Ho il cuore che pesa quintali, il cervello completamente invaso dalla rabbia.
Sono arrabbiata, sono arrabbiata con mia madre. Perché mi ha messa al mondo, perché sbaglia e non dovrebbe farlo, perché non mi ama, perché mi ha cresciuta male. La odio perché sono sgarbata, scortese, urlo a mia nonna, non mangio piu un cazzo, piango, sono maleducata, scazzata, arrogante. Presuntuosa. La odio perché lei ama tutti, ama i miei cugini, ama gli altri bambini e le brillano gli occhi, ma non ama me. La odio perché io sono al mondo con tutti i suoi difetti e tutto lo schifo che mi si appiccica vivendo con lei. E la odio quando dice "guardate come è educata vostra cugina. Come sei brava, Ida, le mie figlie non fanno questo e quello, rispondono sempre male". Ed è vero. Io e mia sorella siamo acide, cattive, trattiamo tutti a cazzo, male, ci chiudiamo spesso in camera finché mamma non viene a prenderci a schiaffi.
Ed io la odio. La odio perché parlo con mia sorella e pensiamo le stesse cose: abbiamo ricordi di quando da bambine mamma ci picchiava sempre, esageratamente, per ogni cosa. Ci picchiava, e ho rimosso molte cose. Ma le sue convinzioni, le stronzate che dice, il suo bruciare i costumi nel camino quando ingrassiamo... Quello mi resta infilzato nel petto come una spada avvelenata e affilata...
E sono arrabbiata per come mi ha educata, perché non mi vuole mai ascoltare, perché l'unica volta in cui mi ha detto qualcosa riguardo il mio disturbo alimentare è stata: "perché ti vergogni a dire che vuoi dimagrire?" ed io avrei voluto gridarle che lei non aveva idea di cosa fosse la vergogna, quella vera, che ti fa venire voglia di sparire sotto una valanga di parole inopportune, di commenti ingiusti, di osservazioni fuori posto, per te, e fuori luogo. Per tutto il resto delle volte il suo preoccuparsi per me e per mia sorella si riduceva a ceffoni e labbra che sanguinano per non aver ringraziato, per non aver salutato, per non aver chiamato nonna almeno due volte al giorno... E il suo montarci la testa di quanto la sua educazione fosse migliore di quella di tanti altri genitori permissivi che erroneamente usavano il dialogo e non le mani con i figli era una melodia che stava da sottofondo a tutti i nostri litigi, le nostre parole sospese perché NON SI DEVE PARLARE, i nostri silenzi.
Mamma fa bene, ed io ne sono sempre stata convinta; mamma lo fa per me, perché lei non è come gli altri genitori che parlano, perché lei usa le mani, perché io ne ho bisogno, perché come dice sempre lei io voglio schiaffi anche se non lo so, tutti i bambini li vogliono.
Credevo non fosse importante, ma mi tremano le mani ogni volta che arrivano a casa altri bambini, e mi ripeto che devo svegliarmi, devo crescere, che sono sottigliezze, che ogni genitore è imperfetto e non ci si può deresponsabilizzare per affibbiargli tutte le colpe delle nostre mancanze, che è infantile e stupido, ma mi tremano le mani perché mamma li prende per mano e li porta a passeggiare, li abbraccia, gli fa i regali e in quei pochi attimi io non riesco lucidamente a realizzare che lo fa per gentilezza e perché non essendo figli suoi non può fare altrimenti: io penso irrazionalmente che lo fa perché non sono figli suoi, e quindi li ama.
E la ragione non mi assiste, la ragione è strana, e i miei pensieri credono di adagiarsi sul giusto, di funzionare come marchingegni eccellenti della mia macchina imperfetta: il corpo che tanto odio.
Viva la libertà di pensiero! E intanto mi si strappa il cuore a desiderare un amore che non mi spetta, non più, e che è tardi per pretendere.
Ascolto lei che mi rimprovera nel letto, prima di dormire, mentre soffoco il pianto nel cuscino, sussurrandomi dolcemente che ha capito il mio gioco, che trattando male mia nonna faccio stare male lei e tutti quelli che ci circondano, mentre io cerco di spiegarle che evidentemente io e mia sorella siamo state educate diversamente da tutti i nostri cugini che salutano, non rispondono con ironia spicciola, non urlano; e quando lei mi spiega che ci ha insegnato il rispetto ma che noi non lo usiamo io vorrei tanto rivelarle senza piangere che è proprio questo il problema, perché l'amore costretto non può essere amore né può diventarlo proprio perché privo della libertà che è propria dell'amore.
Costringerci a trattare bene nonna anche quando lei ci toglie il cibo dal piatto dicendo "guarda come vi siete fatte chiatte" perché "poverina è anziana certe cose non le capisce" non può che generare un disprezzo tale da distruggere ogni barriera tra la sincerità e la maleducazione, che prima o poi ha bisogno di uscire.
E intanto lei non ci ama, se ne va senza salutare perché per lei amare è essere disposti a fare per i figli qualsiasi cosa, a morire per loro ma io credo fermamente che l'amore sia tutt'altro che un gesto eroico e decisivo, perché banalmente l'amore si compone di gesti che valgono molto più qualsiasi sacrificio di vita la cui occasione tanto non si presenterà mai. In mente scorrono le immagini di quando gli altri bambini hanno sempre ragione, perché mamma non ci difendeva mai, dovevamo pentirci, chiedere scusa indipendentemente dal fatto, noi dovevamo prendere quei maledetti schiaffi che io ho sempre odiato perché mi minacciavano sempre, e gli altri bambini erano sempre difesi, vantati, coccolati.
Per lei le coccole erano vizi e lo sono ancora, e lei due figlie viziate non le voleva.
Mi dico che ho diciotto anni, che ho un ragazzo che mi ama, che devo smetterla di colpevolizzare mia mamma e assumermi le mie responsabilità, e mi ripeto che ora posso fare a meno di quell'amore. Spesso me ne convinco, ma altrettanto spesso non ci riesco e vorrei tanto convivere con questo vuoto che mamma ha creato, non lasciato.
Mamma, guardami, sono qui! Ma ormai sono grande e tu non devi guardarmi se non con gli occhi di chi pretende un futuro meraviglioso per me, anche se tu, mamma, lo fai da quando sono nata.
Non ti importa di amarmi adesso e tu non cambi, me lo hai detto, anche se fai di tutto per cambiare me.
Perché mia mamma non ascolta nessuno, tratta male mio padre, lo fa aspettare ore ed ore quando gli da un orario e lui sbuffa, bestemmia, si chiede perché l'ha sposata, quei litigi normali tra mamma e papà, ma che da me si ripetono giornalmente da quando sono nata.
Perché mia mamma non va incontro a nessuno, lo dice sempre, e non lo faccio nemmeno io, nella mia vita.
Quello che ci distingue è il senso di colpa, che lei non ha. L'autocritica, che forse io possiedo per tutte e due. Il bisogno di migliorarsi in continuazione, anche questo parte esageratamente significativa della mia personalità.
Stupida vacca che sono! Incolpo gli altri e mi lavo le mani dicendo che sono così per colpa di mamma.
Perché non mi ama? Io lo sento nel cuore che è così, e non voglio crederci, del resto lei non mi coccola, non mi difende, mi dice che dovrei comprare una cyclette e dimagrire perché non voglio capire che sono grossa, ma si butterebbe da un palazzo per me, lei lo dice sempre.
Lei non cambia ed io non so capacitarmene, e basterebbe farlo per mettermi il cuore in pace ed essere felice con un ragazzo che ha tutto l'amore di cui chiedo, e non vede l'ora che io lo accetti.
Ma ho dentro, nella parte più profonda dell'anima, quella convinzione che qui abbiamo inspiegabilmente tutte, ovvero di non meritare amore. E lo rifiutiamo, lo trasformiamo in un mezzo per farci del male, lo calpestiamo per sostituirlo con l'odio che ci fa vomitare, abbuffare, restringere, guardare con profonda ammirazione un corpo che scompare, un corpo martoriato, un corpo stanco.
E lo guardiamo con una perversa gioia, una gioia pura quel corpo disintegrato dalle botte, dai tagli, dalla pancia gonfia, dai capillari rotti.
Personalmente penso "è questo che merito".
E non vedo l'ora di crescere per assumermi le mie responsabilità e lasciare in pace la mia povera madre, a cui ho augurato la morte più atroce ogni giorno della mia vita, da quando ho quindici anni. Me ne vergogno, cerco di reprimere quell'odio, ma io non riesco a non desiderare che lei muoia. Così non ci sarà speranza di ricevere quell'amore, perché la speranza tiene in vita il dolore lacerante della certezza che la speranza è vana. Ma spero. Prima o poi mamma mi amerà come non ha fatto da piccola, prima o poi smetterà di picchiarmi, prima o poi parleremo. Prima o poi accetterà di correggere i propri errori ed io potrò fare lo stesso con i miei. Prima o poi amerà anche papà e papà amerà lei e non la tratterà più male. Non sbufferà più e non le dirà "maledetto il giorno in cui ti ho incontrata" e lei non uscirà di casa piangendo, ed io, quando non succederà, non avrò cinque anni. Non lo ricorderò, non dovrò pensare che amare è questo. Non mi resterà così inspiegabilmente impresso quell'istante, e nemmeno tutti gli istanti in cui mamma non era con me perché aveva sempre tanto da fare.
Perché mamma era irraggiungibile, mamma era quella che picchiava perché lei non era come gli altri genitori, e mamma non poteva abbassarsi a coccole o amore incondizionato, quello che a volte fa perdere ai genitori la rigidità. Per lei la cosa più importante era che chiedessimo scusa. E poi era tutto a posto, gli schiaffi cessavano, e lei si allontanava con un sorriso e andava a fare "altro". Mai si sedeva con noi per guardare un film, accarezzarci, parlarci... Parlare era per i genitori deboli, diceva lei, per quelli che si abbassavano ai livelli dei figli e perdevano il loro rispetto. Con mamma non si parla, mamma si rispetta, mamma si teme. Mamma non è l'accoglienza, l'istinto materno. Mamma è spigolosa, mamma è rigida, mamma è inflessibile.
Ed io voglio un corpo spigoloso, rigido, che non lasci intravedere nessuna forma di accoglienza.
Perché merito le ore sulla cyclette. Studio. Libri, libri. Altre realtà. Abbuffate. Merda.
Sono Sybil.
“Il vero sciocco, colui che gli dei deridono e distruggono, è quello che non conosce se stesso. Io lo fui per troppo tempo. Tu anche lo fosti per troppo tempo. Non esserlo più. Non aver timore. Il vizio supremo è la superficialità. Tutto ciò che è vissuto fino in fondo è giusto.” De Profundis, Oscar Wilde. Sono una lettrice, amo la filosofia e la letteratura, ma odio il mio corpo. 1.60x57 kg. Sono prigioniera: di me stessa, del cibo, delle mie ossessioni. Malata di una malattia che non esiste.
giovedì 25 settembre 2014
lunedì 25 agosto 2014
Solita disperazione e visita a Roma!
Sono sdraiata nel letto. E sto piangendo. Sto piangendo tanto e impercettibilmente, sto piangendo silenziosamente. Piango. Non riesco a fermarmi. Piango mentre scrivo e le lacrime scivolano da sotto le coperte mentre scrivo e vedo poco, non so nemmeno cosa sto scrivendo. Piango e non c'è nessun motivo per piangere. Ma io continuo a piangere disperatamente e non riesco a fermarmi e l'unico pensiero che mi accompagna in questo pianto è che ci voleva.
Ne avevo uno strano bisogno e mi sento una scema perché va tutto bene ed io piango.
Non so se piango perché ieri andando a trovare dei parenti mi hanno detto "come sei ingrassata! Ti trovo bella pagnottella, prima eri troppo secca, brava! Ma non ingrassare più mi raccomando!", oppure perché la sera ho mangiato la pasta con le zucchine, la pizzaiola, le melanzane alla parmigiana che avevano cucinato ed io non ho potuto rifiutare, oppure ancora perché sono sbagliata. Non capisco bene ma una serie di sentimenti confusi mi spinge le lacrime con violenza fuori dagli occhi ed io non so ribellarmi, mi adeguo, lascio che tutto questo passi, si sfoghi attraverso il mio corpo. Mi ripeto che mica è una novità, sono ingrassata, non è un segreto, ho piazzato dieci chili sul culo, un dato di fatto, come se avessi tinto i capelli. Lo scrivo al mio ragazzo e lui infuriato dice che la cafonaggine delle persone è sorprendente, che qualsiasi sia la storia o la sensibilità della ragazza non si dovrebbe fare un simile commento.
Ma io tento in tutti i modi di non dargli ragione, in fondo una ragazza potrebbe offendersi a sentirsi dire che è dimagrita, mentre io mi venderei l'anima al diavolo.
Cafone o no, sono incazzata con me stessa per averla presa cosi male, non capisco perché una cosa che io mi ripeto tutti i giorni faccia così male detta da un altro.
Insomma cosa pretendevo, che mi facesse i complimenti per le ossa in mostra che non ho nemmeno a venti metri sotto pelle? Che idiota.
Eppure piango perché non sopporto più tutta questa aria rarefatta della mia stanza, perché sto soffocando, perché vorrei polverizzarmi e andare via. Invece sbam, nella mia vita che da vigliacca non voglio vivere. Non ci riesco.
Ho il terrore di avvicinarmi alle persone. Sto dalla mattina alla sera davanti allo specchio a insultarmi e poi il primo che mi dice che sono una balenottera riesce a ferirmi piu efficacemente di me. Non riesco a capire. Non so veramente odiarmi, in fondo mi proteggo.
Ho una vista bellissima dal balconcino della mia camera... Si vede il mare, ed io non riesco a immaginare niente più di quello che vedo.
A fine mese farò un salto a Roma per incontrare una mia vecchia amica conosciuta qui al mare quattro anni fa, che non ho mai più rivisto e che ho continuato a sentire per e mail e mezzi vari. Finalmente la rivedo, sono così emozionata... Se qualcuna di voi è da quelle parti, magari possiamo salutarci velocemente perché sarò con lei solo fino al 3 settembre, quindi non potrò ritagliare molto tempo.
Avevo proprio bisogno di sfogarmi...ora vado sul balconcino a leggere e ritrovo il buon umore! Vi abbraccio una per una, un bacio.
Ne avevo uno strano bisogno e mi sento una scema perché va tutto bene ed io piango.
Non so se piango perché ieri andando a trovare dei parenti mi hanno detto "come sei ingrassata! Ti trovo bella pagnottella, prima eri troppo secca, brava! Ma non ingrassare più mi raccomando!", oppure perché la sera ho mangiato la pasta con le zucchine, la pizzaiola, le melanzane alla parmigiana che avevano cucinato ed io non ho potuto rifiutare, oppure ancora perché sono sbagliata. Non capisco bene ma una serie di sentimenti confusi mi spinge le lacrime con violenza fuori dagli occhi ed io non so ribellarmi, mi adeguo, lascio che tutto questo passi, si sfoghi attraverso il mio corpo. Mi ripeto che mica è una novità, sono ingrassata, non è un segreto, ho piazzato dieci chili sul culo, un dato di fatto, come se avessi tinto i capelli. Lo scrivo al mio ragazzo e lui infuriato dice che la cafonaggine delle persone è sorprendente, che qualsiasi sia la storia o la sensibilità della ragazza non si dovrebbe fare un simile commento.
Ma io tento in tutti i modi di non dargli ragione, in fondo una ragazza potrebbe offendersi a sentirsi dire che è dimagrita, mentre io mi venderei l'anima al diavolo.
Cafone o no, sono incazzata con me stessa per averla presa cosi male, non capisco perché una cosa che io mi ripeto tutti i giorni faccia così male detta da un altro.
Insomma cosa pretendevo, che mi facesse i complimenti per le ossa in mostra che non ho nemmeno a venti metri sotto pelle? Che idiota.
Eppure piango perché non sopporto più tutta questa aria rarefatta della mia stanza, perché sto soffocando, perché vorrei polverizzarmi e andare via. Invece sbam, nella mia vita che da vigliacca non voglio vivere. Non ci riesco.
Ho il terrore di avvicinarmi alle persone. Sto dalla mattina alla sera davanti allo specchio a insultarmi e poi il primo che mi dice che sono una balenottera riesce a ferirmi piu efficacemente di me. Non riesco a capire. Non so veramente odiarmi, in fondo mi proteggo.
Ho una vista bellissima dal balconcino della mia camera... Si vede il mare, ed io non riesco a immaginare niente più di quello che vedo.
A fine mese farò un salto a Roma per incontrare una mia vecchia amica conosciuta qui al mare quattro anni fa, che non ho mai più rivisto e che ho continuato a sentire per e mail e mezzi vari. Finalmente la rivedo, sono così emozionata... Se qualcuna di voi è da quelle parti, magari possiamo salutarci velocemente perché sarò con lei solo fino al 3 settembre, quindi non potrò ritagliare molto tempo.
Avevo proprio bisogno di sfogarmi...ora vado sul balconcino a leggere e ritrovo il buon umore! Vi abbraccio una per una, un bacio.
mercoledì 20 agosto 2014
Deframmentazione del dolore e ragazzo partito.
Ho preparato un sacco di post in cui descrivevo queste giornate insensate e sconnesse, e li ho abbandonati tutti meticolosamente a metà; mi sono lasciata trascinare dal tempo, come faccio sempre.
Questa mattina è partito il mio ragazzo che era venuto a trovarmi in Campania, dove tutti gli anni vado con la mia famiglia (dove sono andata a Pasqua, tanto per intenderci, da mia nonna). Se n'è andato e ora c'è il vuoto, e la mia realtà.
Ci ho sbattuto la testa quando sono salita nella mansarda dove dormivamo io lui e mia sorella, ci sono salita dopo averlo accompagnato alla stazione, e ho guardato il suo letto vuoto ancora sfatto, il suo cuscino in cui non c'era nessunissimo odore, il suo accappatoio appeso che non sapeva di niente, il suo asciugamano anonimo.
Mi manca.
Ma sono troppo impegnata per piangere, per essere triste. Appena è salito sul treno la mia testa ha focalizzato un solo principale fondamentale obiettivo: dimagrire.
Così ho efficacemente demolito ogni altra emozione, immediatamente: ho chiuso le porte ai sentimenti, ho preparato il mio corpo al sonno in quella camera dove ora dovrò dormire sola.
E non mi consegno ad altro che non sia ferrea forza di volontà.
Alla fine non si tratta nemmeno più di questa, visto che esagerare con il cibo non è un mio problema, ora. Visto che ogni boccone è l'ultimo, visto che lascio yogurt e pesche a metà. Visto che il mio pranzo al mare consiste in mezza scatoletta di mais e la cena in melanzane al forno, il tutto accompagnato da due gustosissimi litri di acqua.
Mia nonna fa la sua pizza farcita ed io ne sfioro un pezzo tra tutti e nessuno mi vede, non mi interessa più di assaggiare tutti i gusti, di riempirmi, di sentire lo stomaco stanco. Lo mordo e lo mollo nel piatto, da quando mi fa schifo anche la pizza?
Da quando mi fa schifo la vita?
Sento che non posso vivere mangiando, sono stufa di dovermi preoccupare di aver esagerato, di essere ingrassata, e sono stanca di avere un solo costume coppa E e tutti gli occhi addosso insieme ai commenti che mi trapassano ma non lasciano segni, non glielo permetto; non riesco a mangiare. Non sento la fame, non ho segnali da parte del mio corpo, non percepisco alcuna sensazione o sintomo di insofferenza. Il mio corpo collabora, non manda crampi di fame né stanchezza, né senso di pienezza. Ho chiuso lo stomaco perché mi fa tutto troppo schifo.
Metto in bocca un cucchiaio di yogurt e subito compare nella mia testa l'immagine della mia compagna di classe con quel culo minuscolo, quelle braccia sottili e mi passa la fame. Penso che è colazione, così per lo meno lo finisco velocemente e lo mollo lì, nauseata, piena, stanca. Cento calorie, un macello di calorie. Un'infinità. Sono troppe. Lo penso anche mentre mangio lentamente il mais, penso che è troppo. Che potrei farne a meno. Non mi importa più un cazzo del metabolismo, della distribuzione delle calorie nell'arco della giornata, della dieta sana ed equilibrata... Io non ho fame. Non riesco più a mangiare perché io non voglio. Non voglio mangiare più. Devo scomparire. Non permetterò mai più al senso di colpa di farmi visita. Sono esausta.
E piano piano mi consumo... Mi concentro su altre cose, faccio le foto, non riesco a mangiare. Non finisco le fette di anguria che mi taglio, non finisco di bere il bicchiere di succo che mi riempio. Mi sento stanca di dovermi preoccupare, stanca di dovermi sentire in colpa. Persino stanca di gustare il cibo!
Dieci giorni di lenta distruzione, dieci giorni di barriere.
E senza il mio ragazzo a cui buttare di nascosto da tutti il tiramisù nel piatto, senza lui da coccolare, da abbracciare, senza lui che mi tira le coperte la notte, senza lui che se mi arrabbio mi segue, cerca di capirmi, vuole ascoltarmi; senza lui che se non mangio non mi dice niente, mi sorride, mi accarezza, magari mi prova a far cambiare dolcemente idea, e poi si finisce quel mezzo panino mangiucchiato; senza di lui voglio dimagrire.
Senza di lui non posso permettermi di guardare il letto vuoto e piangere e urlare, senza di lui non DEVO sentire un grumo di lacrime e catarro riempirmi la gola, senza di lui non voglio dover affrontare tutte queste emozioni ingestibili e dolorose. Non ce la farei, non posso.
Lascio il suo letto così, prendo il suo cuscino e provo a dormirci senza cercare una qualsiasi sua traccia, piccola, dolce; e se dovessi iniziare a farlo, io penserei "che cazzo me ne frega. Tanto l'unica cosa che mi importa è essere magra." e me lo ripeto così frequentemente che ci credo.
Mancano così tanti giorni prima di poterlo riabbracciare... Ma in fondo non mi importa davvero. In fondo non piango. Io non percepisco emozioni che non siano dolore post-abbuffata o stomaco brontolante per la fame.
E intanto scompaio e perdo peso, e non so nemmeno quanto, non so nemmeno quanto...
Tutto il resto è uno sfondo senza colore, il dca in primo piano su uno straordinario cartellone pubblicitario di una fantastica giostra nuova che ha avuto tanto successo in tante parti del mondo. Io lo fisso, mi lascio incantare, non mi oppongo perché in fondo il dca è la sola cosa bella che ho. È quello che mi fa sentire viva, che da senso alla mia vita, dopo il mio ragazzo.
Ma ora lui non c'è, e mi fa provare troppi sentimenti ingestibili. Il suo profumo, il suo respiro, le sue braccia, i suoi occhi, come mi guarda, come non gli importa delle mie ossessioni nel senso più pieno del termine, come riesce ad amarmi oltre tutto, con una forza spaventosa.
Lui può andarsene e lasciarmi con un pugno di niente e una voragine nel cuore, lui può farmi stare male.
Il dca mi fa provare quello che decido di provare. E sono una grande bugiarda, perché più che una merda questo è un rifugio.
Mi spiace di sputare nel piatto dove mangio quando parlo del mio dca come di un mostro... Ma ora è l'unica cosa che ho e che non mi abbandona e non mi fa soffrire piu di quanto io non VOGLIA.
Questa mattina è partito il mio ragazzo che era venuto a trovarmi in Campania, dove tutti gli anni vado con la mia famiglia (dove sono andata a Pasqua, tanto per intenderci, da mia nonna). Se n'è andato e ora c'è il vuoto, e la mia realtà.
Ci ho sbattuto la testa quando sono salita nella mansarda dove dormivamo io lui e mia sorella, ci sono salita dopo averlo accompagnato alla stazione, e ho guardato il suo letto vuoto ancora sfatto, il suo cuscino in cui non c'era nessunissimo odore, il suo accappatoio appeso che non sapeva di niente, il suo asciugamano anonimo.
Mi manca.
Ma sono troppo impegnata per piangere, per essere triste. Appena è salito sul treno la mia testa ha focalizzato un solo principale fondamentale obiettivo: dimagrire.
Così ho efficacemente demolito ogni altra emozione, immediatamente: ho chiuso le porte ai sentimenti, ho preparato il mio corpo al sonno in quella camera dove ora dovrò dormire sola.
E non mi consegno ad altro che non sia ferrea forza di volontà.
Alla fine non si tratta nemmeno più di questa, visto che esagerare con il cibo non è un mio problema, ora. Visto che ogni boccone è l'ultimo, visto che lascio yogurt e pesche a metà. Visto che il mio pranzo al mare consiste in mezza scatoletta di mais e la cena in melanzane al forno, il tutto accompagnato da due gustosissimi litri di acqua.
Mia nonna fa la sua pizza farcita ed io ne sfioro un pezzo tra tutti e nessuno mi vede, non mi interessa più di assaggiare tutti i gusti, di riempirmi, di sentire lo stomaco stanco. Lo mordo e lo mollo nel piatto, da quando mi fa schifo anche la pizza?
Da quando mi fa schifo la vita?
Sento che non posso vivere mangiando, sono stufa di dovermi preoccupare di aver esagerato, di essere ingrassata, e sono stanca di avere un solo costume coppa E e tutti gli occhi addosso insieme ai commenti che mi trapassano ma non lasciano segni, non glielo permetto; non riesco a mangiare. Non sento la fame, non ho segnali da parte del mio corpo, non percepisco alcuna sensazione o sintomo di insofferenza. Il mio corpo collabora, non manda crampi di fame né stanchezza, né senso di pienezza. Ho chiuso lo stomaco perché mi fa tutto troppo schifo.
Metto in bocca un cucchiaio di yogurt e subito compare nella mia testa l'immagine della mia compagna di classe con quel culo minuscolo, quelle braccia sottili e mi passa la fame. Penso che è colazione, così per lo meno lo finisco velocemente e lo mollo lì, nauseata, piena, stanca. Cento calorie, un macello di calorie. Un'infinità. Sono troppe. Lo penso anche mentre mangio lentamente il mais, penso che è troppo. Che potrei farne a meno. Non mi importa più un cazzo del metabolismo, della distribuzione delle calorie nell'arco della giornata, della dieta sana ed equilibrata... Io non ho fame. Non riesco più a mangiare perché io non voglio. Non voglio mangiare più. Devo scomparire. Non permetterò mai più al senso di colpa di farmi visita. Sono esausta.
E piano piano mi consumo... Mi concentro su altre cose, faccio le foto, non riesco a mangiare. Non finisco le fette di anguria che mi taglio, non finisco di bere il bicchiere di succo che mi riempio. Mi sento stanca di dovermi preoccupare, stanca di dovermi sentire in colpa. Persino stanca di gustare il cibo!
Dieci giorni di lenta distruzione, dieci giorni di barriere.
E senza il mio ragazzo a cui buttare di nascosto da tutti il tiramisù nel piatto, senza lui da coccolare, da abbracciare, senza lui che mi tira le coperte la notte, senza lui che se mi arrabbio mi segue, cerca di capirmi, vuole ascoltarmi; senza lui che se non mangio non mi dice niente, mi sorride, mi accarezza, magari mi prova a far cambiare dolcemente idea, e poi si finisce quel mezzo panino mangiucchiato; senza di lui voglio dimagrire.
Senza di lui non posso permettermi di guardare il letto vuoto e piangere e urlare, senza di lui non DEVO sentire un grumo di lacrime e catarro riempirmi la gola, senza di lui non voglio dover affrontare tutte queste emozioni ingestibili e dolorose. Non ce la farei, non posso.
Lascio il suo letto così, prendo il suo cuscino e provo a dormirci senza cercare una qualsiasi sua traccia, piccola, dolce; e se dovessi iniziare a farlo, io penserei "che cazzo me ne frega. Tanto l'unica cosa che mi importa è essere magra." e me lo ripeto così frequentemente che ci credo.
Mancano così tanti giorni prima di poterlo riabbracciare... Ma in fondo non mi importa davvero. In fondo non piango. Io non percepisco emozioni che non siano dolore post-abbuffata o stomaco brontolante per la fame.
E intanto scompaio e perdo peso, e non so nemmeno quanto, non so nemmeno quanto...
Tutto il resto è uno sfondo senza colore, il dca in primo piano su uno straordinario cartellone pubblicitario di una fantastica giostra nuova che ha avuto tanto successo in tante parti del mondo. Io lo fisso, mi lascio incantare, non mi oppongo perché in fondo il dca è la sola cosa bella che ho. È quello che mi fa sentire viva, che da senso alla mia vita, dopo il mio ragazzo.
Ma ora lui non c'è, e mi fa provare troppi sentimenti ingestibili. Il suo profumo, il suo respiro, le sue braccia, i suoi occhi, come mi guarda, come non gli importa delle mie ossessioni nel senso più pieno del termine, come riesce ad amarmi oltre tutto, con una forza spaventosa.
Lui può andarsene e lasciarmi con un pugno di niente e una voragine nel cuore, lui può farmi stare male.
Il dca mi fa provare quello che decido di provare. E sono una grande bugiarda, perché più che una merda questo è un rifugio.
Mi spiace di sputare nel piatto dove mangio quando parlo del mio dca come di un mostro... Ma ora è l'unica cosa che ho e che non mi abbandona e non mi fa soffrire piu di quanto io non VOGLIA.
lunedì 4 agosto 2014
Avvelenata e velenosa,
ma sempre ridicola.
Vorrei poter dire così tante cose tra tutte le lacrime che non vorrei versare perché io non amo piangere, ma le parole si affollano e finiscono sempre nello stomaco, alla fine. Dove sta tutto quello che non riesco a dire, che non voglio, che non penso. In cui non credo.
Ho pensato tante cose, sempre troppe per il mio cervello esageratamente piccolo ed esageratamente pieno, ho cercato di analizzare i miei comportamenti malati e di convincermi che meritassi una possibilità e una vita anche io.
E invece ho chiuso il capitolo più breve della mia vita con un "magari lo cerchiamo a settembre".
Il capitolo della mia vita si intitola "proposito di percorso guarigione, speranza, grinta, voglia di vivere".
Ed è proprio l'unica cosa che c'è scritta su questo capitolo cosi importante, cosi bello, cosi decisivo.
Le cose belle sono sempre insozzate dai tentativi, per questo ho deciso di chiuderlo perfetto così, senza macchie e delusioni.
"Magari lo cerchiamo a settembre, amore mio, un medico di base che mi faccia la ricetta per quel centro che tu hai trovato solo per me, amore mio, e l'hai trovato perdendo una mattinata alla asl a parlare con una gentilissima signora che ha messo un'ottima parola su quella dietista e quello psicologo, dove mi porterai a settembre, dopo che avremmo fatto la ricetta. A settembre, amore mio. Sei il ragazzo dei miei sogni" le parole al mio ragazzo, queste, e nella testa la vocina "solita merda- l'unica cosa che dovrai dirgli a settembre sarà amore, non sono malata, non voglio nessun centro specializzato, non vedi che peso il doppio della mia altezza? Avevo preso un abbaglio, io non voglio nessun medico, nessun percorso di guarigione (da cosa, precisamente?!), dovrei pagare con i soldi e l'umiliazione di mostrare un corpo di simili dimensioni ad un serio medico che cura seri disturbi, ed è un prezzo troppo, troppo alto per una malattia inesistente."
E non si tratta di non sentirmi abbastanza malata. Puttanate. Né si tratta di autocommiserazione della serie povera-me-è-il-mio-triste-destino-resterò-così-a-vita-quanto-sono-povera-e-triste-non-merito-una-possibilità-sono-sola-al-mondo-ohi-ohi-ohi.
Ammetto di aver pianto un po' quando me ne sono resa conto leggendo l'elenco dei medici di base a cui potrei rivolgermi, ammetto di aver pianto disperatamente. E di aver anche pensato ad una sorta di autocommiserazione mischiata ad un inno alla vita un po' impacciato. Ammetto di aver detto che questo schifo non valeva un cazzo e di aver scomodato anche qualcuno per farmi consigliare la modalità migliore per guarire... Ma sono una persona troppo logica per credere che la mia sia una malattia e soprattutto che mi renda infelice. Quindi il mio capitolo è chiuso, ed ora sono letteralmente tranquilla. Il mio povero ragazzo ancora gira di asl in asl e di medico in medico, ma io non posso dirgli che ho cambiato idea. Insomma, non posso.
Ammetto che sto piangendo anche adesso ma mi passerà, ammetto che scrivo per farmi compatire un po' - tutti i migliori egocentrici Ne hanno bisogno. Ammetto anche che non so cosa fare, era cosi bello sguazzare in quel capitolo della mia vita. Ma sapevo che non avrebbe avuto un futuro.
In fin dei conti, io lo so che punterò al suicidio, ma non per disperazione.
Non lo annuncio qui per non essere creduta, per essere aiutata, per essere salvata, o criticata, o aggredita. Se mi conosceste di persona sapreste che faccio sempre le scelte con meticolosa attenzione. Solo abbuffandomi mi sfuggono un po' le cose di mano, perché mi dimentico di Dover riflettere. Sono molto riflessiva. E cinica.
Lo scrivo perché è oggettivamente cosi che andrà a finire, ed io sarò su quella lista di ragazze che muoiono causa dca che nessuno conosce.
Sono solo numeri, ed io sono un numero.
Vivo perché sono codarda (o coraggiosa, dipende quali libri avete letto, se quelli "la vita è una sfida e la vera vittoria è vivere" oppure quelli della serie "non ho il coraggio di uccidermi allora vivo") e soprattutto per dimagrire. Perché voglio vedere dove posso arrivare. Mai mi ucciderei senza aver almeno sfiorato i quaranta chili di nuovo. Non trenta o quei numeri irraggiungibili lì, a me bastano i quaranta. Giusti per la mia altezza, raggiungibili. E poi mi ucciderò. Perché ragazze, davvero, è una merda.
Lasciate perdere quello che ho scritto sopra ed anche quello che pensate. Questo disturbo (non malattia, disturbo è molto più calzante) non vale davvero un cazzo. Non vale niente.
Se siete in tempo, scappate via. Buttate la bilancia. Se siete sottopeso, tanto, fatevi aiutare. Non me la sento di dirvi "anche se non lo siete", perché non vi crederà nessuno veramente malate. E nemmeno voi vi credete tali. Nemmeno molte stesse ragazze di blogger qui vi credono malate. Eccomi a sparare sentenze. Scusate, ma sono molto presuntuosa. Solo voglio dirvi scappate via. Non ammazzatevi piu, se siete in tempo... Perché poi arriverà un momento in cui vi piacerà cosi tanto farvi del male che vorrete farne il vostro mestiere. E non ci sarà piu niente che potrà aiutarvi a ricominciare, a cambiare testa, a cambiare faccia.
Saranno solo parole, e voi morirete. Ma non morirete con una lametta o con una buona dose di coraggio e un balcone: morirete ogni giorno.
Tutti i giorni, regolarmente, e sarà una morte atroce, lenta, logorante. E sentirete un dolore che niente, niente al mondo potrà mai lenire, né attenuare, né placare. Perché alla fine vi perderete e non avrete piu nemmeno quel briciolo di coraggio necessario a dire vaffanculo.
E non lo dico da donna vissuta. Ma da bambina che è in questa menzogna da cinque anni e sa che sono pochi, sa che sono solo i primi di una serie, sa che dipendono da sé stessa, e sa che è malata proprio perché è debole. Una malattia schifosa: ti ammali perché non hai la forza per affrontare i tuoi veri problemi e per guarire puoi usare solo e soltanto quella forza.
Senza averla mai vista.
Davvero, scappate via. Io chiederò aiuto solo se e quando il mio dolore a cui non so dare un nome (non So nemmeno se esista) sarà ben visibile. Me ne sono resa conto stando qui sul blog e andando fuori, che il dolore annoia tutti. Annoia a sessanta chili, e annoia a a trenta. Non credete che a trenta chili vi prenderanno piu sul serio che a cento. Solo sarà tutto piu visibile. Almeno per me. Ho bisogno di aiuto, ma io mi rendo conto che nessuno vuole stare a sentire le lagne di chi non ha la forza di lottare. Nessuno capisce che quella forza è la stessa che è mancata quando si è precipitate nelle ossessioni e nella merda. In quella che qui tutti chiamano malattia.
Aspettatevi che la gente non capisca. Nemmeno io capisco. Anche a me danno sui nervi quelle come me, che un giorno vogliono essere forti e combattere, e il giorno dopo scrivono post del genere.
Siamo tutti esseri umani. Magari alcuni sono più sensibili. Ma tutti si aspettano qualcosa.
Per questo vi dico scappate. Qui dentro è una merda esattamente come là fuori. Non diventate scheletri e non vomitate, perché tanto poi dovrete trovare la forza sia per guarire da questo schifo, sia per risolvere e affrontare quei demoni che prima avete con fatica sotterrato con la malattia, con il cibo.
Dovrete sbattervi il doppio, e tutti saranno ancora più esigenti con voi. Qui non esiste perdono, non è per niente vero che solo voi non vi perdonate. Non trovate perdono da nessuna parte. A meno che voi non stiate tentando di guarire. Allora lì siete brave, forti, allora lì e solo lì AVRETE IL DIRITTO DI CADERE. Da malate nessuno vi darà quel diritto. Perché voi vi aggrappate ad un disturbo per fuggire alla realtà cruda, la vostra e quella del mondo, e vi trovate sotto gli occhi perfidi e pretenziosi di chi vuole che voi lottiate. Comprese voi.
E avrete solo tanto vuoto e tanto odio con cui riempirlo, solo odio.
E vorrete uscire, ma nessuno capirà perché non ci riuscite. Aspetteranno tutti che siate pronte, nessuno vi considererà piu di tanto fino a quel momento.
Vi ascolteranno solo se voi vi alzate e iniziate a combattere. Non aspettatevi le coccole, né tanto meno l'ascolto.
Sono una serie di scemenze che vorrete credere, come ho fatto io e come continuo a fare.
Adesso ho capito che voglio guarire. Lo so, lo so per certo. Mi sono seduta a tavolino e ho deciso che basta, ora guarisco. Così ho deciso che perderò questi fottuti venti chili e mi farò curare, perché nessuno vede la malattia in un mondo in cui vogliono mettere in passerella le modelle taglia 44. È la realtà, e quella è salute. Ormai anche i medici associano la malattia (dca) alla magrezza. No, tutti no, non voglio generalizzare. Ma io voglio guarire e non ho tempo di cercare il medico che non la pensa cosi.
Mi sono imbattuta in tanti medici che, poiché ero normopeso, non hanno mai considerato un granché la mia amenorrea.
Voglio guarire con tutta l'anima, cosi perderò questi venti chili e mi farò ricoverare seriamente, e non mi opporrò a niente, mi farò psicanalizzare, smetterò di fare la finta piena di dolore e confesserò seriamente tutto ciò che penso mi faccia star male, e lotterò.
Ma non posso farlo a settembre, non posso Pesando cosi tanto. Scappate ragazze, è una vera merda.
Scappate prima che la scelta si riduca alla morte, perché non siete forti abbastanza.
Scappate perché quando vi ridurrete ad un mucchio di ossa forse qualcuno si chiederà se forse non state male, ma se voi non prenderete in mano questa merda nessuno lo farà al posto vostro. Nemmeno a 30 kg.
Lo ripeto, il dolore è noioso.
Allontana tutti, non vi mette al centro dell'attenzione come vorreste. Nessuno vuole scavare nel vostro animo e capire perché non mangiate, perché vi abbuffate, perché vomitate o perché fate cosi tanto casino per una stupida pizza. Solo voi potete farlo.
Per questo, se entrate in questo inferno sappiate che poi dovete uscirne, per forza, perché altrimenti vi toccherà morire sole e incomprese lo stesso.
Non potete vivere malate per sempre, perché vi stancherete. E si stancheranno gli altri, uno alla volta, lentamente e non importa quanto: se ne andranno. E chi avrà il coraggio di rimanere, quelli che vi amano, soffriranno. Piangeranno. E voi seminerete attorno solo dolore e dentro di voi senso di colpa. Non espierete un bel niente.
Non è una figata. Non proverete a lungo quel senso di onnipotenza da "sonofigapesoquarantachili", non se siete malate davvero.
Se siete malate davvero, arriverà un giorno in cui vi strapperete i capelli perché sarete stanche, stanche, stanche. E quella fottuta forza non ce l'avete. Là fuori vi vogliono combattive, qua dentro idem, ma voi siete malate perché non avete forza. Non fraintendete, ovviamente essere malate non significa essere pappe molli... Semplicemente non avete quelle forza per guardare in faccia i veri problemi celati dal DCA. Ma quando urlerete per riavere la vita, come ho già detto, dovrete trovare una forza sovrumana per affrontare i veri problemi e l'inferno del DCA. La merda. L'odio. La bellezza del DCA, l'onnipotenza del DCA, il dolore del DCA che diventa irresistibile. L'unicità del DCA, che vi rende speciali. Vi crederete speciali ad un certo punto, perché voi avete il controllo, vomitate, restringete. Il DCA ha momenti talmente belli da cancellare in un secondo tutto il dolore. Ma quel dolore.... Non vale un secondo di quella felicità, finta.
E quando lo capite è tardi, ci siete immerse. Non si esce, ragazze, se non con le unghie, i denti, o la morte.
E forse scrivo questo perché spero che qualcuna di voi mi dica "non devi pesare venti chili in meno, ti prenderanno comunque sul serio. Non butterai soldi e tempo, ti servirà questo percorso. Hai solo sbagliato medici fino ad ora. Prova, ne vale la pena. Ti prenderanno sul serio."
Forse scrivo perché in fondo io so che sarò talmente stanca che morirò. Sono tanto stanca che morirò... Non ha senso questo post. Capitolo chiuso, niente guarigione per ora...
Vorrei poter dire così tante cose tra tutte le lacrime che non vorrei versare perché io non amo piangere, ma le parole si affollano e finiscono sempre nello stomaco, alla fine. Dove sta tutto quello che non riesco a dire, che non voglio, che non penso. In cui non credo.
Ho pensato tante cose, sempre troppe per il mio cervello esageratamente piccolo ed esageratamente pieno, ho cercato di analizzare i miei comportamenti malati e di convincermi che meritassi una possibilità e una vita anche io.
E invece ho chiuso il capitolo più breve della mia vita con un "magari lo cerchiamo a settembre".
Il capitolo della mia vita si intitola "proposito di percorso guarigione, speranza, grinta, voglia di vivere".
Ed è proprio l'unica cosa che c'è scritta su questo capitolo cosi importante, cosi bello, cosi decisivo.
Le cose belle sono sempre insozzate dai tentativi, per questo ho deciso di chiuderlo perfetto così, senza macchie e delusioni.
"Magari lo cerchiamo a settembre, amore mio, un medico di base che mi faccia la ricetta per quel centro che tu hai trovato solo per me, amore mio, e l'hai trovato perdendo una mattinata alla asl a parlare con una gentilissima signora che ha messo un'ottima parola su quella dietista e quello psicologo, dove mi porterai a settembre, dopo che avremmo fatto la ricetta. A settembre, amore mio. Sei il ragazzo dei miei sogni" le parole al mio ragazzo, queste, e nella testa la vocina "solita merda- l'unica cosa che dovrai dirgli a settembre sarà amore, non sono malata, non voglio nessun centro specializzato, non vedi che peso il doppio della mia altezza? Avevo preso un abbaglio, io non voglio nessun medico, nessun percorso di guarigione (da cosa, precisamente?!), dovrei pagare con i soldi e l'umiliazione di mostrare un corpo di simili dimensioni ad un serio medico che cura seri disturbi, ed è un prezzo troppo, troppo alto per una malattia inesistente."
E non si tratta di non sentirmi abbastanza malata. Puttanate. Né si tratta di autocommiserazione della serie povera-me-è-il-mio-triste-destino-resterò-così-a-vita-quanto-sono-povera-e-triste-non-merito-una-possibilità-sono-sola-al-mondo-ohi-ohi-ohi.
Ammetto di aver pianto un po' quando me ne sono resa conto leggendo l'elenco dei medici di base a cui potrei rivolgermi, ammetto di aver pianto disperatamente. E di aver anche pensato ad una sorta di autocommiserazione mischiata ad un inno alla vita un po' impacciato. Ammetto di aver detto che questo schifo non valeva un cazzo e di aver scomodato anche qualcuno per farmi consigliare la modalità migliore per guarire... Ma sono una persona troppo logica per credere che la mia sia una malattia e soprattutto che mi renda infelice. Quindi il mio capitolo è chiuso, ed ora sono letteralmente tranquilla. Il mio povero ragazzo ancora gira di asl in asl e di medico in medico, ma io non posso dirgli che ho cambiato idea. Insomma, non posso.
Ammetto che sto piangendo anche adesso ma mi passerà, ammetto che scrivo per farmi compatire un po' - tutti i migliori egocentrici Ne hanno bisogno. Ammetto anche che non so cosa fare, era cosi bello sguazzare in quel capitolo della mia vita. Ma sapevo che non avrebbe avuto un futuro.
In fin dei conti, io lo so che punterò al suicidio, ma non per disperazione.
Non lo annuncio qui per non essere creduta, per essere aiutata, per essere salvata, o criticata, o aggredita. Se mi conosceste di persona sapreste che faccio sempre le scelte con meticolosa attenzione. Solo abbuffandomi mi sfuggono un po' le cose di mano, perché mi dimentico di Dover riflettere. Sono molto riflessiva. E cinica.
Lo scrivo perché è oggettivamente cosi che andrà a finire, ed io sarò su quella lista di ragazze che muoiono causa dca che nessuno conosce.
Sono solo numeri, ed io sono un numero.
Vivo perché sono codarda (o coraggiosa, dipende quali libri avete letto, se quelli "la vita è una sfida e la vera vittoria è vivere" oppure quelli della serie "non ho il coraggio di uccidermi allora vivo") e soprattutto per dimagrire. Perché voglio vedere dove posso arrivare. Mai mi ucciderei senza aver almeno sfiorato i quaranta chili di nuovo. Non trenta o quei numeri irraggiungibili lì, a me bastano i quaranta. Giusti per la mia altezza, raggiungibili. E poi mi ucciderò. Perché ragazze, davvero, è una merda.
Lasciate perdere quello che ho scritto sopra ed anche quello che pensate. Questo disturbo (non malattia, disturbo è molto più calzante) non vale davvero un cazzo. Non vale niente.
Se siete in tempo, scappate via. Buttate la bilancia. Se siete sottopeso, tanto, fatevi aiutare. Non me la sento di dirvi "anche se non lo siete", perché non vi crederà nessuno veramente malate. E nemmeno voi vi credete tali. Nemmeno molte stesse ragazze di blogger qui vi credono malate. Eccomi a sparare sentenze. Scusate, ma sono molto presuntuosa. Solo voglio dirvi scappate via. Non ammazzatevi piu, se siete in tempo... Perché poi arriverà un momento in cui vi piacerà cosi tanto farvi del male che vorrete farne il vostro mestiere. E non ci sarà piu niente che potrà aiutarvi a ricominciare, a cambiare testa, a cambiare faccia.
Saranno solo parole, e voi morirete. Ma non morirete con una lametta o con una buona dose di coraggio e un balcone: morirete ogni giorno.
Tutti i giorni, regolarmente, e sarà una morte atroce, lenta, logorante. E sentirete un dolore che niente, niente al mondo potrà mai lenire, né attenuare, né placare. Perché alla fine vi perderete e non avrete piu nemmeno quel briciolo di coraggio necessario a dire vaffanculo.
E non lo dico da donna vissuta. Ma da bambina che è in questa menzogna da cinque anni e sa che sono pochi, sa che sono solo i primi di una serie, sa che dipendono da sé stessa, e sa che è malata proprio perché è debole. Una malattia schifosa: ti ammali perché non hai la forza per affrontare i tuoi veri problemi e per guarire puoi usare solo e soltanto quella forza.
Senza averla mai vista.
Davvero, scappate via. Io chiederò aiuto solo se e quando il mio dolore a cui non so dare un nome (non So nemmeno se esista) sarà ben visibile. Me ne sono resa conto stando qui sul blog e andando fuori, che il dolore annoia tutti. Annoia a sessanta chili, e annoia a a trenta. Non credete che a trenta chili vi prenderanno piu sul serio che a cento. Solo sarà tutto piu visibile. Almeno per me. Ho bisogno di aiuto, ma io mi rendo conto che nessuno vuole stare a sentire le lagne di chi non ha la forza di lottare. Nessuno capisce che quella forza è la stessa che è mancata quando si è precipitate nelle ossessioni e nella merda. In quella che qui tutti chiamano malattia.
Aspettatevi che la gente non capisca. Nemmeno io capisco. Anche a me danno sui nervi quelle come me, che un giorno vogliono essere forti e combattere, e il giorno dopo scrivono post del genere.
Siamo tutti esseri umani. Magari alcuni sono più sensibili. Ma tutti si aspettano qualcosa.
Per questo vi dico scappate. Qui dentro è una merda esattamente come là fuori. Non diventate scheletri e non vomitate, perché tanto poi dovrete trovare la forza sia per guarire da questo schifo, sia per risolvere e affrontare quei demoni che prima avete con fatica sotterrato con la malattia, con il cibo.
Dovrete sbattervi il doppio, e tutti saranno ancora più esigenti con voi. Qui non esiste perdono, non è per niente vero che solo voi non vi perdonate. Non trovate perdono da nessuna parte. A meno che voi non stiate tentando di guarire. Allora lì siete brave, forti, allora lì e solo lì AVRETE IL DIRITTO DI CADERE. Da malate nessuno vi darà quel diritto. Perché voi vi aggrappate ad un disturbo per fuggire alla realtà cruda, la vostra e quella del mondo, e vi trovate sotto gli occhi perfidi e pretenziosi di chi vuole che voi lottiate. Comprese voi.
E avrete solo tanto vuoto e tanto odio con cui riempirlo, solo odio.
E vorrete uscire, ma nessuno capirà perché non ci riuscite. Aspetteranno tutti che siate pronte, nessuno vi considererà piu di tanto fino a quel momento.
Vi ascolteranno solo se voi vi alzate e iniziate a combattere. Non aspettatevi le coccole, né tanto meno l'ascolto.
Sono una serie di scemenze che vorrete credere, come ho fatto io e come continuo a fare.
Adesso ho capito che voglio guarire. Lo so, lo so per certo. Mi sono seduta a tavolino e ho deciso che basta, ora guarisco. Così ho deciso che perderò questi fottuti venti chili e mi farò curare, perché nessuno vede la malattia in un mondo in cui vogliono mettere in passerella le modelle taglia 44. È la realtà, e quella è salute. Ormai anche i medici associano la malattia (dca) alla magrezza. No, tutti no, non voglio generalizzare. Ma io voglio guarire e non ho tempo di cercare il medico che non la pensa cosi.
Mi sono imbattuta in tanti medici che, poiché ero normopeso, non hanno mai considerato un granché la mia amenorrea.
Voglio guarire con tutta l'anima, cosi perderò questi venti chili e mi farò ricoverare seriamente, e non mi opporrò a niente, mi farò psicanalizzare, smetterò di fare la finta piena di dolore e confesserò seriamente tutto ciò che penso mi faccia star male, e lotterò.
Ma non posso farlo a settembre, non posso Pesando cosi tanto. Scappate ragazze, è una vera merda.
Scappate prima che la scelta si riduca alla morte, perché non siete forti abbastanza.
Scappate perché quando vi ridurrete ad un mucchio di ossa forse qualcuno si chiederà se forse non state male, ma se voi non prenderete in mano questa merda nessuno lo farà al posto vostro. Nemmeno a 30 kg.
Lo ripeto, il dolore è noioso.
Allontana tutti, non vi mette al centro dell'attenzione come vorreste. Nessuno vuole scavare nel vostro animo e capire perché non mangiate, perché vi abbuffate, perché vomitate o perché fate cosi tanto casino per una stupida pizza. Solo voi potete farlo.
Per questo, se entrate in questo inferno sappiate che poi dovete uscirne, per forza, perché altrimenti vi toccherà morire sole e incomprese lo stesso.
Non potete vivere malate per sempre, perché vi stancherete. E si stancheranno gli altri, uno alla volta, lentamente e non importa quanto: se ne andranno. E chi avrà il coraggio di rimanere, quelli che vi amano, soffriranno. Piangeranno. E voi seminerete attorno solo dolore e dentro di voi senso di colpa. Non espierete un bel niente.
Non è una figata. Non proverete a lungo quel senso di onnipotenza da "sonofigapesoquarantachili", non se siete malate davvero.
Se siete malate davvero, arriverà un giorno in cui vi strapperete i capelli perché sarete stanche, stanche, stanche. E quella fottuta forza non ce l'avete. Là fuori vi vogliono combattive, qua dentro idem, ma voi siete malate perché non avete forza. Non fraintendete, ovviamente essere malate non significa essere pappe molli... Semplicemente non avete quelle forza per guardare in faccia i veri problemi celati dal DCA. Ma quando urlerete per riavere la vita, come ho già detto, dovrete trovare una forza sovrumana per affrontare i veri problemi e l'inferno del DCA. La merda. L'odio. La bellezza del DCA, l'onnipotenza del DCA, il dolore del DCA che diventa irresistibile. L'unicità del DCA, che vi rende speciali. Vi crederete speciali ad un certo punto, perché voi avete il controllo, vomitate, restringete. Il DCA ha momenti talmente belli da cancellare in un secondo tutto il dolore. Ma quel dolore.... Non vale un secondo di quella felicità, finta.
E quando lo capite è tardi, ci siete immerse. Non si esce, ragazze, se non con le unghie, i denti, o la morte.
E forse scrivo questo perché spero che qualcuna di voi mi dica "non devi pesare venti chili in meno, ti prenderanno comunque sul serio. Non butterai soldi e tempo, ti servirà questo percorso. Hai solo sbagliato medici fino ad ora. Prova, ne vale la pena. Ti prenderanno sul serio."
Forse scrivo perché in fondo io so che sarò talmente stanca che morirò. Sono tanto stanca che morirò... Non ha senso questo post. Capitolo chiuso, niente guarigione per ora...
giovedì 31 luglio 2014
La coscienza di... chi?
Ciao ragazze, sono sul balcone della casa in Liguria, sempre dai miei amici.
Ho comprato "La coscienza di Zeno" perché devo leggerla per la scuola e mi sta piacendo talmente tanto che ve la consiglio. Ho letto una frase che mi ha fatto pensare tanto, volevo condividerla con voi.
"la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta. Dovevo tentare di lasciar quel vizio senza farne il proposito. In me-secondo lui- nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l'altra non era altro che uno schiavo il quale, non appena la sorveglianza diminuiva, contravveniva alla volontà del padrone per amore della libertà. Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e Nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l'avessi mai visto. Bisognava non combatterlo, ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé . Semplice, nevvero?"
Può significare niente.
Ma questa sera volevo scrivere un post molto bello, volevo parlare davvero di me, cercare di capire perché non mi voglio bene.
Non una mini e noiosissima autobiografia, ma un piccolo resoconto delle mie mancanze.
Mi sono resa conto questa sera, ed è da un po' che ci penso, che uso la malattia, o comunque l'ossessione per la magrezza, come giustifica. Giustifico me stessa di tutto.
Da quando sono ingrassata molto, sono diventata una casinista. Lascio le cose a metà, in disordine, non mi preoccupo molto. Mi dico "tornerò a farlo quando sarò magra." Dieci chili fa ero ossessionata, ossessiva: controllavo me e gli altri, e rimproveravo gli altri se non mettevano a posto o se non piegavano bene le magliette. Il mio armadio era pulito e organizzato, mentre ora è un casino. Del resto, quando sarò magra lo pulirò. Perché io non accetto di vivere cosi. O meglio, mi dico che vivo cosi perché sono grassa.
A scuola mi lascio andare perché "fallisco perché sono grassa." non riesco a fare a meno di pensarlo. Il mio disturbo del comportamento alimentare ha creato intorno alla mia figura una pellicola trasparente, una grande bolla di vetro. Tratto i miei amici di merda, litigo con il mio ragazzo, rispondo male e mi dico "In fondo cosa mi importa di mantenere le amicizie. Io voglio essere magra."
Voler dimagrire rende tutto il resto della mia vita uno sfondo grigio in cui non ho responsabilità, in cui sono una bambina, esattamente questo. Ma ragazze, io non sono stupida. Io non sono quella che vomita, che beve, che si abbuffa. Ragazze, io non sono quella che digiuna.
Prima di ammalarmi ricordo benissimo che appena restavo a casa da sola avevo le gambe piene di brividini, e sapete perché? Perché se mamma non c'era, io mettevo mtv e cantavo. Facevo dei concerti pazzeschi. Ho una voce molto bella, arrivo a note impressionanti e questa sera posso dirlo senza sentirmi una vanitosa merda. Non sono una falsa modesta, io canto benissimo. Adesso sapete cosa mi eccita quando mia mamma non è a casa? Abbuffarmi. Vomitare. Digiunare. In serate come questa mi viene da piangere, ragazze io non voglio essere cosi. E come mi diceva Veggie in un commento, io non sto facendo nulla per uscirne. Ma sapete la verità qual è? Che io non riesco ad accettarlo.
Sono molto dolce, lo sono sempre stata. Ora sono acida, cinica. Frustrata. Ora rispondo male, non parlo, mi chiudo in me stessa. Io sono sempre stata allegra! Ho sempre stra parlato, ho sempre rispettato tutti. Sognavo il mio principe. Ed ora che ce l'ho, lo tratto male. Lo accuso ingiustamente. Sono fuori di me. Ma mi dico che in fondo è perché sono grassa. Che in fondo quando sarò magra cambierà tutto.
Perché a me? Ho dimenticato come si canta. Non mi da piu nessuna soddisfazione, tanto che nemmeno vi avevo detto di saper cantare. Sinceramente mi interessa solo che voi siate orgogliose di me perché ho perso venti chili. Perché io lo sono solo cosi.
Amo cantare e scrivere, e so fare meglio la prima, ma infinitamente. Non lo dico da ragazzetta, ho una voce ben marcata, canto falsetto cosi come tenore. Ho cantato in spettacoli, mi hanno chiesto di fare musical, di iscrivermi a corsi, di fare piccoli concerti in scuole di chitarra. Sinceramente non me ne frega piu un cazzo, non mi piace nemmeno piu.... Forse quando sarò magra.
Ragazze, non scherzo. È un pensiero radicato in me, davvero, lo penso e ci credo. Non basta dirmi "accetta! Fallo, crea una vita al di fuori del dca!" perché io non ho più interessi. Mi piace studiare filosofia perché spero di trovare qualche frase che mi motivi parlando di rinunce e di obiettivi (dimagriredimagriredimagrire). Dimagrire mi distrae da tutto. Ed in sere come questa, in cui tutti dormono e non vedono l'ora di svegliarsi domattina, io mi sento davvero male, un dolore profondo. Perché io vorrei addormentarmi per sempre questa sera, e non dovermi affrontare anche domani.
Perché da quando sono ingrassata io non ho più voglia di vivere. Quando ero magra ero certo continuamente alla ricerca del peso impossibile, ma ricordo di essere stata più felice. O non lo so, forse era prima di diventare magra. Quando ero magra lo stesso. Piu di adesso.
Io non riesco a vivere, non riesco ad uscirne come mi dice Veggie, perché io non sono questa. Non è il mio corpo. Questo corpo non è il mio.
Mi chiamo Cecilia e questo non è che il corpo di una sconosciuta, con i suoi pensieri malati e la sua abitudine schifosa di mangiare. Mangiare tanto. Non riesce piu ad avere il controllo, ora non sa piu vivere.
Mi chiamo Cecilia e non so piu chi sono. Mi chiamo Cecilia e non ho voglia di smettere di scrivere, ho paura. Perché quando smetterò di scrivere andrò a dormire. Mi sveglierò domani. E sarò grassa. Vomiterò, forse. Oppure mi prometterò che da oggi basta mangiare troppo.
Mi chiamo Cecilia e la mia vita è tutto un proposito, prima di cominciare a vivere.
Mi chiamo Cecilia e ho una voglia pazza di vivere... Ma non ci riesco. Ho voglia di essere felice.
Forse... Quando sarò magra.
Si. Quando sarò magra andrò da uno psicologo, guarirò, sarò felice. Starò bene. Tornerò ad amare, a ridere, a scherzare. Guarderò il cesso e riderò perché farò tanta pipì li dentro, come ho sempre fatto perché bevo molto. Nient'altro . Guarderò un piatto di pasta senza paura. Non mi farò foto allo specchio. Non rimanderò tutto a... Quando sarò piu magra. Anche se non sarò mai abbastanza magra.
Ma io sono sicura che sarò felice, che sarò diversa. Sono giovane, ho ancora tanto tempo... Una marea di tempo. Mi chiamo Cecilia ed un giorno saprò accettare un fallimento, o forse no; ma il massimo che farò sarà piangere o prendere a pugni qualche cuscino. Niente dita in gola, fa anche male e a me fa schifo. Niente digiuni. Niente restrizioni. Niente abbuffate. Niente sputi sullo specchio. Sono Cecilia e questa sera credo che un giorno nella mia vita mi comprerò dei vestiti carini. Credo che lo farò quando sarò magra. Buonanotte ragazze, siete tutte delle bellissime stelle, questa sera. Perché questa sera ho dimenticato di pesare 58 chili, dieci in piu di un anno fa. Domani tornerò ad odiarmi come una furia. Domani vomiterò da fare schifo, e non auguro a nessuno di vedere quello che vedo in quel cesso. Domani guarderò gli altri mangiare la pasta ed io piangerò nella cameretta perché non posso mangiarla, anche se a cena mi imbottirò di pane ed olio per non sentirmi diversa. Ma domani in fondo è solo domani, ed io adesso sono quella bambina che pesa 47 chili e può volare. Anche se poi decide di dimagrire, dimagrisce, ingrassa, dimagrisce. Ingrassa. E perde se stessa.
Lascia perdere quella che eri, mi hanno detto. Ed io lo so. Sono cresciuta, sono questa adesso. Ma non sono io. E non è il non accettare di crescere... Non è che voglio tornare bambina. Non cambierei il cervello di adesso con niente al mondo, ci faccio riflessioni bellissime, parlo molto con gli altri e mi chiedono sempre cosa ne penso.
Ma mi sono persa, perché sono ingrassata tanto. Perché digiuno. Perché vomito. E allora si che mi manca quella Cecilia.
Mi chiamo Cecilia e imparerò a crescere e volermi bene. E sono sicura che io lo farò, e non rimanderò a quando sarò magra per non dovermi fare il culo oggi.
Io sono sicura che succederà... ecco... Quando sarò magra.
Si, quando sarò magra.
Buonanotte! :)
Ho comprato "La coscienza di Zeno" perché devo leggerla per la scuola e mi sta piacendo talmente tanto che ve la consiglio. Ho letto una frase che mi ha fatto pensare tanto, volevo condividerla con voi.
"la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta. Dovevo tentare di lasciar quel vizio senza farne il proposito. In me-secondo lui- nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l'altra non era altro che uno schiavo il quale, non appena la sorveglianza diminuiva, contravveniva alla volontà del padrone per amore della libertà. Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e Nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l'avessi mai visto. Bisognava non combatterlo, ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé . Semplice, nevvero?"
Può significare niente.
Ma questa sera volevo scrivere un post molto bello, volevo parlare davvero di me, cercare di capire perché non mi voglio bene.
Non una mini e noiosissima autobiografia, ma un piccolo resoconto delle mie mancanze.
Mi sono resa conto questa sera, ed è da un po' che ci penso, che uso la malattia, o comunque l'ossessione per la magrezza, come giustifica. Giustifico me stessa di tutto.
Da quando sono ingrassata molto, sono diventata una casinista. Lascio le cose a metà, in disordine, non mi preoccupo molto. Mi dico "tornerò a farlo quando sarò magra." Dieci chili fa ero ossessionata, ossessiva: controllavo me e gli altri, e rimproveravo gli altri se non mettevano a posto o se non piegavano bene le magliette. Il mio armadio era pulito e organizzato, mentre ora è un casino. Del resto, quando sarò magra lo pulirò. Perché io non accetto di vivere cosi. O meglio, mi dico che vivo cosi perché sono grassa.
A scuola mi lascio andare perché "fallisco perché sono grassa." non riesco a fare a meno di pensarlo. Il mio disturbo del comportamento alimentare ha creato intorno alla mia figura una pellicola trasparente, una grande bolla di vetro. Tratto i miei amici di merda, litigo con il mio ragazzo, rispondo male e mi dico "In fondo cosa mi importa di mantenere le amicizie. Io voglio essere magra."
Voler dimagrire rende tutto il resto della mia vita uno sfondo grigio in cui non ho responsabilità, in cui sono una bambina, esattamente questo. Ma ragazze, io non sono stupida. Io non sono quella che vomita, che beve, che si abbuffa. Ragazze, io non sono quella che digiuna.
Prima di ammalarmi ricordo benissimo che appena restavo a casa da sola avevo le gambe piene di brividini, e sapete perché? Perché se mamma non c'era, io mettevo mtv e cantavo. Facevo dei concerti pazzeschi. Ho una voce molto bella, arrivo a note impressionanti e questa sera posso dirlo senza sentirmi una vanitosa merda. Non sono una falsa modesta, io canto benissimo. Adesso sapete cosa mi eccita quando mia mamma non è a casa? Abbuffarmi. Vomitare. Digiunare. In serate come questa mi viene da piangere, ragazze io non voglio essere cosi. E come mi diceva Veggie in un commento, io non sto facendo nulla per uscirne. Ma sapete la verità qual è? Che io non riesco ad accettarlo.
Sono molto dolce, lo sono sempre stata. Ora sono acida, cinica. Frustrata. Ora rispondo male, non parlo, mi chiudo in me stessa. Io sono sempre stata allegra! Ho sempre stra parlato, ho sempre rispettato tutti. Sognavo il mio principe. Ed ora che ce l'ho, lo tratto male. Lo accuso ingiustamente. Sono fuori di me. Ma mi dico che in fondo è perché sono grassa. Che in fondo quando sarò magra cambierà tutto.
Perché a me? Ho dimenticato come si canta. Non mi da piu nessuna soddisfazione, tanto che nemmeno vi avevo detto di saper cantare. Sinceramente mi interessa solo che voi siate orgogliose di me perché ho perso venti chili. Perché io lo sono solo cosi.
Amo cantare e scrivere, e so fare meglio la prima, ma infinitamente. Non lo dico da ragazzetta, ho una voce ben marcata, canto falsetto cosi come tenore. Ho cantato in spettacoli, mi hanno chiesto di fare musical, di iscrivermi a corsi, di fare piccoli concerti in scuole di chitarra. Sinceramente non me ne frega piu un cazzo, non mi piace nemmeno piu.... Forse quando sarò magra.
Ragazze, non scherzo. È un pensiero radicato in me, davvero, lo penso e ci credo. Non basta dirmi "accetta! Fallo, crea una vita al di fuori del dca!" perché io non ho più interessi. Mi piace studiare filosofia perché spero di trovare qualche frase che mi motivi parlando di rinunce e di obiettivi (dimagriredimagriredimagrire). Dimagrire mi distrae da tutto. Ed in sere come questa, in cui tutti dormono e non vedono l'ora di svegliarsi domattina, io mi sento davvero male, un dolore profondo. Perché io vorrei addormentarmi per sempre questa sera, e non dovermi affrontare anche domani.
Perché da quando sono ingrassata io non ho più voglia di vivere. Quando ero magra ero certo continuamente alla ricerca del peso impossibile, ma ricordo di essere stata più felice. O non lo so, forse era prima di diventare magra. Quando ero magra lo stesso. Piu di adesso.
Io non riesco a vivere, non riesco ad uscirne come mi dice Veggie, perché io non sono questa. Non è il mio corpo. Questo corpo non è il mio.
Mi chiamo Cecilia e questo non è che il corpo di una sconosciuta, con i suoi pensieri malati e la sua abitudine schifosa di mangiare. Mangiare tanto. Non riesce piu ad avere il controllo, ora non sa piu vivere.
Mi chiamo Cecilia e non so piu chi sono. Mi chiamo Cecilia e non ho voglia di smettere di scrivere, ho paura. Perché quando smetterò di scrivere andrò a dormire. Mi sveglierò domani. E sarò grassa. Vomiterò, forse. Oppure mi prometterò che da oggi basta mangiare troppo.
Mi chiamo Cecilia e la mia vita è tutto un proposito, prima di cominciare a vivere.
Mi chiamo Cecilia e ho una voglia pazza di vivere... Ma non ci riesco. Ho voglia di essere felice.
Forse... Quando sarò magra.
Si. Quando sarò magra andrò da uno psicologo, guarirò, sarò felice. Starò bene. Tornerò ad amare, a ridere, a scherzare. Guarderò il cesso e riderò perché farò tanta pipì li dentro, come ho sempre fatto perché bevo molto. Nient'altro . Guarderò un piatto di pasta senza paura. Non mi farò foto allo specchio. Non rimanderò tutto a... Quando sarò piu magra. Anche se non sarò mai abbastanza magra.
Ma io sono sicura che sarò felice, che sarò diversa. Sono giovane, ho ancora tanto tempo... Una marea di tempo. Mi chiamo Cecilia ed un giorno saprò accettare un fallimento, o forse no; ma il massimo che farò sarà piangere o prendere a pugni qualche cuscino. Niente dita in gola, fa anche male e a me fa schifo. Niente digiuni. Niente restrizioni. Niente abbuffate. Niente sputi sullo specchio. Sono Cecilia e questa sera credo che un giorno nella mia vita mi comprerò dei vestiti carini. Credo che lo farò quando sarò magra. Buonanotte ragazze, siete tutte delle bellissime stelle, questa sera. Perché questa sera ho dimenticato di pesare 58 chili, dieci in piu di un anno fa. Domani tornerò ad odiarmi come una furia. Domani vomiterò da fare schifo, e non auguro a nessuno di vedere quello che vedo in quel cesso. Domani guarderò gli altri mangiare la pasta ed io piangerò nella cameretta perché non posso mangiarla, anche se a cena mi imbottirò di pane ed olio per non sentirmi diversa. Ma domani in fondo è solo domani, ed io adesso sono quella bambina che pesa 47 chili e può volare. Anche se poi decide di dimagrire, dimagrisce, ingrassa, dimagrisce. Ingrassa. E perde se stessa.
Lascia perdere quella che eri, mi hanno detto. Ed io lo so. Sono cresciuta, sono questa adesso. Ma non sono io. E non è il non accettare di crescere... Non è che voglio tornare bambina. Non cambierei il cervello di adesso con niente al mondo, ci faccio riflessioni bellissime, parlo molto con gli altri e mi chiedono sempre cosa ne penso.
Ma mi sono persa, perché sono ingrassata tanto. Perché digiuno. Perché vomito. E allora si che mi manca quella Cecilia.
Mi chiamo Cecilia e imparerò a crescere e volermi bene. E sono sicura che io lo farò, e non rimanderò a quando sarò magra per non dovermi fare il culo oggi.
Io sono sicura che succederà... ecco... Quando sarò magra.
Si, quando sarò magra.
Buonanotte! :)
mercoledì 30 luglio 2014
Io e la mia nuova amica,
la bilancia. Lei, bianca, meravigliosa, funzionante. La mia è rotta da circa due anni, ho scoperto il mio peso solo nei vari ospedali, circa due volte all'anno.
In bagno, sotto la finestra, illuminata dal sole della Liguria. Sono poetica quando parlo di Lei. L'ho fissata per un po'. Ho pensato che non avrei avuto mai il coraggio di salirci sopra. Non dopo le ultime volte, in cui ho visto solo kg in più. Poi mi ero abbuffata quattro giorni di fila, mi aspettavo piu di sessanta chili. Mi sono alzata, sono alta 1.62, due centimetri, questo lo so. Ma il mio peso... Lo stimavo, tiravo ad indovinarlo, ma dentro sentivo di aver superato la decenza, dai quaranta chili ai sessantacinque, ne ero sicura.
Il sesto senso di una donna difficilmente sbaglia, ed il mio, fortunatamente, lo ha fatto.
58 chili. Una merda lo stesso, non è che io sia Megan Fox, ma dopo quattro giorni di abbuffate pensavo peggio. Così ieri sera, dopo un giorno di restrizione in cui i miei amici mangiavano la pasta ed io i pomodori, ho pensato di festeggiare con vodka, disaronno, vino bianco e rosso e sigarette. Odio bere. Non so perché l'ho fatto, forse volevo una scusa per vomitare.
Ero mezza ubriaca ma capivo, ed uno dei miei amici ad un certo punto mi ha chiesto "perché vomiti?". D'impulso, anziché negare, dire "in che senso scusa?!" oppure "vomito che??!", ho risposto stupidamente "come fai a saperlo?". Scema. E lui ha detto che mi osserva da un Po, e quando mangiamo la pizza fuori se ne accorge sempre. Ho iniziato a parlargli delle endorfine e quelle puttanate là, stupido alcol, e l'altra mia amica ha detto "sei bulimica?" ed io stavo per sputtanarmi, davvero, lui è stato tenero perché mi ha detto "stai zitta, questi discorsi si fanno da sobri". Cosi non ho potuto dire nulla. Sono andata in bagno, ho messo le dita in gola e ho vomitato un litro di vino rosso. Stamattina sono andata in bagno, mi sono pesata, e la bilancia segnava 57 chili. Quanto mi mancava la bilancia... Ho pensato di digiunare tutto il giorno per vedere un numero piu basso... Ma poi ho scelto i pomodori, mentre gli altri mangiavano la pasta al pesto. Sono triste, lo so. Ma ora ho la bilancia che non mi permette di fingere di non ingrassare. Ora devo sfruttare questi dieci giorni che mi restano qui in Liguria, pomodori, frittate di zucchine (almeno il secondo lo mangio con loro), carne in padella che loro impanano (io come minimo la vomiterei, rifiuto categoricamente la roba impanata, potrei morire), tonno al naturale che loro mangiano ovviamente con l'olio, sigarette. Ne ho fumate solo due in tutti e tre questi giorni, posso ritenermi una che sa controllarsi. Odio fumare, ma se fumo non mangio. Se non mangio, dimagrisco. Se dimagrisco voglio dimagrire ancora. Se dimagrisco ancora raggiungo un obiettivo. Se raggiungo un obiettivo non mi sento fallita. Se non mi sento fallita sorrido. Se sorrido, vivo. Se vivo con il sorriso non desidero morire. Che è un grande passo avanti per una che di obiettivi ne sente solo parlare. Dimagrire è una cosa che io posso fare. Che dipende da me. Non è cosi banale (potrei pormi come obiettivo sbucciare una mela, mica soffro di dca per avere un obiettivo), ma è la spiegazione più immediata.
Nessuno sta più parlando di vomito oggi, ed io sono contenta.
Non mi arriva il ciclo, ed io non capisco se è perché sono incinta (cosa improbabile dato che la volta di cui posso sospettare avevo il ciclo appena finito e le precauzioni...) o perché ho pedalato come un ciclista (per i miei standard inesistenti) e mi sono abbuffata e ho vomitato. C'è un po' di confusione, ma in fondo va bene cosi. In fondo è la vita che mi sto costruendo. Sarò una persona molto sensibile visto il mio vissuto.
Intanto buone vacanze, viva me, il ciclo che non arriva e la bilancia che mi sbatte in faccia un peso che è troppo, troppo, troppo, troppo. Tutto nella mia vita è troppo, eppure è tutto fottutamente a metà.
In bagno, sotto la finestra, illuminata dal sole della Liguria. Sono poetica quando parlo di Lei. L'ho fissata per un po'. Ho pensato che non avrei avuto mai il coraggio di salirci sopra. Non dopo le ultime volte, in cui ho visto solo kg in più. Poi mi ero abbuffata quattro giorni di fila, mi aspettavo piu di sessanta chili. Mi sono alzata, sono alta 1.62, due centimetri, questo lo so. Ma il mio peso... Lo stimavo, tiravo ad indovinarlo, ma dentro sentivo di aver superato la decenza, dai quaranta chili ai sessantacinque, ne ero sicura.
Il sesto senso di una donna difficilmente sbaglia, ed il mio, fortunatamente, lo ha fatto.
58 chili. Una merda lo stesso, non è che io sia Megan Fox, ma dopo quattro giorni di abbuffate pensavo peggio. Così ieri sera, dopo un giorno di restrizione in cui i miei amici mangiavano la pasta ed io i pomodori, ho pensato di festeggiare con vodka, disaronno, vino bianco e rosso e sigarette. Odio bere. Non so perché l'ho fatto, forse volevo una scusa per vomitare.
Ero mezza ubriaca ma capivo, ed uno dei miei amici ad un certo punto mi ha chiesto "perché vomiti?". D'impulso, anziché negare, dire "in che senso scusa?!" oppure "vomito che??!", ho risposto stupidamente "come fai a saperlo?". Scema. E lui ha detto che mi osserva da un Po, e quando mangiamo la pizza fuori se ne accorge sempre. Ho iniziato a parlargli delle endorfine e quelle puttanate là, stupido alcol, e l'altra mia amica ha detto "sei bulimica?" ed io stavo per sputtanarmi, davvero, lui è stato tenero perché mi ha detto "stai zitta, questi discorsi si fanno da sobri". Cosi non ho potuto dire nulla. Sono andata in bagno, ho messo le dita in gola e ho vomitato un litro di vino rosso. Stamattina sono andata in bagno, mi sono pesata, e la bilancia segnava 57 chili. Quanto mi mancava la bilancia... Ho pensato di digiunare tutto il giorno per vedere un numero piu basso... Ma poi ho scelto i pomodori, mentre gli altri mangiavano la pasta al pesto. Sono triste, lo so. Ma ora ho la bilancia che non mi permette di fingere di non ingrassare. Ora devo sfruttare questi dieci giorni che mi restano qui in Liguria, pomodori, frittate di zucchine (almeno il secondo lo mangio con loro), carne in padella che loro impanano (io come minimo la vomiterei, rifiuto categoricamente la roba impanata, potrei morire), tonno al naturale che loro mangiano ovviamente con l'olio, sigarette. Ne ho fumate solo due in tutti e tre questi giorni, posso ritenermi una che sa controllarsi. Odio fumare, ma se fumo non mangio. Se non mangio, dimagrisco. Se dimagrisco voglio dimagrire ancora. Se dimagrisco ancora raggiungo un obiettivo. Se raggiungo un obiettivo non mi sento fallita. Se non mi sento fallita sorrido. Se sorrido, vivo. Se vivo con il sorriso non desidero morire. Che è un grande passo avanti per una che di obiettivi ne sente solo parlare. Dimagrire è una cosa che io posso fare. Che dipende da me. Non è cosi banale (potrei pormi come obiettivo sbucciare una mela, mica soffro di dca per avere un obiettivo), ma è la spiegazione più immediata.
Nessuno sta più parlando di vomito oggi, ed io sono contenta.
Non mi arriva il ciclo, ed io non capisco se è perché sono incinta (cosa improbabile dato che la volta di cui posso sospettare avevo il ciclo appena finito e le precauzioni...) o perché ho pedalato come un ciclista (per i miei standard inesistenti) e mi sono abbuffata e ho vomitato. C'è un po' di confusione, ma in fondo va bene cosi. In fondo è la vita che mi sto costruendo. Sarò una persona molto sensibile visto il mio vissuto.
Intanto buone vacanze, viva me, il ciclo che non arriva e la bilancia che mi sbatte in faccia un peso che è troppo, troppo, troppo, troppo. Tutto nella mia vita è troppo, eppure è tutto fottutamente a metà.
domenica 27 luglio 2014
Alla continua ricerca del niente
Ciao ragazze,
sono in viaggio. Sto partendo con un gruppo di amici, andiamo in Liguria. Ed io mi sento sola.
Mi sento sempre sola, in realtà è la mia compagnia che è sbagliata. Che mi rende infelice.
Perché in tutti i posti in cui vado mi porto con me? Sono sempre qui, e i pensieri malati mi affollano il cervello.
Dopo questi giorni sbagliati dovrei digiunare, non merito altro.
Mi sento sola, terribilmente sola, è una solitudine che mi divora e fa male, perché la solitudine è molto affamata.
Questa notte è stata l'ultima a casa mia: dalla Liguria andrò direttamente giu dai miei nonni, e quando a settembre tornerò avremo traslocato.
E la cosa che mi rende più triste è che il motivo principale per cui lasciare casa mia mi distrugge è che in quel cesso ho vomitato tante di quelle volte, ho versato talmente tante lacrime lì per terra, sul pavimento.
C'è la bilancia in bagno ed io ho trascorso quattro anni su quella bilancia. Spero inutilmente che cambiare casa mi farà guarire. È come se potessi lasciare dietro quella porta tutte le mie ossessioni. Tutti gli anni buttati nel cesso. È per questo che dico che sono qui, adesso, con me. A volte mi viene in mente l'idea assurda di avere una doppia identità. Una Sybil malata che viene qui sul blog a piagnucolare e a sputtanarsi, e una Cecilia che si costruisce una vita finta con degli amici finti e una famiglia finta.
Perché a volte mi rende triste che nessuno mi conosca, a parte il mio ragazzo certo, ma comunque non basta. Nessuno mi conosce davvero, forse sono quella 'sempre triste' quella strana. E all'improvviso mi chiedo se in questi giorni potrò vomitare, inventarmi una qualche influenza intestinale, perché le persone sono completamente cieche. Gli amici con cui sono su questo treno mi sparlano dietro la maggior parte del tempo, non mi sopportano. Quasi nessuno mi sopporta. Mi comporto sempre da asociale o da bambina scema, e se qualcuno mi dovesse mai vedere vomitare potrebbe davvero avere un infarto.
Sono una di quelle persone insospettabili: sono quella che è ingrassata perché è cresciuta, sono quella che non aveva il ciclo, probabilmente era piu piccola delle altre. Sono su questo treno e vorrei avere degli amici veri. Vorrei parlare con qualcuno, vorrei essere me stessa. Vorrei poter comprare delle sigarette davanti agli altri perché ho voglia di fumare per non mangiare, ma non posso farlo perché io sono quella che fuma solo occasionalmente. Come lo spiego "ho voglia di fumare cosi non penso a mangiaremangiaremangiare? Come lo dico "ragazzi, io non pranzo perché altrimenti mi sento in colpa e vomito, sapete vomitare è entusiasmante, davvero, non fate quella faccia, mica fa cosi schifo!".
Una persona che mi abbracci, che mi dica "mi interessa quello che hai da dire, parla e sfogati. Non ti giudico."
In fondo va bene cosi. L'ultima notte a casa mia, una nuova vita in cui mi sembra che Sybil sia più ingombrante che mai. Ormai ha lei le redini della mia vita.
vi abbraccio
ps: ho lasciato coraggiosamente a casa il mio D.A, spero che mi aiuti ad essere spensierata... O a digiunare !
sono in viaggio. Sto partendo con un gruppo di amici, andiamo in Liguria. Ed io mi sento sola.
Mi sento sempre sola, in realtà è la mia compagnia che è sbagliata. Che mi rende infelice.
Perché in tutti i posti in cui vado mi porto con me? Sono sempre qui, e i pensieri malati mi affollano il cervello.
Dopo questi giorni sbagliati dovrei digiunare, non merito altro.
Mi sento sola, terribilmente sola, è una solitudine che mi divora e fa male, perché la solitudine è molto affamata.
Questa notte è stata l'ultima a casa mia: dalla Liguria andrò direttamente giu dai miei nonni, e quando a settembre tornerò avremo traslocato.
E la cosa che mi rende più triste è che il motivo principale per cui lasciare casa mia mi distrugge è che in quel cesso ho vomitato tante di quelle volte, ho versato talmente tante lacrime lì per terra, sul pavimento.
C'è la bilancia in bagno ed io ho trascorso quattro anni su quella bilancia. Spero inutilmente che cambiare casa mi farà guarire. È come se potessi lasciare dietro quella porta tutte le mie ossessioni. Tutti gli anni buttati nel cesso. È per questo che dico che sono qui, adesso, con me. A volte mi viene in mente l'idea assurda di avere una doppia identità. Una Sybil malata che viene qui sul blog a piagnucolare e a sputtanarsi, e una Cecilia che si costruisce una vita finta con degli amici finti e una famiglia finta.
Perché a volte mi rende triste che nessuno mi conosca, a parte il mio ragazzo certo, ma comunque non basta. Nessuno mi conosce davvero, forse sono quella 'sempre triste' quella strana. E all'improvviso mi chiedo se in questi giorni potrò vomitare, inventarmi una qualche influenza intestinale, perché le persone sono completamente cieche. Gli amici con cui sono su questo treno mi sparlano dietro la maggior parte del tempo, non mi sopportano. Quasi nessuno mi sopporta. Mi comporto sempre da asociale o da bambina scema, e se qualcuno mi dovesse mai vedere vomitare potrebbe davvero avere un infarto.
Sono una di quelle persone insospettabili: sono quella che è ingrassata perché è cresciuta, sono quella che non aveva il ciclo, probabilmente era piu piccola delle altre. Sono su questo treno e vorrei avere degli amici veri. Vorrei parlare con qualcuno, vorrei essere me stessa. Vorrei poter comprare delle sigarette davanti agli altri perché ho voglia di fumare per non mangiare, ma non posso farlo perché io sono quella che fuma solo occasionalmente. Come lo spiego "ho voglia di fumare cosi non penso a mangiaremangiaremangiare? Come lo dico "ragazzi, io non pranzo perché altrimenti mi sento in colpa e vomito, sapete vomitare è entusiasmante, davvero, non fate quella faccia, mica fa cosi schifo!".
Una persona che mi abbracci, che mi dica "mi interessa quello che hai da dire, parla e sfogati. Non ti giudico."
In fondo va bene cosi. L'ultima notte a casa mia, una nuova vita in cui mi sembra che Sybil sia più ingombrante che mai. Ormai ha lei le redini della mia vita.
vi abbraccio
ps: ho lasciato coraggiosamente a casa il mio D.A, spero che mi aiuti ad essere spensierata... O a digiunare !
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