medie era un grande traguardo.

Dopo due anni lei mi ha chiamata piangendo a dirotto: lui l'aveva picchiata violentemente, poi il giorno dopo si era presentato a casa sua con un occhio nero che il padre adottivo gli aveva fatto quando aveva tentato di accoltellare sua nonna.
A. piangeva e mi diceva che lui si era scusato dopo averla presa a calci per terra, ma che lei lo aveva cacciato di casa sebbene lui sembrasse sinceramente dispiaciuto.

Quella volta io e lei uscimmo per parlare, cercai di consolarla; dopo qualche giorno mi disse che Davide era stato rinchiuso in una clinica in Liguria per schizofrenia.

Davide era schizofrenico, e non lo avremmo rivisto mai più.
Qualche volta lui mi ha chiamata invitandomi ai suoi concerti a Milano, naturalmente immaginari, con una certezza spaventosa nella voce.
Poi non mi ha scritto più, anche se continuava a scrivere su fb per pubblicizzare i suoi concerti e dichiarare il suo amore ad A, che oramai di lui non poteva e non voleva saperne più.

Lui ha tutt'ora questa malattia mentale, e per tutti noi, per tutti noi che non abbiamo la schizofrenia, è fuori del comune sentire una persona che è convinta di addomesticare cavalli (che non ci sono) e fare concerti (che non esistono).
Noi se vediamo qualcuno che fa qualcosa di simile pensiamo immediatamente che abbia qualcosa che non va, che non sia "normale".

Ho pensato a questo mio vecchio amico oggi, mentre aspettavo il treno per tornare a casa da lezione. Ero seduta accanto al mio binario, e mangiavo tutte le rimanenze dell'abbuffata enorme di ieri: finivo dunque
-un pacchetto di wafer da 200 grammi
-un pacchetto di Pringles
-dei biscotti al cocco;
roba che mi sono dovuta portare nello zaino insieme al quaderno degli appunti per non rischiare che mia madre a casa li trovasse.
Stavo ad aspettare il treno e li mangiavo con estrema calma, guardandomi intorno con aria indifferente; quando all'improvviso ho visto sul binario di fronte al mio una mia compagna di università.
Non abbiamo mai parlato (io non parlo con nessuno, non conosco nessuno, non ho socializzato con nessuno), però di vista io conosco lei e lei me.
Ogni tanto gettava il suo sguardo distratto verso di me, seduta sul binario, a mangiare Pringles mentre mi ero ripromessa che oggi non mi sarei abbuffata e avrei invece buttato tutto il rimanente, mi guardava così, di tanto in tanto.
Ma io ero sicurissima non pensasse niente: né che sono bulimica, in realtà, perché poi pedalo tutti i giorni seguenti, oppure vomito tutto il possibile, né che mangio per disperazione di non si sa bene cosa, né che ho provato questa stessa mattina tre volte a contattare un centro DCA qui a Torino che non mi ha mai risposto.
Niente, mi guardava ed ero una persona che mangiava delle Pringles, come magari voi siete delle ragazze che mangiano una mela, insomma nessuno penserebbe mai che quella è l'unica cosa che mangerete oggi, come nessuno ha pensato che io mi stessi abbuffando da ieri tutto il giorno e che poi sarei andata a casa a continuare.

Mi è così venuto in mente il mio amico schizofrenico: non ho certo la schizofrenia, il mio dca mi permette di non picchiare le persone e non vedere cavalli, però ho una malattia mentale anche io, eppure, giustamente, nessuno se ne accorge.

MI ha fatto riflettere tantissimo tutto ciò: io sono bulimica, lo so benissimo, so benissimo che non riesco a fare a meno mai di pensare al cibo, so benissimo che da sola non riuscirò mai a smettere di abbuffarmi, so che quando vomito mi propongo di non farlo più e poi ogni volta, almeno un po', devo farlo per poter ricominciare a mangiare, per sentirmi vuota, per sentire il dolore all'esofago che mi ricorda che ho sbagliato anche questa volta, che non avrei dovuto farlo, che sono uno schifo totale, che sono destinata a piangermi addosso in eterno; lo so, conosco questa storia a memoria: eppure anche se io sono bulimica faccio la cosa più naturale del mondo: mangio.

Non ero alla stazione seduta sulla panchina a bucarmi, eppure la mia è una dipendenza esattamente come la droga; non ero alla stazione ad urlare e camminare a caso dicendo cose a caso come quel signore ubriaco dell'altro giorno, eppure la mia è una dipendenza esattamente come quella da alcol; come ho già accennato, non ho assalito nessuno picchiandolo a sangue perché credevo fosse un orso e che io fossi in una foresta, eppure la mia è una malattia mentale al pari della schizofrenia.
L'unica cosa meno normale della mia malattia mentale è il fatto che io vomiti, il fatto che io faccia tre ore di cyclette un giorno e quello dopo mi sfondi di cibo, di nuovo, mandando silenziosamente a me stessa le peggiori maledizioni; per il resto, io mangio, mi nutro come chiunque, poi faccio la spesa come tutti, come ieri che ho comprato 14 euro di minchiate e nessuno, nessuno anche se una bulimica è sempre tentata di pensarlo e crederlo, nessuno mi guardava con malizia pensando che quella roba sarebbe stata tutta per me; insomma, per il resto sono identica a tutti gli altri.

Il mondo della mia malattia (se esiste, poi) è tutto nella mia testa e non si vede affatto, e la mia compagna di università mi guardava forse pensando "anche io ho voglia di Pringles, magari la prossima volta me le porto".

Insomma dopo queste riflessioni inutili, sentite e risentite, volevo accennarvi che sabato conoscerò Minerva che viene a Torino a trovarmi; e soprattutto una cosa che qui sul blog non ho mai scritto ma che è bellissima: tantissimi mesi fa ormai ho conosciuto Elisa (le bombe non tornano indietro) ed ora ci vediamo più o meno regolarmente prendendo caffe in circa tutti i bar di Torino :)
L'unico aspetto positivo della malattia è questo.
Ogni volta che io ed Elisa ci vediamo ridiamo dal primo all'ultimo secondo, perché avere la bulimia è piuttosto comico, e non sono l'unica che nasconde il cibo in posti improbabili :')
Non l'ho mai accennato, però mi sembra doveroso visto che trascorro il mio tempo ed uso il mio spazio esclusivamente per lamentarmi!
:D
Insomma non avrei mai creduto di conoscere seriamente qualcuno in internet, e soprattutto attraverso la mia maledetta malattia!
Io e Kiki ormai da quasi un anno parliamo tutti i giorni (diciamolo, siamo passate direttamente agli audio di ore ed ore!!) e come vi ho detto io ed Elisa ci vediamo quasi ogni mese!
Insomma, per una volta un mio post si conclude con un grosso GRAZIE a tutte voi che commentate, ad Elisa che mi sopporta anche di persona, a Kiki che ogni giorno si sorbisce qualche mia lagna!

Questa conclusione sembra di quelle fastidiose dei programmi tv e dei concerti, in cui si ringraziano tutti...

:)

domenica 21 febbraio 2016

Schifo

Se non scrivo impazzisco.
Il mio professore di filosofia morale dice che una persona inizia a scrivere quando il suo discorso interiore diventa troppo lungo e in testa non ci sta più, ed è come se sentisse l'esigenza di continuarlo sulla carta.
Mi piace questa immagine, come quando scrivi tanto tutto su una riga e poi continui sul tavolo quando il foglio non basta più.

La noia, di Alberto Moravia, riporta un passo, all'inizio del libro, in cui il protagonista riflette sulla sua condizione di Noia, di non comunicazione tra lui e gli oggetti che lo circondano, e lo riconduce al suo essere ricco.
Ecco quando ho iniziato a leggere quel passo mi sono messa a piangere, l'ho letto riletto e riletto ancora e mi sono chiesta come fosse possibile che in quel libro ci fossi io così prepotentemente presente in ogni pagina, nella storia del possesso, nella storia del fallimento, nella storia dell'attaccamento morboso a Cecilia Rinaldi, nella pittura, nella tela stracciata, nel tentativo di suicidio e sì, nella causa scatenante di tutto, la ricchezza.

E oggi penso più che mai a quel libro straordinario, ci penso quando mia madre mi dice che oggi non possiamo fare la spesa perché papà si è arrabbiato domenica scorsa che abbiamo speso troppo.
Domenica scorsa abbiamo speso troppo, abbiamo comprato detersivi, cibo, frutta, verdura, formaggio.
Abbiamo speso 80€ domenica scorsa.
Per la settimana. Per tutta la settimana, comprese tinture e detersivi.
Sapete che compriamo le pizze surgelate perché ordinarle costa troppo e almeno quelle surgelate sono 3 per confezione e costano 4€?
Lo sapete che facciamo veramente questo?

Sapete che veramente mio padre ha tolto il bancomat a mia madre? Forse già ve lo avevo detto.
Ora io non so quanto una famiglia debba spendere al mese di cibo; l'unica cosa che so è che mio padre l'ultima volta con quella spesa da 80€ ha infuriato, si chiede come sia possibile che non ci facciamo bastare i soldi ogni volta.
Non andiamo mai dal parrucchiere perché lui non vuole, mia mamma taglia in casa i capelli a me e mia sorella da sempre; non andiamo dall'estetista perché mio padre non vuole, ci depiliamo in casa, io non sono mai stata da un'estetista e non so nemmeno cosa si faccia.
Non abbiamo la donna delle pulizie, mi sembrava ovvio questo, invece non lo è perché praticamente tutti hanno una persona che venga a pulire casa, non che questo mi pesi ma è funzionale al discorso che voglio fare, insomma non abbiamo la donna delle pulizie perché sarebbe una spesa in più; non siamo mai andati in vacanza da nessuna parte, se non in Campania da mia nonna: non ho mai visto una città straniera se non con la scuola, e non ho mai visto una città Italiana se non con il mio ragazzo ultimamente (Firenze regalato dagli amici al compleanno).
I miei non hanno fatto il viaggio di nozze perché costava troppo, e poi non hanno mai più fatto un viaggio insieme perché costa troppo.
Parigi è stato un regalo di maturità assolutamente inaspettato, tutti quei soldi per un viaggio per me??
Considerando che le spese tipo pranzi e cene le ho pagate con i soldi delle borse di studio, perché i miei più di 400 tra viaggio e albergo non li avrebbero potuti sborsare.
Due settimane fa è venuto il pittore a pitturare due pareti (perché le pareti le ha sempre imbiancate mia mamma che ora non può più perché si è rovinata la spalla e non può fare sforzi) e ci è costato 150€. Mio padre!! Si è incazzato con mia madre, ha detto che la prossima volta le deve pitturare lei e infatti faremo così, e camera mia devo in qualche modo pitturarmela io oppure chiamiamo mia zia.

Quindi oggi non faremo la spesa, dopo una settimana che non la facciamo, e mangiamo finocchi cotti (abbiamo una marea di finocchi) e delle mozzarelle, e così stasera perché mia madre congela la verdura e poi la sera la fa perché mica possiamo andare a comprarla ogni volta!

E qui sta l'altra faccia della medaglia: la ricchezza di cui parla Alberto Moravia, quella ricchezza nauseante di cui vi avevo parlato, la Ferrari di mio padre (vi avevo detto? Mio padre ha una Ferrari!!), la villa in cui ora viviamo, i mobili da 1000€ che compriamo ogni mese che riempiono la casa in modo disgustoso, lo stemma della Ferrari che mio padre ha comprato in Internet (200€ di stemma della Ferrari pure non originale), i tappetini della Ferrari che mio padre ha comprato in internet (300€ di tappetini della Ferrari) e questa benedetta Ferrari non la usa MAI ovviamente, perché si vergogna, perché se tutti sapessero che abbiamo una Ferrari mica potremmo fare poi i pezzenti in giro comprando solo la pasta perché costa poco?? Mica posso andare in giro con gli stessi vestiti che mi ha regalato Matteo da due anni? Cosa penserebbe la gente se sapesse che abbiamo una Ferrari in un garage in centro che mio padre ha comprato??
Eh sì, perché come vi avevo accennato abbiamo comprato pure due garage nel centro della nostra città, 20 mila euro di garage INUTILIZZATI naturalmente, di cui uno per tenere a marcire la Ferrari.

E sapete poi? Mio padre sta cercando in Internet una BMW, perché giustamente 4 macchine non bastano (2 qui e 2 giù in Campania), ce ne vuole una quinta, una BMW che costerà sicuramente una botta di soldi.

A me tutto questo fa VOMITARE, ed è uno dei motivi per cui io NON PRENDERO' MAI LA PATENTE finché vivo con i miei, un po' per la paura, un po' perché io odio tutto questo, odio dipendere ancor più da loro, detesto non poter offrire MAI il cinema al mio ragazzo perché mi danno 10€ massimo per uscire, odio odio odio tutto questo.
Odio il dovermi sentire in colpa se mi si bucano i leggins e me ne serve un paio nuovo perché ormai metto solo quelli, e doverli chiedere a mio padre, e così lo dico al mio ragazzo e me li compra lui.
Gli ultimi regali al mio ragazzo li ho fatti con le SANTE borse di studio che mi sono guadagnata in tutti questi anni che sono duemila euro anche se mi dispiace così tanto doverli usare per queste cose, per i libri dell'università che ormai mi ordino con i miei soldi per non chiederli a mio padre che l'altra sera si è incazzato quando mi serviva il libro di Leibniz che costava 29€, e che infine mi sono comprata io, mi dispiace perché come sapete mi piacerebbe farci un viaggio, io non ne posso più e non riesco più nemmeno a sentirlo parlare di un monolocale che vuole comprare in Centro a Torino, non si sa bene per fare cosa, non ne posso più tutto questo puzza di falso, di ipocrita, di schifo.

ODIO questo, lo odio lo odio lo odio e odio pesare 64,5 chili ANCORA, che rabbia, che rabbia! Mi sono naturalmente abbuffata due volte da quando ho scritto l'ultimo post, naturalmente mi sono bloccata nel dimagrire, naturalmente ODIO tutto questo non dimagrire e odio mia madre che urla sempre e che ci zittisce qualsiasi cosa diciamo io non ho più niente da dire.....

lunedì 15 febbraio 2016

Quaresima: tempo di rinuncia

Farò un post brevissimo perché mi rendo conto che sarebbe pesantissimo da leggere.

Volevo annunciarvi che, visto che per la Quaresima ai bimbi dell'oratorio abbiamo proposto di fare una piccola rinuncia (del tipo mangiare meno patatine ecc), ho deciso di farla anche io.
Mi rendo conto di essere molto blasfema, perché in realtà la mia non è affatto una rinuncia, bensì una vendetta.

Il mio fioretto, chiamiamolo così, è di non fare più niente con il mio ragazzo per i prossimi 40 giorni.
Niente inteso come niente preliminari, niente toccatine, niente sesso, nada nada nada.

Nel momento in cui gliel'ho proposto non l'ha presa bene, ha detto che non capiva cosa ci fosse dietro, mentre io mi sono sentita bene, sollevata; sono STANCA di non sentirmi desiderata abbastanza da lui, stanca di vederlo eccitato solo quando siamo soli e a lui va, e l'idea mi è venuta sabato sera quando, guardando Sanremo con i miei e lui accanto a me che preparava un esame, lo fissavo innamorata da dieci minuti filati, lo fissavo negli occhi bellissimi e lui mi fa scocciato:
"Sì ma guarda anche un po' Sanremo però..."
Non volevo credere alle mie orecchie: seriamente mi ha detto di smettere di guardare lui e guardare Sanremo?
Ma solitamente non è il contrario?
Solitamente non si dice "Staccati un po' da cellulare/televisione e guarda un po' me"?

Ma il mio ragazzo va al contrario in tutto, lui è controcorrente.
Peccato perché per un periodo mi era sembrato andasse meglio.

Magari con questo nuovo proposito mi scollerò un po' da lui, smetterò di desiderarlo perché mi sarà vietato e magari sveglierò in lui l'interesse che non mostra nei miei confronti.

Sono un genio ah ah ah.

Vi farò sapere se distruggerò la mia storia fino ad ora durata tre anni, oppure se raggiungerò il mio obiettivo che non so quale sia perché non mi accontenterò mai mai mai.

giovedì 4 febbraio 2016

Peso

Mi chiamo Sybil,
e questa mattina pesavo 64.7.
Continuo a dimagrire e spero di arrivare presto al 64 tondo, che è il peso di luglio, il peso decente che mi inserisce per lo meno nella fascia del normopeso.
Mi chiamo Sybil, continuo a dimagrire lentamente, vado a correre 4 volte a settimana da un mese, lunedì ho un esame e l'unica cosa che davvero mi interessa è essere magra.
Controllare il cibo.
Controllo controllo controllo.

Mi chiamo Sybil e questa sera ho litigato ferocemente con il mio adorabile ragazzo che è sempre più anaffettivo, ma sempre più paziente, dolce, sorprendente.
Mi riempie di sorprese, dà passaggi a mia sorella in continuazione con il sorriso, non fa mai pesare niente a nessuno, ha sempre idee ed è l'entusiasmo fatto persona.
Poi però io esagero con le coccole, cerco continuamente di dargli baci, cerco abbracci, cerco amore, e qui inizia la crisi profonda: rovino tutto.
Litighiamo e lui mi urla che "sono sempre lì a baciarlo e non ne può più" e che "sono morbosa con il mio affetto"

Oh ragazze non sarei così arrabbiata se non avesse ragione.
Quanto ha ragione.
Mi aggrappo a lui come non ho mai fatto in tutto questo tempo e credo sia perché non mi abbuffo da un mese esatto.
Non avevo mai resistito tutto questo tempo, MAI.
Più di un mese senza abbuffarmi, senza ingozzarmi di cibo, non era mai successo negli ultimi ormai 4 anni.
MAI.
Quando mi abbuffo sono molto distaccata con il mio ragazzo e va tutto a gonfie vele: il cibo mi consola, sentire i sapori così anestetizzanti, la pancia esplodere - cose che talvolta mi impediscono addirittura di vedere il mio ragazzo per giorni per la vergogna! - il cibo riempie tutto mi distrae.
Sapere di poter vomitare e ricominciare tutto finché non mi viene sonno è così dolce..
Ora è un mese intero che non ho tutto questo.
Non perdo il controllo nemmeno un pomeriggio, non ho attimi di debolezza in cui magari mangio qualcosa che non dovrei, come mi è SEMPRE successo.
Un mese perfetto, pulito, spaventoso.
E questo mi lascia spiazzata.
Questi giorni sono stati instabili: Riccardo è morto, ho guardato la sua bara senza piangere, ho cantato con alcuni miei compagni per animare il funerale, poi abbiamo lanciato in aria dei palloncini bianchi.
Tutto cercando di non pensare che lui è morto.
Gli ho mandato diversi messaggi al cellulare, non mi ha ancora risposto.
Ho così tanta tristezza e rabbia che non so proprio dove sfogarla, così mi sento sola e devo dimagrire, continuo a mangiare controllato, regolare,

Erano mesi che non ero tanto ossessionata. Conto le calorie di tutto, peso ogni cosa che mangio ed io non lo facevo mai.

Questa lite con il mio ragazzo questa sera mi ha fatto riflettere moltissimo.
Basta, basta assillarlo cercando carezze, coccole, baci, queste stronzate da bambini.
Sì perché lui mi ha detto che "sembro una bambina".
Che "facciamo discussioni da bambini".

Oh ragazze non sarei così arrabbiata se non avesse ragione.
Mi comporto come una bambina. Voglio le coccole ma non le coccole sexy che potete immaginare, non solo: io cerco le coccole di un papà, le coccole quelle dei bacini sul collo e delle carezze sulla fronte.
Sono ossessionata e SO che succede perché non mi abbuffo da tanto, troppo tempo.
Le altre volte che resistevo per lo meno a volte esageravo ma non continuavo a strafogarmi: questa volta no, non esco fuori dagli schemi e non tocco cibo né fuori pasto, né durante che non sia programmato, pesato, calcolato.
Devo compensare questa mancanza di cibo con le coccole, non so perché.
Oggi ho pesato una spinacina, cosa che per voi sarà normale ma che io non avevo mai fatto.
Ieri ho pesato un mela, le mandorle, poi il condimento della pasta integrale.
Poi ho contato i tubetti di pasta integrale che ho mangiato.
45 tubetti.
Li contavo con le dita tirandoli fuori dal piatto e combinando un casino sulla tovaglia.
Ma DOVEVO contarli. Si sono raffreddati e li ho poi riscaldati una volta accertatami che erano 45.

Io comunque sono ancora un bisonte di 64,7 kg, sebbene abbia perso quasi un altro kg e mezzo.

Così oggi sono andata a fare la spesa con mia mamma ed ho comprato dei nuovi biscotti (consigliatimi da Kiki *.*) e non penso ad altro che a provarli domani mattina.
Leggeri, con la solita spremuta e poi via di corsa.

Io sono sicura che in quei biscotti e in quella bilancia giù, in bagno, in quei numeri che voglio solo vedere più bassi, c'è l'amore, da qualche parte.

So che è un'altalena: se non ricevo amore dalle abbuffate, figuriamoci dal dimagrimento.
Però i 50 kg mi sembrano sempre più vicini, non vedo l'ora di vederli.
Non vedo l'ora di mangiare i biscotti e sapere quante calorie ha ciascuno, mi si illuminano gli occhi.

In mezzo al dolore devastante per la morte di Riccardo, all'anaffettività del mio ragazzo colmata con milioni di regali e bellissimi pensieri, io mi concentro più che posso sul cibo.
Non devo abbuffarmi, non voglio farlo assolutamente.
Voglio solo perdere peso. Andare a correre domani.
Pesarmi.
Ho anche fatto un collage con le mie foto, perché mi fotografo quotidianamente, con confronto prima-dopo (che ovviamente Kiki si sorbisce - scusami ti prego ...) e mi fa sognare il pensiero di poter confrontare un domani quelle foto con altre in cui sono sottile, leggera... lontana...

Io so che in quel pacco di biscotti c'è l'amore che cerco, so che l'amore è nel peso che scende.
Devo smettere di cercare coccoline e bacetti come se avessi 3 anni.
Con il ragazzo al massimo si fa sesso senza parlare, poi magari ci si fa regali, si viaggia; le coccole sono per la fase iniziale della vita, Sybil.
Quelle di cui parla Freud, ricordi?
Non certo a 20 anni.
Non posso ridurmi a 20 anni a cercare un papà/una mamma/coccole e baci in un uomo di 22.
Mi devo svegliare.

Io so che quello che mi manca è su quella bilancia, domani.
O meglio: so che non è lì, ma so che lì è l'unico posto in cui lo possa cercare.

Scusate i post tutti uguali e grazie per commentarli sempre, ma vi capisco se non lo fate. E' solo una grande lagna, ma scrivo per fare ordine e ricordarmi cosa penso.

Scriverò presto aggiornamenti sul peso.

martedì 2 febbraio 2016

E' morto.

Lui è morto.

Mi sono svegliata questa mattina e ho trovato un messaggio che la mia professoressa del liceo mi ha inviato questa notte: Riki è un angelo.
Ho pianto solo in quel momento, per quindici secondi.
Sono corsa giù per le scale ed ho urlato a mia mamma: Riccardo è morto.
E lei si è messa a piangere ed ha vomitato.

Io poi ho smesso di piangere.
Mi sono seduta sul divano, con le mani davanti alla faccia a coprirmi gli occhi. Senza lacrime, senza tristezza, così, sul divano, con i gomiti sulle ginocchia e le mani sulla faccia e sugli occhi.
Mi sono concentrata.
Poi è arrivato il mio ragazzo, ci siamo abbracciati e siamo andati a correre.

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.